Omofobo a chi?

Tra i buoni propositi per il 2015, insieme a quello di non mescolare mai crema di nocciole e pasta d’acciughe per farcire un sandwich e di non tentare di fermare con i denti la catena di una sega, c’era quello di non farmi coinvolgere mai più in una bieca discussione da social netowrk: quelle, per intendersi, ai limiti del bullismo, in cui la persona con cui stai cercando di ragionare tagga quindici amici per farsi dare man forte, ti accusa di non ascoltare e ti prega di non fare polemica anche se scrivi ciao; quelle, insensate e insulse, che ti amareggiano senza motivo: ché a me, sinceramente, che me ne importa di una sconosciuta che non so neanche quanti anni ha, che fa nella vita o dove abita? Ma i proponimenti per il nuovo anno, si sa, sono destinati a non durare: per cui, preservando le mie abitudini alimentari e i miei denti, mi sono limitata a cascare come un’ingenua in una sciocca provocazione: e da qui ad essere tacciata di omofobia il passo è stato breve.

Tutto è partito da un post in cui ci si lagnava della chiusura di una libreria lgbt. Mi sono chiesta, di grazia, cosa accidenti fosse una libreria lgbt: una libreria per gay? Una libreria frequentata solo da gay? O gestita da gay? O dove si vendono solo libri gay? E cosa sono i libri gay? Quelli scritti da gay, o che parlano di gay? A sangue freddo o Poesie a Casarsa sono libri gay? O lo sono soltanto i loro autori? In sostanza, cos’è una libreria lgbt? I primi commenti, ragionevoli, hanno tentato di aprirmi gli occhi: una libreria lgbt è un posto dove si fa cultura lgbt. E cosa diavolo è, la cultura lgbt? Da qui in poi, non ho capito più niente: se non che sono stupida, incolta, provocatoria e, naturalmente, omofoba. Detto ciò, ho ringraziato e abbandonato la conversazione, e ho cercato di documentarmi.

A quanto ho capito, la cultura lgbt è quella che lega le persone in base al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere; in sostanza, il lavoro di artisti gay, e quello che riguarda il movimento lgbt. In soldoni: un po’ di saggistica di nicchia – non conosco molte persone che abbiano voglia di leggere molti libri sul movimento lgbt –, e poi tutta quella parte di letteratura riassumibile così: il protagonista (maschio, gay) subisce orribili vessazioni per il suo orientamento sessuale, oppure la protagonista (donna, lesbica) finisce a letto con un uomo, resta incinta e non sa come comportarsi. Aggiungendo qualche raccolta di racconti dedicata all’amore tra persone dello stesso sesso (Principesse azzurre e similari), resta molto poco: e non mi stupisce, quindi, che la libreria abbia chiuso. Qual è la percentuale di persone interessata a un campo così ristretto della letteratura? E, tolto ciò, questi libri non potrebbero essere venduti (non vengono forse venduti) in una qualsiasi libreria? Perché connotare in base a qualcosa di così privato e personale (l’orientamento sessuale o l’identità di genere) una libreria? Se domani aprissi una libreria per negri – il termine volgare è voluto – non verrei tacciata di razzismo? Se vendessi solo libri scritti da neri, o che parlano di neri, non sembrerei pazza? E perché, allora, se mi chiedo il senso di una libreria lgbt, divento omofoba? Io sogno libri – buoni libri – in cui ci siano anche personaggi gay: ma che non si limitino a fare i gay; che siano poliziotti o cuochi o infermiere o astronaute, e casualmente abbiano una relazione stabile con una persona dello stesso sesso. Sono stanca di romanzi, di film, di fiction, in cui il gay è solo un gay: vorrei che fosse una persona, nel bene e nel male. Che lavorasse, vivesse, sognasse, e che non pensasse solo alla propria gaytudine, che non parlasse solo della propria gaytudine, che non fosse solo sé in quanto gay: ma sé in quanto persona, persona gay, nello specifico. Perché è un pensiero omofobo? Davvero non lo capisco.

Dato che sono una persona tonta e comune, ho tra le mani comuni, banali romanzi; ho appena terminato Birra e cazzotti di Brendan ‘O Carroll: meno ironico e scanzonato dei precedenti dell’autore, ansiogeno e teso, molto bello. Da leggere, ovunque abbiate voglia di comprarlo.

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