Retaggi dell’antichità

Periodicamente, a cadenza bimestrale o giù di lì, qualche quotidiano ci informa che gli italiani dedicano poco, pochissimo tempo al cibo, alla preparazione dei pasti, al piacere di chiacchierare e sgranocchiare, ciarlare ed ingollare, litigare e cinguettare e masticare e mandar giù. Il pranzo, ormai, è per molti un’astrazione, un retaggio dell’antichità, come la radio a valvole ed il commodore 64, qualcosa da farsi raccontare dai nonni. Mangiare a mezzogiorno è una necessità cui far fronte in maniera sbrigativa e poco piacevole, meglio se in un bar caotico, ad un bancone affollato di altri gomiti intabarrati nei cappotti; panino freddo triste asciutto, bottiglietta d’acqua temperatura ambiente, facoltativo dolciume dritto-sui-fianchi, e di nuovo in ufficio – non per me e il semi-labrador, s’intende, che in quanto disoccupati abbiamo tempo ed energie da vendere, e possiamo goderci un pasto decente. Poco caro, ovviamente, ma gustoso, sano, genuino. La ricetta di oggi è dedicata a chi ha poco tempo, ma conserva la voglia di assaggiare qualcosa di nuovo. Fate cuocere degli spaghettini, il sugo sarà pronto in un batter d’occhio. Allora, un tegame, un filo di extravergine, acciughe sott’olio, uva passa, pinoli, concentrato di pomodoro; aggiungete un mestolo d’acqua di cottura della pasta e lasciate cuocere. Scolate la pasta ben al dente, saltatela nel condimento, aspergetela di abbondante mollica atturrata, che altro non è che il pan grattato abbrustolito. Pasta c’anciova servita, in pochi minuti e con poca spesa.

Ci sono romanzi che hanno bisogno di tempo, di essere assimilati con calma, di mesi di decantazione; ce ne sono altri che vivono bene anche nei ritagli di tempo, durante la fila alle poste, nella sala d’attesa del medico di base, ricette alla mano e dieci persone in attesa, e l’ora di chiusura che si avvicina. Sono romanzi che hanno la capacità di sistemarsi in un angolo della mente e non andar via, lasciarsi piegare e accartocciare e comprimere, e poi ri-tirar fuori dalla memoria senza una piega. La separazione del maschio di Francesco Piccolo è uno di questi. Un protagonista, una moglie da cui è attratto e a cui fatalmente rovina ogni week-end, una figlia di sette anni acuta osservatrice del mondo, spaventata e timida e impegnata a “pesare” ogni oggetto, a scivolare in una lenta, ossessiva mania. Una filosofia di vita, un modo di percepire i rapporti, il racconto di sentimenti e reazioni di un uomo che non conosce senso di colpa.

3 thoughts on “Retaggi dell’antichità

  1. a muddica atturrata! 😀 a mensa da noi la mettono in ogni dove, anche dove NON andrebbe (domanda: ma il pomodoro nella pasta ai funghi, ci va?!?!?) 🙁
    mi sa che devo leggere qualcosa di Francesco Piccolo 🙂

    1. ma chi è che cucina da voi a mensa, un sadico? no, il pomodoro coi funghi direi di no. francesco piccolo è anche un grande sceneggiatore, sono suoi “caos calmo” (la sceneggiatura, non il libro), “il caimano”, “giorni e nuvole”. un autore da scoprire

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