Quarantasette domande (più una) sull’amicizia.

Cosa significa, per voi, essere amici? E cosa significa avere amici?

Pensate di essere dei buoni amici, per i vostri amici? E di avere dei buoni amici? Sentite di poter contare su di loro, di avere uno spazio definito nelle loro vite, di avere diritto al loro sostegno e affetto incondizionato?

Quanti amici avete? Fate parte di una comitiva numerosa, tipo quelle dei paninari anni Ottanta che passavano le serate seduti sui sellini dei motorini in attesa di decidere dove passare la serata, o avete tre-quattro amici, intimi e fidati, con cui trascorrete i pomeriggi da quando andavate all’asilo?

I vostri amici sono vostri, o sono amici del vostro partner? O sono amici di entrambi, in egual maniera? Prendono mai posizione, se voi o il partner siete in disaccordo? Li coinvolgete nelle vostre faccende di coppia?

Vedete mai i vostri amici da soli, o li frequentate sempre in gruppo? Preferite serate uno-a-uno a base di pizza e confessioni scottanti, o non uscite mai se non siete almeno in quattro o cinque?

Quanta importanza date al tempo trascorso insieme? Siete fautori del tempo-di-qualità, o pensate che ci sia un monte-ore mensile sotto cui l’amicizia si degrada automaticamente a banale conoscenza?

Quanto pesa la lontananza? Se un amico si trasferisce a più di un’ora di auto da voi sentite che il vostro rapporto sta cambiando? Riuscite ad essere vicini, col cuore e i pensieri, a un amico lontano? Vi è mai capitato di sentirvi più vicini all’amico che vedete due volte all’anno piuttosto che a quello che abita all’angolo della vostra strada?

Siete in grado di godere della felicità dei vostri amici? O provate, nel profondo, una sensazione di fastidio e una punta di invidia per le loro gioie? Vi siete mai commossi sapendo che un vostro amico si sposerà, o aspetta un bambino, o ha terminato un faticoso periodo di terapie e adesso è ufficialmente in remissione?

Riuscite a empatizzare con la tristezza e lo sconforto dei vostri amici? O vi sentite ingiustamente appesantiti dal malumore altrui e tendete a svicolare e a riappalesarvi quando l’amico avrà recuperato il suo buon umore?

Se un amico sta male, cosa fate? Gli parlate, lo ascoltate, lo lasciate stare? Sapete essere insistenti senza essere asfissianti? O preferite lasciare all’amico la scelta sul parlare o meno? E, in questo caso, non temete di passare per disinteressati?

Riuscite a non giudicare un amico? O a giudicarlo senza farlo sentire giudicato? Siete sicuri che i vostri amici vi vadano bene così come sono, o pensate di essere in dovere di cambiarli? Accettate che un amico sia troppo grasso, o troppo magro, o fumi troppo, o lavori poco? Date consigli non richiesti? E se ve li chiedono, li date? E se ve ne danno, li accettate? E li seguite?

Se un amico sbaglia, che fate? Glielo dite, o preferite nicchiare? Scegliete il quieto vivere o andate allo scontro? Pensate che sia meglio dare agli altri il tempo di comprendere i propri errori, o guidarli a riconoscere le proprie mancanze?

Vi arrabbiate mai, con i vostri amici? E se succede, che fate? Masticate la vostra rabbia in silenzio, o parlate chiaro? Pensate che sia meglio affrontare i problemi o aspettare che le cose si risolvano da sole col tempo?

Siete felici con i vostri amici? Siete felici dei vostri amici? Al di là dei vostri amici, siete felici?

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