Perché i matrimoni mi annoiano.

Bisogna svegliarsi presto: perché il matrimonio è di mattina, e bisogna avere il tempo di fare la doccia e indossare abiti scomodi e rinfrescare lo smalto ai piedi e raggiungere chiese abbarbicate su declivi rocciosi o su spiaggette poco conosciute venti chilometri a sud della città. Se il matrimonio è di pomeriggio, bisogna comunque svegliarsi presto: perché l’intera mattinata a disposizione ci ha fatto erroneamente supporre di poter rimandare alla mattina della cerimonia il taglio di capelli o l’acquisto delle scarpe.

Bisogna indossare vestiti eleganti, sandali argentati col tacco alto e cappellini in tinta: e io mi stufo e sono a disagio e sembro cicciotta e molto infelice, e chiunque mi incontri si sente in dovere di dirmi che avrei potuto vestirmi meglio, o truccarmi, o andare dal parruchiere, cose che notoriamente non faccio.

Bisogna sorridere molto e parlare con persone semi-sconosciute o che non si incontrano da anni del tempo, delle vacanze incipienti, nella migliore delle ipotesi di animali domestici: e sebbene il CaneNando sia uno dei miei argomenti favoriti, dopo parecchie ore diventa stancante e ripetitivo.

Bisogna mostrarsi stupiti e piacevolmente colpiti dall’abito della sposa, dalla spilla ferma-cravatta dello sposo, dalla qualità degli antipasti, dalla vasta scelta di dolci: anche se il vestito sembra una meringa grondante fiocchi e nastri, il ferma-cravatta è pacchiano, gli antipasti sono unti e i dolci sanno solo di panna spray.

Bisogna rimanere nello stesso posto per molte ore: e io abitualmente mi annoio subito e resto nello stesso luogo per più di quattro ore solo se sto lavorando o dormendo o leggendo un libro particolarmente interessante.

Bisogna mangiare moltissimo, e io solitamente mangio poco e quasi solo insalata e frutta e yogurt e pizza, e ad un pranzo di matrimonio non vengono mai serviti insalata yogurt e pizza e la frutta compare solo come guarnizione sulla torta di nozze.

Bisogna pranzare o cenare in condizioni di assoluta scomodità; se il matrimonio prevede che ci siano tavoli assegnati, si rimane per molte ore seduti con anziani parenti aspettando che camerieri azzimati servano la ventiseiesima portata a base di crostacei. Se invece gli sposi hanno scelto di fare un rinfresco a buffet, si sta con un piatto in una mano e un bicchiere nell’altra cercando di trovare un gradino o un angolo di prato in cui sedersi a mangiare il taboulè.

Bisogna rispondere con cortesia alla ventitreesima persona che chiede come va, o che commenta con tono entusiastico la splendida cerimonia e il raffinato ricevimento.

Bisogna complimentarsi con tono serio e credibile con gli sposi, con i genitori degli sposi, con i testimoni degli sposi, anche se si desidera solo andare via.

Bisogna attendere il momento in cui accommiatarsi: e ogni volta che sembra di potersi allontanare alla chetichella viene proposta una nuova imprescindibile attività: taglio della torta, distribuzione dei confetti, lancio di colombe bianche o di fuochi d’artificio.

[Quando finalmente si va via, con i piedi doloranti e l’acconciatura miseramente crollata, si scopre di aver dimenticato nella sala ricevimenti la borsa, gli occhiali da sole o la bomboniera. Ma perché gli sposi non conoscono il limite di tempo che separa una bella festa da un tentativo di sequestro di persona?].

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