Stupore.

Il gelsomino africano che, ogni mattina, ha i tralci un po’ più lunghi, e verdeteneri e avvinghiati e sensuali; il profumo dei fiori che arriva, distinto, anche al divano del soggiorno.

Un adolescente simpatico e capriccioso che decide di rivelarmi un segreto, ma non dirlo a papà, va bene?

L’aria fresca che mi lambisce le gambe, la sera, al termine di una giornata afosa.

Scoprire che i ventenni di oggi non conoscono Tranqui funky, no, guarda, mai sentita nominare.

Un quasi-amico quarantenne che convive da anni col suo compagno e che mi rivela che no, lui non è dichiarato con la famiglia.

Il geranio-in-affido che decide di fiorire di nuovo, all’improvviso, per farmi sapere che la mia battaglia con i bruchi è finita.

Il sapore fresco e dolceacidulo del gelato di mango; la consapevolezza che ci sia qualcuno a cui non piace.

Mia madre che ci invita a prendere una pizza da loro, dopo una giornata di lavoro noiosetta e stremante: e la pizza a domicilio che è molto più buona di quanto avessi sperato.

Nando che, dopo avermi proditoriamente ringhiato, continua a fare l’offeso come se fossi stata io a mostrare i denti a lui.

Una scritta sul muro, poetica e vergata in un corsivo d’altri tempi, mentre vado in ufficio.

Sapere che molte persone, a Palermo, non sanno nuotare.

Montare le tende e scoprire che sono tanto più lunghe del previsto, e provare ad accorciarle con l’apposita fettuccia Ikea: e rendersi conto che è molto molto più complicato di quanto sembrasse, ma che comunque è fattibile.

La quantità di acqua richiesta dalle piantine di pomodoro.

Il numero di persone che “non crede” ai vaccini: meglio, il numero di persone che crede di saperne molto più dei medici e che, dall’alto della sua laurea in giornalismo, si sente in dovere di proporre soluzioni alternative.

La fatica di attraversare una piazza assolata a luglio.

Ascoltare trentenni emancipate e di sinistra dire che il marito le aiuta con le faccende di casa: e notare lo sgomento nei loro occhi quando provi a far notare che “mi aiuta” presuppone che sia necessariamente un’attività femminile a cui il marito partecipa per pura liberalità.

L’azzurro intenso e polveroso del cielo estivo.

Il fattto che si dia per scontato che tutti desiderino avere un figlio, un giorno.

Il profumo della menta che rimane sui polpastrelli.

Il suo sorriso.

Sono piacevolmente stupita dalla lettura di L’amore che mi resta di Michela Marzano; l’ho trovato per caso, saltellando tra gruppi Facebook mentre avrei dovuto scrivere una nota stampa e correggere un manoscritto e colorare una locandina e, e l’ho iniziato senza alcuna particolare aspettativa. È dolente e vero, pieno di rimpianto e fatica e sofferenza, ma bello, intenso. Una scoperta inattesa.

This entry was posted in massimi sistemi, virtù and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *