Risorse essenziali.

Per la prima volta da quando questo blog esiste, mi stavo scordando di scrivere il mio post settimanale; ci sono state tante volte in cui ho bigiato: per motivi di lavoro, perché avevo il cuore in pezzi, perché ero in viaggio, una volta pure perché ero a un matrimonio. Fino a poco più di un anno fa, la Mate controllava con puntiglio che non saltassi un sabato, e un paio di giorni prima mi ricordava di iniziare a pensarci, a cosa scrivere, ché lei scuse del tipo Non ho avuto tempo o Non ho idee non ne avrebbe accettate; poi è stato il Gp a ricordarmelo, a settimane alterne, e stavolta lui se l’è scordato e, novità assoluta, anche io. Me lo sono scordata perché, come tutti, sono chiusa in casa da quasi una settimana, e lavoro e mangio e dormo e mi faccio la doccia e sto al telefono a orari bislacchi, e ho perso la cognizione precisa del tempo e non ricordo più che oggi è sabato.

Considerato il mio stato di ansia abituale, mi chiedo come Ste non mi abbia ancora uccisa a colpi di cucchiano dello yogurt. Sono più noiosa, piagnucolosa, ripetitiva e assillante del solito; come quasi tutti, avevo iniziato questo periodo di clausura forzata dicendo Sono a casa mia, va tutto bene, mi riposo un poco, tanto ho Netflix. Poi ho scoperto che molte cose, invece, mancavano: perché io, che sono solitamente ossessiva e portata all’accumulo, con gli anni avevo imparato a non riempire troppo la dispensa e a non acquistare tonnellate di roba superflua. E quindi, eccomi a mangiare minestra di zucchine da lunedì scorso, ché in frigo abbiamo poco altro; ci mancano gli assorbenti e non abbiamo una grande scorta di cibo per Anastasia, e in casa non c’è comfort food, perché io sono a dieta da sempre e Ste mangia solo petto di pollo e rucola e limoni e cocacola e quindi le cose buone non le compriamo mai. Quindi al momento niente Nesquik, niente cioccolato, niente arance; abbiamo provato a ordinare la spesa a domicilio, ma per ora non accettano prenotazioni, e poi costa uno sprilione, accidenti.

Però, ecco, una cosa non ci manca: abbiamo un sacco da leggere; peccato che, nei momenti di ansia, trovare la concentrazione non sia il mio forte. L’unica cosa che riesco a seguire con un minino di attenzione sono i gialli: e quindi mi sto dando da fare per recuperare alcuni di quelli di Maurizio de Giovanni che avevo colpevolmente messo da parte. Ho terminato in una manciata di giorni Dodici rose a Settembre, di cui avevo letto una dozzina di pagine alcuni mesi fa e che poi avevo scartato senza un reale motivo; è un giallo brillante e ben costruito e ha un bel ritmo, e mi piacerebbe leggerne altri con gli stessi personaggi, io mi affeziono molto e amo la serialità. Poi ho iniziato Sara al tramonto, che al momento ha un poco meno smalto del precedente ed è parecchio cupo, ma de Giovanni è un professionista e il suo mestiere lo sa fare, e quindi vado avanti e spero che mi tenga compagnia in questi giorni bizzarri. Ho anche il seguito, Le parole di Sara: dovrei essere coperta per una settimana almeno. Sempre che Ste non mi uccida prima, è ovvio.

(In questo momento complicato per l’intera Italia, posso solo sperare con tutte le mie forze che stiate tutti bene, in qualsiasi luogo vi trovate. Forza, andrà tutto bene. O almeno, lo spero di cuore).

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