Stanchezza.

Stanchezza è quando penso di aver scritto un messaggio, lungo e complesso e circostanziato, e aspetto la risposta, magari con un pizzico di ansia o di vaga curiosità, e la risposta non arriva e quando controllo il telefono scopro che in realtà ho solo pensato di averlo fatto: o quando, per ottimizzare sui tempi, mando una raffica di vocali confusi e petulanti in cui comunico i miei spostamenti per le prossime ore, la lista della spesa e la ricetta del pollo al curry da cucinare per cena al padrone di casa invece che a Ste.

Stanchezza è quando aspetto tutto il giorno di poter leggere un po’, e poi quando vado a letto mi addormento senza neanche accendere il kindle; è quando la sveglia suona e penso di essermi addormentata solo mezz’ora fa.

Stanchezza è quando, pur di non sprecare energie per spiegarmi, sto zitta. È quando scendo a prendere il caffè con collegasimpatica perché sto cercando di scrivere una mail da venti minuti e le parole proprio non mi vengono. È quando, durante il caffè, dico diciassette volte che non ricordo il nome del libro che sto leggendo, della persona di cui sto parlando, della canzone che si sente alla radio; quando mi si parla di qualcosa, ma proprio non riesco a capire di cosa.

Stanchezza è quando la sera siamo sul divano, ed è il momento più bello della giornata, e stiamo vedendo un telefilm su Netflix che mi piace moltissimo, e comunque mi addormento.

Stanchezza è quando sono nel traffico e ho moltissima fame, e penso a tutte le cose che dovrei fare uscendo dall’ingorgo ma passano i minuti e sono ancora più o meno allo stesso punto, e penso che anche stasera finirò di lavorare molto tardi e le macchine intorno alla mia non si spostano e sono già le tre e mi viene da piangere.

Stanchezza è quando metto dozzine di promemoria per ricordare quello che devo fare, ma sono troppi e si accavallano e tutt’a un tratto squillano e tintinnano e trillano in maniera scomposta e inconsulta e ne posticipo alcuni e perdo per strada una buona metà degli altri; è quando programmo tutti i pasti della settimana e li cucino e confeziono e surgelo per risparmiare tempo ogni giorno; è quando decido il lunedì mattina cosa indosserò al lavoro ogni giorno, cosa farò nei prossimi tre weekend, quanto tempo impiegherò per completare gli incroci obbligati, per leggere l’oroscopo sul settimanale a cui sono abbonata, per mettere l’acqua al bonsai.

Stanchezza è quando impiego un quarto d’ora per alzarmi dal letto, perché il pensiero di tutto quello che mi aspetta nella giornata, spesa al supermercato addominali lavoro, telefonate email sponsorizzazioni sui social, Nando che reclama carezze, l’autolettura del gas, le tremila chat su whatsapp, mi schianta prima ancora di cominciare; è quando faccio colazione in piedi, immergendo i mezzi biscotti in rapida successione nella tazzina di caffè, con il cellulare già in mano e sette-otto messaggi incastrati tra i pollici.

Stanchezza è quando programmo le telefonate di lavoro durante la mezz’ora di tragitto in auto verso l’ufficio, è quando chiedo a Ste di leggere i miei messaggi su whatsapp e le detto le risposte perché intanto sto guidando; è quando mando vocali di interi quarti d’ora perché non ho il tempo materiale di scrivere. È quando vado al cinema perché è l’unico posto in cui tolgo la connessione allo smartphone.

Stanchezza è quando passo un’intera serata a scrivere un post per questo blog, e quando metto l’ultimo punto è ora di andare a dormire, e mi dispiace moltissimo pensare di avere sprecato una serata, ma.

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