Quando è primavera (a Palermo).

Con quasi un mese di ritardo, a Palermo è finalmente primavera; fino a qualche giorno fa il cielo era bigio e insipido, l’aria era umidiccia, il vento strapazzava senza ritegno la mia pianta di rosmarino, il mio piede e il braccio sinistro di Mohamed dolevano. Portavo gli stessi vestiti di gennaio, fino a qualche giorno fa: maglioni pesanti e maglie in microfibra e sciarpe di lana e berretti pelosi, e gli anfibi che mi fanno male, e Mohamed metteva un giubbotto imbottito sopra quello di pelle e sentiva freddo lo stesso; la mattina non riuscivo a cavarmi da sotto il piumone ed ero scontenta e lagnosa. Adesso, improvvisamente, è primavera: e io sto gradualmente e rapidamente passando ad abiti via via più leggeri, il mio umore è nettamente migliorato, il bonsai di ulivo è ricoperto di gemme e anche i gelsomini stanno mettendo le foglie nuove, ma lo stesso non ho voglia di alzarmi, la mattina.

Quando è primavera a Palermo, tutti siamo parecchio contenti dell’aria tiepida e del sole smagliante e del cielo molto azzurro, così contenti e sorpresi del repentino cambio di tempo atmosferico che quasi non ci crediamo: e infatti, entrando nei negozi o salutando i passanti per strada, diciamo sempre Taliasse che bello, è primavera, e sorridiamo con trasporto e a volte ci diamo addirittura pacche sulle spalle, come se realmente avessimo temuto che ricominciasse di nuovo l’autunno, facendoci saltare a pie’ pari la bella stagione.

Quando è primavera a Palermo, tutti tolgono di mezzo il cappotto e l’ombrello e gli stivaletti imbottiti e passano direttamente alle t-shirt sbracciate, alle canottiere scollate, alle ciabattine infradito di gomma. I turisti hanno le spalle arrossate dopo una mezza giornata di sole, i passanti inalberano grandi paia di occhiali da sole, il posteggiatore indica i parcheggi all’ombra Così poi la macchina non la ritrova un forno, dotto’.

Quando è primavera a Palermo, basta una mattinata di scirocco per riempire la spiaggia di Mondello: e allora, tra ragazzi che hanno marinato la scuola e pensionati a spasso, tra cani randagi e casalinghe con bambini nel passeggino e teli da stendere sulla battigia e pappine da somministrare fronte mare, riappaiono i venditori di pollanche, birre e coccobello, e io mi chiedo sempre dove siano stati per tutti questi mesi, da settembre ad ora, e cosa abbiano fatto intanto, quando la spiaggia era vuota e le mareggiate riempivano di alghe la distesa di sabbia.

Quando è primavera a Palermo, la domenica mattina tutti vanno al Foro Italico, e il cielo si riempie di aquiloni. Tornano i furgoni dei panini imbottiti, e uno di questi è guidato da Calogero che è amico di Mohamed, e Mohamed va da lui a prendere il caffè ed è contento, ma poi si ricorda che il caffè gli fa male e la contentezza gocciola rapidamente via.

Quando è primavera a Palermo, mi lascio tentare e compro dozzine di vasetti di piante aromatiche, menta e basilico foglia di lattuga e timo limone ed erba cipollina, e poi perdo moltissimo tempo a travasarle e sistemarle e concimarle e bagnarle e poi almeno una metà di loro muore nel giro di qualche mese e ci resto sempre male.

Quando è primavera a Palermo, Nando sta in balcone al sole, ed è contento perché così può abbaiare più agevolmente alla signora del palazzo di fronte.

Quando è primavera a Palermo, Ste continua per molto tempo a indossare vestiti troppo pesanti, e io le dico molte volte al giorno che penso che sentirà caldo e perché non mette il maglioncino di cotone blu invece di quello che ha addosso, ma lei è comprensiva e sorride e non mi risponde di pensare ai maglioncini miei come invece avrebbe ragione di fare.

Quando è primavera a Palermo e a metà mattina scendo con collegasimpatica per il caffè, la piazza della chiesa brilla per il sole e io non vorrei risalire in ufficio, dove invece continua per settimane a fare freddo.

Quando è primavera a Palermo mi sento enormemente stanca, e vorrei dormire molto ma non posso, e allora mi lamento spesso e poi me ne pento ma ormai è fatta. Che sonno.

[In questi giorni ho letto due libri di Marco Balzano, “Resto qui” e “L’ultimo arrivato”, e accidenti se ne vale la pena; è davvero un narratore coi fiocchi].

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