Quasi-primavera.

A Palermo è quasi primavera. Quasi-primavera, insieme a quasi-autunno, è uno dei miei periodi preferiti dell’anno: ci sono meno disagi che in inverno e meno aspettative che in estate, e poi di solito non piove e non c’è troppo vento e mancano ancora intere settimane al famigerato periodo delle gite fuori porta e alla triade dell’arrustuta Pasquetta-venticinque aprile-primo maggio. È un periodo rapido e sfuggente, quasi-primavera: dura una ventina di giorni a stento, e la mimosa in giardino è in fiore, e poi nel tardo pomeriggio c’è ancora luce e il cielo è blu intenso e senza una nuvola, e al tramonto scolora lentamente e diventa celeste e poi bigio e poi rosato e poi bianco, e poi all’improvviso è notte e un po’ ci rimango male.

Quando è quasi-primavera di solito mi vesto ancora da pieno inverno, con molti strati di maglie e maglioncini e calzini a righe sovrapposti, però sostituisco la sciarpa pesante con una pashmina più leggera e tolgo di mezzo gli anfibi e ricomincio a mettere le Gazelle, e immediatamente penso che dovrei fare il cambio di stagione e tirare fuori t-shirt e canottiere, e anche se ho ancora addosso il maglione blu in misto cachemire e i collant duecentocinquanta denari e il berretto di pile mi sento in ritardo e inizio a trafficare con scale e grucce e palline di naftalina e sacchi sottovuoto.

Quando è quasi-primavera, la mattina mi sveglio non troppo di cattivo umore; intingo i miei due biscotti Digestive nel caffè con un mezzo sorriso, perché per andare in ufficio non dovrò portare l’ombrello e potrò evitare di mettere il giubbotto imbottito che mi ingoffa e mi sentirò un po’ più carina del solito.

In quasi-primavera mi sento pervasa da un insensato ottimismo; mi viene voglia di avviare molti progetti, cominciare a studiare una lingua straniera, rinvasare e concimare le piante, arrivare in ufficio con grande anticipo per fare contento Capo e andare via a un orario sensato. Alla fine, l’unica cosa che faccio è occuparmi delle piante: e non c’entra la quasi-primavera, perché anche in inverno e in piena estate e a Natale me ne occupo con la stessa attenzione, anche se con meno agio e con i capelli arricciati dalla pioggia o la testa scaldata dal sole di agosto.

Di solito, in quasi-primavera mi lascio tentare e compro molti vasetti di erbe aromatiche: anzi, quando avevo più tempo e più energie ed entusiasmo facevo incetta di svariate bustine di semi e attendevo con pazienza che iniziassero a germogliare, e sistemavo stecchi di legno a mo’ di paletti tutori e poi separavo le piantine e le reinterravo in vasi via via più grandi e poi le guardavo crescere con affetto e stupore; adesso mi limito ad andare al vivaio a scegliere basilico a foglia di lattuga, menta piperita e timo limone e lavanda e basilico rosso, e poi li sistemo con cura in balcone inconsapevole del fatto che tra qualche mese, quando sarà quasi-inverno, le piantine saranno stecchite dal freddo e io mi sentirò parecchio triste.

In quasi-primavera si sentono di nuovo le tortore, e io che mi ero scordata del loro canto dopo tanti mesi di assenza sono stupita; le pomelie mettono le prime foglie, i pomodorini riprendono sapore, e per il pranzo della domenica torna praticabile l’opzione-gelato: la coppetta media al caffè, con panna e una brioscina a parte, ritorna a competere con il panino alla bresaola e l’insalata con pollo croccante del Mc Donald’s.

Quasi-primavera è il periodo in cui tiro il fiato prima dell’immersione nella Marina di libri; le settimane in cui c’è ancora abbastanza freddo da usare come scusa per evitare di uscire la sera quando non mi va, ma c’è già sufficiente tepore da accettare la proposta di una passeggiata sulla spiaggia il sabato a pranzo. È quel brevissimo tratto di strada in cui sembra che le mezze stagioni esistano ancora: e io, che sono tradizionalista in tutto, ne sono insensatamente felice.

[E no, la vera “mezza stagione” non è la primavera: perché la primavera, a Palermo, è una rocambolesca discesa a perdifiato verso il caldo torrido, in cui si passa dalla felpa alla maglietta a maniche lunghe al bikini nel giro di tre o quattro giorni, e poi ci si gira e c’è già la statua della Santuzza per le strade ed è luglio e io non so neanche come sia stato possibile].

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