Teneri, impavidi guerrieri

Mi piacciono gli studenti che manifestano. Anche quando fanno i blocchi stradali, scortati e scrutati e disprezzati da una torma di sbirri in assetto anti-sommossa, virili e alteri nei loro caschi imbottiti al collo e manganelli in pugno, e scudi trasparenti da guerrieri post-moderni a difenderli da slogan e idee, urla e sogni e desideri di futuro, di lavoro, di indipendenza e vita. Mi piacciono, i ragazzi che saltellano e strepitano, e si siedono a terra agli incroci, anche se sto tornando a casa ed è tardi, ho fame e freddo e sonno, il semi-labrador sbava sul sedile di dietro e uggiola per avere metà del mio pacchetto di cracker integrali risalenti al pleistocene recuperati dal vano porta-oggetti stipato di ombrelli pieghevoli e cassette dei prozac+, e sogno solo un carpaccio di funghi prataioli e carciofi e scaglie di grana con olio e limone e prezzemolo tritato, e poi un pisolino di un’ora sul divano, e poi.

Mi piacciono, questi studenti infreddoliti e con le guance rosse, con le sciarpe e i megafoni e gli striscioni, sanno di allegria e sfrontatezza, hanno sguardi e voci di chi non ha ancora messo da parte illusioni e desideri. Hanno zainetti pieni di libri e diari con le dediche, di speranze e simpatica arroganza, dell’idea di essere i primi a tentare di cambiare le cose, i primi ad averci pensato, ad averci provato. Sono teneri e dolci e a volte patetici, nei loro visetti sfrontati-imbarazzati, timidi-sicuri, felici-ma-non-troppo. Sono belli, e anche se mi bloccano la macchina e poggiano le mani sul cofano e danno colpetti sul vetro tiro giù il finestrino per complimentarmi con loro, mi viene un tono da vecchia zia zitella che vorrei ricacciarmi in gola, mandare giù con le ultime briciole di cracker. Va be’, pace.

Sono stati scritti molti libri sulla scuola. Molti romanzi, molte poesie, e saggi e articoli. Un grandissimo scrittore di scuola è Domenico Starnone, un insegnante serio e attento e acuto osservatore dei suoi ragazzi. Ha scritto romanzi e racconti e un intero ciclo sulla scuola, che da Ex cattedra passa per Solo se interrogato, Il salto con le aste, Fuori registro. Ma oggi, in onore dei teneri combattenti del 2010, voglio proporre un romanzo in cui la scuola è descritta da un ragazzo, insicuro e patetico come lo siamo stati tutti. È E se c’ero, dormivo di Francesco Piccolo, un romanzo scanzonato e spiritoso e riflessivo, da leggere con un sorriso sulle labbra.

4 thoughts on “Teneri, impavidi guerrieri

  1. ma quanto ho bisogno di un romanzo da leggere col sorriso sulle labbra! il mio libro della sera si sta rivelando meno “sbariusu” (passami il palermitanismo 😀 ) del previsto. niente, dovrò tornare – per la quarta volta in meno di due settimane – alla neonata Feltrinelli etnea!

    P.S.: anche a me piacciono gli studenti che protestano e mi obbligano a lunghe deviazioni causa blocco del centro da parte loro. e, no, non penso abbiano un’espressione virile gli sbirri in assetto anti-sommossa o quantomeno non se contrapposti ai suddetti studenti 🙂

    1. oh, be’, “si sentono virili”, citando impropriamente i 99 posse. posso chiederti quale sia, questo libro da comodino che ti sta intristendo le nottate? certo, una bela visita alla feltrinelli non si nega mai 😛

  2. puoi chiederlo eccome e sono qua a rispondere: “Ad occhi chiusi” di Carofiglio. Non è che mi stia intristendo, sono le tematiche relative alla causa trattata nel libro che mi creano una lieve angoscia (stalking e molestie sessuali). almeno ho preso “C’è spazio per tutti” di Odifreddi per mitigare 😀

    1. oh, odifreddi, quanto mi piace la sua lucidità… “ad occhi chiusi” è piuttosto cupo, forse il più ombroso tra i romanzi di carofiglio. se ti sta riempiendo di ansia, mettilo in stand-by, magari provvisoriamente. ci tornerai su in un altro momento

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