Quali sono i vostri valori?

Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debba insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere.”

E, secondo voi, quali sono le virtù che dobbiamo insegnare, e quali quelle che dobbiamo far nostre e applicare? Le grandi virtù, o le piccole? Possiamo sperare di trasmettere agli altri qualcosa che non ci appartiene, di istruire figli e nipoti a far qualcosa comportandoci in maniera opposta? Può l’insegnamento prescindere dall’esempio?
Cosa è il coraggio? Il gesto esemplare della persona che mette in pericolo la propria vita per il bene di qualcun altro, o quello di chi si assume il rischio di farsi devastare dal senso di colpa pur di non lasciare priva di sé la propria famiglia? È più coraggioso il pescatore che affronta il mare grosso per portare a casa la giornata, o quello che rimane a terra e perde un giorno di paga? L’uomo che si butta in acqua per salvarne un altro lo fa per coraggio, per istinto, per desiderio di gloria? Perché è sicuro di farcela? Per empatia, per disinteressato altruismo, per scaramanzia? Qual è il confine tra il coraggio e la temerarietà, e tra l’indifferenza e la pavidità? E perché non siamo più in grado di mettere a frutto quella briciola di audacia che ognuno di noi ha in dotazione, anche solo per sostenere un’opinione o rispondere per le rime a chi ha offeso qualcuno che ci sta a cuore?
Quanto può essere esasperante avere a che fare con qualcuno che rifiuta di prendere una posizione? C’è frase più stupidamente sgradevole, più ridicola e affettata e falsa e arrogante di “no comment”? Perché è così difficile scegliere se stare dalla parte del provocatore o del provocato, dell’aggressore o dell’aggredito? Perché è così complicato anche solo distinguere il provocatore dal provocato, l’aggressore dall’aggredito? Quanto è comodo e semplice tirarsi da parte lasciando agli altri l’onere di uscire vincitori o bastonati da una discussione? Quanto è giusto e onorevole farlo? È meglio buttarsi a capofitto in ogni discussione con un’aria da guerriero alle crociate o mettersi sdegnosamente – o con atteggiamento magnanimo – in disparte? Quanto conta, l’aver fatto o no bella figura, nell’economia dell’amor proprio che ci auto-dispensiamo?
La fiducia nel futuro è un valore, o una scappatoia? Cosa è meglio, inseguire un sogno o accettare realisticamente di non poterlo realizzare? È più sensato rimanere fermi nell’attesa del momento giusto o cominciare a camminare senza aver paura di non poter più cambiare strada? È un valore, non lagnarsi dei propri guai perché “c’è chi sta peggio”, o è solo una scusa per compiangere e commiserare e segretamente disprezzare chi ha avuto meno fortuna? È meglio accettare con realismo la propria situazione oppure è più salubre urlare e battere i piedi e pestare i pugni sul tavolo per la rabbia e lo sgomento di non avere in sorte quello che meritiamo? Dobbiamo puntare in alto, o accontentarci di un’aurea mediocritas in attesa di tempi migliori? Ma esistono davvero, questi tempi migliori, o sono solo una scusa di cui ci nutriamo per non sforzarci di ottenere molto di più? La fiducia nei tempi migliori è forse il moderno oppio dei popoli?

Le prime righe di questo post sono tratte da un saggio che ho letto e citato innumerevoli volte, ma mai abbastanza.

6 thoughts on “Quali sono i vostri valori?

  1. Cosa è il coraggio? Il gesto esemplare della persona che mette in pericolo la propria vita per il bene di qualcun altro, o quello di chi si assume il rischio di farsi devastare dal senso di colpa pur di non lasciare priva di sé la propria famiglia?

    a questo posso rispondere. l’istinto base dell’uomo è l’istinto di sopravvivenza, vale più della propensione all’altruismo e conta più di qualsiasi famiglia per cui, alla base di tutto, c’è il fatto che sono convinti di potercela fare. qualcuno semplicemente per presunzione, qualcuno perché effettivamente preparato.
    ci sono uomini che agiscono solamente a richio zero, altri accettano percentuali di rischio più elevate… ecco i coraggiosi sono i secondi mentre i primi si nascondono dietro all’alibi della famiglia e i sensi di colpa sono più manifestati che sentiti davvero.

    1. marta, lo hai mai letto il ‘diario in bolivia’ del che? ecco, questa convinzione di potercela fare mi sembra pervada ogni pagina. sono d’accordo con quello che dici.

  2. daccordissimo!!! gesti grandiosi (spesso a parole e su situazioni che probabilmente non capiteranno mai) e mediocrità assoluta nel quotidiano…

  3. ci ho pensato molto. credo che l’ onestà, in tutti i suoi significati, sia la cosa più importante da insegnare a figli e nipoti.

    1. in tutti i suoi significati, hai ragione. purtroppo, è già molto difficile trovare qualcuno che la pratichi…

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