Regalare/regalarsi

Mi piace che mi si regalino libri. Volumi usati, amati, sfogliati, squadernati e poi impacchettati o semplicemente consegnati dicendo è per te, o romanzi scelti in libreria guardando la copertina e il titolo e la bandella e il retro, pescati con due dita da uno scaffale o cercati con cura e frenesia e ansia crescente, non c’è, com’è possibile, e poi richiesti al commesso, compitando il nome con un po’ di imbarazzo, guardi, si scrive P-a-l-a-h-n-i-u-k, sì, con la h prima della n, grazie.
Mi piace regalare libri, libri che ho letto e mi sono piaciuti, o che non mi sono piaciuti ma suppongo piaceranno all’altra persona, o che non ho letto ma vorrei leggere, o che non leggerò perché già so che non mi piacerebbero e probabilmente mi farebbero paura però forse a un’altra persona no e quindi.

Ho regalato libri per i motivi più vari, perché mi andava e perché non pensavo ci fossero altre opzioni, per mandare un messaggio o per farmi vedere o per celarmi, a volte; ho regalato Gomorra a una persona piena di risposte, perché provasse, con la giusta fatica, a porsi delle domande. L’ho regalato, Gomorra, a molte altre persone, perché ne godessero come me, e sorridessero annuendo con la testa e mi mandassero un messaggino per dire è davvero bello. Ho regalato romanzi sciocchi e scanzonati e pieni di colori come parole d’amore, e libri di Bennett e Murakami a chi pensava che non esistesse nulla oltre Tolstoj. Ho regalato libri che non sono stati aperti, romanzi come moniti o consigli o coccole, storie che tenessero compagnia dopo un lutto, che facessero passare più in fretta una notte in ospedale, che non facessero dimenticare, lontano da casa, la strada del ritorno. Ho regalato, a un’amica, due volte lo stesso romanzo, ed era Sostiene Pereira e questo spiega tutto, perché è un libro che è un po’ tutto, e perché, nei due momenti in cui gliel’ho regalato, significava parti diverse di quello stesso tutto. Ho regalato libri con amore o rispetto o rabbia, li ho scagliati come pietre o adagiati vergognosamente in un angolo, ma li ho scelti sempre con cura tra mille, con calma e strategia. Ho capito che una persona non-amica-e-neanche-buona-conoscente, una di quelle che si frequentano per diplomazia, non aveva più diritto neanche a quel posto di sbieco nella mia vita quando ha detto che, insomma, abbiamo raccolto un po’ di soldi e quindi basta libri, possiamo fare un regalo davvero bello, ed è uscita con le nostre banconote avvoltolate in tasca per tornare trionfante con un brutto paio di calze a strisce che neanche l’Ape Maja avrebbe indossato senza tentennamenti. Ho rabbrividito di repulsione quando sono stata, recentemente, in libreria a comprare un regalo, e mi è stato proposto di acquistare un buono, per non perdere tempo. Eh no, cavolo, preferisco perdere tempo e sbagliare, fare gaffe e sbattere il muso sul politicamente scorretto, regalare il libro sbagliato al momento sbagliato, ma il buono proprio no, plis.

Mi piace chi regala libri, esattamente come chi cucina per qualcun altro, perché c’è uno strano modo di scoprirsi scegliendo un romanzo o preparando una cena, un modo intimo e dolce e profondo di mostrarsi, di tentare di piacere e fare piacere, di essere-per-gli-altri. Si crea una strana complicità, quando si cucina per qualcuno e si cerca il mix perfetto di quello che piace a noi e quello che immaginiamo, con buona approssimazione, possa piacere all’altro. Per anni, andando da una persona a cui pensavo di voler bene, ho portato una torta che non era niente di particolare ma agli altri sembrava piacesse, ed era piena di mandorle e nocciole e noci e io tenevo sempre in casa una scorta di frutta secca, per l’occasione. Quando scelgo un romanzo, come quando preparo l’impasto per una torta o sminuzzo le mandorle o aspergo lo stampo di farina e zucchero a velo in parti uguali per creare quel gusto caramellato e un po’ sbruciacchioso così goloso, è come se tentassi di nascondere una parte di me per dare spazio all’altro, rendendo ancora più visibile, in quel momento, proprio quello che intendevo celare; è nascondersi e mostrarsi, capire e sbagliare ed empatizzare, e mi piace tanto.

8 thoughts on “Regalare/regalarsi

  1. Hai ragione, il buono nooo!!! Che tristezza…Si dice “basta il pensiero”, il buono è un non-pensiero, un modo per sbigarsi, consumare, consumare, consumare, senza mettere nulla di noi stessi; probabilmente per questo ci sentiamo smarriti, in un mondo che vive di soldi e apparenza, ma privo di identità. Grazie per avermi fatto riflettere, come sempre…

    1. hai proprio ragione, il buono è il non-regalo per eccelleza, la mancanza di sforzo e di rischio. grazie dei complimenti, arrossisco

  2. Ritengo che regalare un libro sia la scelta più impegnativa che si possa fare. E’ come offrire a qualcun’altro in dono un’esperienza che forse non avrebbe mai potuto vivere altrimenti ma nell’incertezza che questa sia veramente “cosa buona”.
    Scoprirsi e offrire in dono parole, sentimenti, opinioni e vite intere non è per niente facile e secondo me non è sempre bene. “Una sciarpa” molte volte è la soluzione migliore. Richiede anch’essa la scelta del colore, del materiale, delle dimensioni. Io stessa ho letto spesso libri che mi hanno confuso le idee e mi è anche capitato di iniziarne qualcuno e poi di abbandonarne altrettanti senza rimorso. Certamente mi è anche capitato di leggere cose molto significative e belle secondo me, ma che non so se regalerei sempre e comunque.
    Tempo fa, mentre passeggiavo in libreria alla ricerca di qualcosa che potesse attirare la mia attenzione si è avvicinata una ragazza la quale mi ha chiesto “a bruciapelo” di consigliarle un libro. Non le ho saputo indicare nessuno e lei si è allontanata delusa. Credo che avrei avuto difficoltà anche se mi avesse lasciato un mese di tempo per pensare. Si può realmente consigliare a qualcuno che non conosci un BUON libro? E’ forse triste, ma ho sempre regalato libri che in quel momento avrei voluto leggere ma che non avevo letto.

    1. perché non dovrebbe essere sempre bene, regalare a qualcuno parole, storie, esperienze nuove? è sempre una situazione reversibile, il libro può essere chiuso, abbandonato, anche scaglaito via con forza, se ce ne fosse la necessità. sì, anche scegliere una sciarpa è ‘una scelta’ in quanto tale, ma allora tutto lo è, anche scelgiere di non sceglierla. per il resto, si può sempre consigliare un buon libro? forse no, ma si può consigliare quello che A NOI lo sembra, questo sì

  3. un pezzo bellissimo che condivido in pieno, anche se ho cambiato completamente rotta…sarà l’età!
    é bello pensare che ho fatto le stesse cose, come le descrivi tu!

  4. Post autentico, i miei complimenti. Così come tutto ciò che scrivi qui, le tue testimonianze di vita. Adoro in particolare l’ultima parte sul modo strano di scoprirsi scambiandosi libri o cucinando. Ho scoperto da poco il tuo blog e recupero i vecchi post… Apprezzo molto il tuo modo di scrivere: ha un che di familiare, lenitivo ma potente, naturale e… Ecco, autentico.

    1. avevo smarrito questo commento, dolce e immeritato, e mi dispiace molto. aggiungo soltando: ma come diamine hai recuperato questo post?! non ricordavo neanche di averlo scritto.

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