Ritrovare i vecchi amici.

Da ragazzina, avevo l’abitudine di leggere e rileggere sempre gli stessi libri. Ne prendevo in mano uno e, se mi piaceva, continuavo a ripassarlo e scorrerlo e sbocconcellarlo per mesi, per poi metterlo da parte e riprenderlo un po’ di tempo dopo e ricominciare da capo. Dopo averlo letto da cima a fondo una volta o due, sceglievo i miei capitoli preferiti e cominciavo a rileggerli metodicamente, ossessivamente, fino a conoscerli a memoria. Ho riservato questo trattamento a molti romanzi: il primo è stato La casa degli spiriti, e poi è stata la volta di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Lessico famigliare, D’amore e ombra, Tokyo blues.

In questo nugolo di libri belli e meno belli, uno dei miei preferiti, inspiegabilmente, era L’uomo che sussurrava ai cavalli di Nicholas Evans: un romanzotto-niente-di-che, che avevo estorto a mio padre in un pomeriggio piovoso di ottobre, prendendolo dallo scaffale di una libreria specializzata in testi scolastici che da molti anni è chiusa. Era un’edizione rilegata, scomoda e pesante, con una copertina che ritraeva un cavallo al galoppo, in una foto sfocata e nebulosa. Non so perché lo avessi scelto: la bandella faceva riferimento a cavalli, ranch nel Montana e storie d’amore lacrimevoli, tutti argomenti di cui non mi era mai importato nulla; ma, sebbene non ce ne fosse un reale motivo, il romanzo è stato uno dei must della mia adolescenza: lo conoscevo letteralmente a memoria, avevo scovato i due refusi nel testo e mi infastidivano ogni volta che lo riprendevo in mano, lo consigliavo a chiunque incontrassi e rimanevo malissimo ogni volta che qualcuno mi rispondeva che sì, lo aveva letto, ma non gli era sembrato proprio nulla di che. Dal 1995 al 2003 l’ho finito e ricominciato innumerevoli volte: finché un meraviglioso semi-labrador nero ha deciso che fosse il caso di cambiare libro-da-notte, e lo ha fatto a pezzi. Ci sono rimasta malissimo, e ho deciso che non lo avrei ricomprato.

Da un anno a questa parte, leggo molti ebook: il fatto di poter acquistare il libro senza bisogno di andare in libreria – dove, per altro, non so neanche se troverei un romanzo così anzianotto e bruttino – mi ha convinta a caricare sul pc il mio vecchio amico: l’ho riletto in un paio di giorni, finendolo pochi minuti fa. Ci ho ritrovato molto di quello che ricordavo: le descrizioni di paesaggi e sentimenti, la terribile scena iniziale dell’incidente, interi sintagmi che sono diventati parte del mio lessico abituale. L’ho trovato sciocchino e abbastanza inutile: una storia d’amore senza pretese, un finale piuttosto gratuito, il protagonista stereotipato fino ad essere una specie di figura mitica. Ma, nonostante tutto, sono stata rassicurata di trovare, tra quelle righe, la me quindicenne che le ha amate: la forte identificazione con uno dei personaggi, l’invidia per la famiglia Booker al riparo nel suo ranch a Double Divide, il fastidio per la mia condizione di figlia unica così simile a quella di Grace. È stato piacevole come ritrovare un vecchio compagno di scuola: qualcuno a cui hai voluto bene, che hai perso di vista per molti anni, e che ritrovi con la sensazione che, anche se non vi vedrete mai più o passeranno molti anni fino al prossimo incontro, è stato comunque un piacere trascorrere qualche ora insieme.

2 thoughts on “Ritrovare i vecchi amici.

  1. mi hai fatto venire i brividi. non perché abbia amato anche io quel libro, è uscito che ero già grandicella, e onestamente, neanche io l’ ho trovato un capolavoro. ma le sensazioni che mi hai dato sul leggere e rileggere i libri che hai amato sono state impagabili. il mio libro che leggo e rileggo già lo sai.

    1. oh, mate… sei sempre troppo buona. io lo conosco, il tuo libro-da-rileggere, ma magari qualcun altro no 😉

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