Piroetta.

Poco più di vent’anni fa, quando ancora non conoscevo Ste ed ero un’adolescente rabbiosa e inquieta, frequentavo il laboratorio teatrale della mia scuola. Eravamo una ventina abbondante di studenti, alcuni rabbiosi e inquieti come me, altri simpatici e generosi e altri ancora decisamente bellocci e sicuri di sé, con ego già ben strutturati e cappelli da cow-boy e eyeliner e giacche di pelle nera con un kazoo in tasca. Il corso di teatro è una delle poche cose che ricordo con piacere delle superiori: i pomeriggi a scuola per le prove, a spettegolare e ridacchiare e darci di gomito in attesa del nostro turno, seduti a gambe incrociate sul pavimento di linoleum della palestra – prima che crollasse il soffitto, naturalmente: poi abbiamo iniziato a provare in corridoio. E poi l’emozione dei debutti, il viaggio a Monticchiello per un festival teatrale riservato alle scuole, i compiti fatti in fretta al ritorno a casa, nel tardo pomeriggio, speriamo che quella di greco domani non m’interroghi, ché la versione non l’ho finita.
Ricordo con piacere tutte le persone che hanno fatto parte del gruppo di teatro, ma non sono rimasta in contatto con quasi nessuno di loro. Quasi.

Di quel gruppo eterogeneo e scomposto faceva parte anche un ragazzo piuttosto alto, con i capelli lunghi legati in una coda di cavallo, sempre portato al sorriso e alla battuta; era divertente e non mi faceva paura. Con lui negli anni ci siamo allontanati, per i soliti prevedibili motivi – la scuola è finita, è iniziata l’università, il gruppo di teatro non esisteva più e all’epoca non c’erano i social network, per ficcare il naso nella vita altrui dovevi usare il telefono. Poi è arrivato Facebook, e noi ci siamo riacciuffati e man mano riavvicinati. L’ex ragazzo con la coda è ora un uomo con una massa di capelli scuri, e continua a sorridere moltissimo, ad essere divertente e a non fare paura; negli anni mi ha presentato la sua fidanzata, che è anche lei simpatica e divertente e non fa affatto paura, anzi, e sorride sempre: e una volta, in un giorno d’estate, per ringraziarlo di avermi fatto un favore – perché l’ex ragazzo con la coda e la ragazza col sorriso sono sempre pronti ad aiutarti a cavarti d’impiccio -, per ringraziarlo, dicevo, Sei un uomo da sposare, ho commentato. E infatti io e la ragazza col sorriso ci sposeremo, mi ha risposto lui: e io sono stata davvero molto molto felice, perché loro due insieme sono perfetti.

Dal matrimonio dell’ex ragazzo con la coda e della ragazza col sorriso sono passati una manciata di anni: e noi ci siamo visti poco, perché la lontananza è stronza e loro vivono in una casa color arcobaleno a una notte di viaggio da qui, ma ci siamo sentiti moltissimo. Sono state le prime persone a cui ho detto che Ste aveva un problema di salute che poteva essere grave, le prime a vedere le foto di Anastasia, quando ancora la sua compagnia in casa mi era preclusa, le prime con cui mi sono confidata quando ho litigato con Mohamed e a cui ho chiesto consiglio le mille volte in cui ho avuto problemi di lavoro. Con loro abbiamo visto Max Gazzè e camminato vicino al mare, abbiamo mangiato per la prima volta al 100 Montaditos e chiacchierato fino a tardissimo, a casa nostra, in una notte bollente di agosto: e mi hanno confortata quando, in preda al panico per un imminente viaggio a Londra, temevo di non trovare dove scambiare i soldi. Abbiamo commentato Sanremo per due anni di fila, e condiviso il periodo faticoso della quarantena, e scartato insieme le uova di Pasqua, in una strana domenica di aprile lontana dai nostri genitori.
Sono una parte fondamentale della nostra vita. E adesso, nella loro vita e anche nella nostra, c’è una persona piccina in più: piccina ma che occupa un sacco di spazio, e quello spazio è pieno di gioia e speranze e risate di gola, di prospettive future e impegno e attenzione e cura, e sorrisi senza sicura e allegria piena. Quella persona, che oggi compie quattro giorni ma a cui noi vogliamo bene da più di nove mesi, si chiama Piroetta: e la sua vita la immagino così, colma di quella gioia di cuore che ti fa saltare e fare un giro su te stesso; è un bambino stupendo, nato in una mattina di luglio, in un giorno di sole luminoso e ventilato. Ha tanti capelli e gli stessi occhi sorridenti di suo padre, e indossa le tutine che con la ragazza col sorriso abbiamo scelto, via whatsapp, alcune settimane fa, quando ancora non conoscevamo il suo visetto ma lo immaginavamo già, e invece poi abbiamo scoperto che era più bello di come lo immaginassimo.

Piroetta dorme, mangia, fa le faccette buffe, tiene i pugnetti ben stretti, fa dei piccoli versi, e io guardo le foto e sono stupita e chiamo mia madre e le dico Sai che Piroetta stringe i pugni?, o Sai che Piroetta sgambetta?, e lei mi dice Davvero?, e allora quando ci vediamo io le mostro le foto e i video, e dico Vedi, vedi? Guarda come fa!, e anche lei mi dice Vedi? Guarda come fa!, ed entrambe mostriamo le foto anche a mio padre, dicendo Vedi?, e tutti guardiamo con attenzione e siamo contenti.

Non vedo l’ora di conoscere Piroetta senza il tramite di uno schermo: e so già che mi commuoverò come una sciocca, come ho fatto quando un messaggio dell’ex ragazzo con la coda ci ha annunciato la sua nascita. Intanto posso solo augurargli, come spera Linus dei Peanuts, di essere vergognosamente felice.

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