Questione di fiducia.

health2Da giorni, ormai, gira su facebook un video. Si vede una ragazza di una ventina d’anni, stesa su un divano, col corpo scosso da spasmi muscolari. Il testo del post spiega che la giovane, affetta da sclerosi multipla, soffre, appunto, di forti mioclonie; fin qui, purtroppo, nulla di strano: chiunque conosca un malato di sclerosi multipla sa che i cloni esistono, che sono tipici di una determinata fase della malattia, che possono essere più o meno fastidiosi e invalidanti. Il resto del messaggio, però, ha dell’incredibile: la ragazza – o chi per lei – chiede di fare girare il video: si augura che possa finire sotto lo sguardo di un neurologo che sappia aiutarla. Leggere questo post mi ha causato una sorta di cortocircuito intellettivo: giuro, non ne capivo il senso. Nella mia mente fin troppo consequenziale e schematica, per tentare di arginare un disturbo clinico ci si rivolge al medico competente in materia, o magari al medico di famiglia per un consulto, non alla rete e alla strabiliante casualità che un medico possa vedere un video e decidere di intervenire.

Il senso di assurdità che provavo si è accentuato quando ho notato che la ragazza, oltre tutto, vive a Latina: in che cosa le è utile che io abbia visto il post e come potrebbe giovarle se io lo condividessi con i miei contatti, in maggioranza palermitani? Ho comunque provato a commentare, chiedendo come mai non ci si rivolgesse a un medico reale, piuttosto che a una ipotetica entità neurologo-che-legge-i-post-su-facebook. Qualcuno, non meglio informato di me sulle reali condizioni della ragazza e sul senso ultimo dell’intera vicenda, mi ha risposto facendo riferimento a ipotizzate condizioni economiche sfavorevoli (“non avrà i soldi per il medico”). Sono allibita due volte: come mai a nessuno – né alla ragazza, né a chi la circonda, posto che la storia sia vera, né a tutti i commentatori che hanno profferito “amen” o “condivido” – è venuto in mente di indicare, banalmente, di rivolgersi al reparto di neurologia di un qualsiasi ospedale italiano? Immagino, ma forse mi sbaglio, che una persona afflitta da una patologia così grave e progressiva abbia un neurologo di fiducia: ecco, basta rivolgersi a lui, piuttosto che cercare l’Eldorado sul web. Nella mia esperienza, piccola ma credo abbastanza rappresentativa, un qualsiasi neurologo di struttura pubblica sa come attenuare le mioclonie: perché non rivolgersi a lui?

Comprendo senza difficoltà che una persona gravemente malata e la sua famiglia possano sentirsi motivate a cercare fantasiose soluzioni sul web per scongiurare la fine o danni fisici irreparabili: ma perché farlo anche per un disturbo come questo, che nella maggior parte dei casi si attenua con una semplice terapia per bocca che qualunque neurologo è in grado di prescrivere? Cosa ci ha portato a perdere fiducia nella scienza e a sostituirla con la cieca protervia nel ricercare soluzioni alternative, quando ce ne sarebbero di semplici e di sicuro effetto? Allargando il discorso, mi chiedo come mai molti genitori preferiscano credere a mai dimostrati “danni causati dai vaccini” di cui la rete pullula, piuttosto che ad accertati benefici apportati dai vaccini, di cui esiste letteratura scientifica a iosa. Ma si sa, io sono troppo poco fantasiosa per capire.

A Palermo il tempo sta vagamente rinfrescando, e io e la mia bella abbiamo ricominciato a nutrirci “da inverno”; in questi giorni, a casa nostra va per la maggior il risotto con funghi, speck e brie. Lo speck lo inseriamo in parte all’inizio e poi in mantecatura, insieme al brie. Sarebbe più adatto al mese di gennaio in Valtellina, piuttosto che a un tiepido settembre palermitano, ma non sottilizziamo.

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