Nuove cose che non capisco (più qualcuna, invece, che).

Ci sono molte cose che non capisco: perché tante ragazze trovino normale annunciare che hanno le mestruazioni, ad esempio, o come mai ci sia la fila, in qualsiasi periodo dell’anno, fuori dal negozio che vende costumi di carnevale Disney, o anche come facciano, molti, a mangiare il gelato limone e cioccolato, o la pizza con pollo e salsa barbecue; o anche perché la gente scelga mete orribili per i viaggi di nozze (Dubai, crociere nell’Atlantico, parchi a tema popolati da adolescenti californiani), o come mai i tatuaggi con ancore sirene farfalle e fragoline siano ancora di moda. Poi ci sono cose che capisco, ma che non mi piacciono: una di queste è il motivo per cui alcuni editori – e alcuni editor, e alcuni grafici – prendono in giro il loro pubblico, spacciando determinati libri per quello che non sono.
In generale, mi piacciono moltissimo i gialli: i gialli belli, potrei aggiungere; e potrei anche precisare che gialli belli, in realtà, se ne trovano in giro ben pochi: scartando quelli privi di trama gialla – che sembra una contraddizione in termini, ma sono la gran parte -, espungendo quelli eccessivamente truculenti anche per chi ha uno stomaco meno debole del mio, tenendo fuori quelli “disonesti” in cui gli indizi fondamentali per la comprensione della vicenda vengono taciuti al lettore, rimane una lista di romanzi, e soprattutto racconti, davvero breve, in cui figurano ancora a pieno titolo nomi come Il mistero del treno azzurro o Fer-de-lance. Proprio perché mi piacciono i gialli belli, e perché in libreria se ne trovano pochi, sono sempre alla ricerca di nuovi autori, o nuovi titoli, o semplici colpi di fortuna. Su questa onda – vediamo se questo romanzo è per caso un giallo, se lo è lo compro assumendomene il rischio – ho pescato da uno scaffale Ischia di Gianni Mura. La copertina – gialla, con l’elaborazione grafica di una cartina dell’isola con l’abitato ricoperto di sangue , la quarta che riporta una citazione in cui si fa riferimento a un commissario di Polizia e a un delitto, le bandelle che calcano la mano su omicidi e misteri e poliziotti francesi in vacanza in Italia mi hanno ingannata: Ischia, infatti, non è affatto un giallo. È un romanzo, peraltro abbastanza noioso, quasi d’amore: o quasi di costume, forse; in buona sostanza, è l’esercizio di stile di un giornalista che scrive con mano precisa e con buon piglio, ma in pratica quasi solo per sé. Tolto il primo capitolo, in cui l’autore si ritrae nel ruolo del giornalista sportivo appassionato di buona cucina (personaggio inutile, capitolo inutile, inutile collegamento al precedente romanzo dell’autore, quello lì davvero giallo), il resto del libro è quasi solo un’ode allo splendore di Ischia: che sarà un posto da sogno, ne sono convinta, e che Mura conosce benissimo, ma di cui penso si potesse benissimo fare a meno. Nel corso del romanzo un amore sboccia e cresce e matura nell’arco di pochi giorni, un numero imprecisato di personaggi muore malamente senza che ciò porti ad alcun tipo di indagini (il colpevole è noto, o non è noto e non importa a nessuno), ma soprattutto i protagonisti approfittano di qualsiasi pretesto per pontificare su tutto ciò che riguarda Ischia: dai Comuni che ospita alle spiagge ai ristoranti, dai personaggi famosi che vi hanno soggiornato alle tragedie che l’hanno colpita, l’isola viene descritta con una dovizia di dettagli degna di una guida turistica con berrettino a visiera e antenna segnalatrice in mano. In sostanza, un libro forse godibile ma che non lascia molto, e soprattutto non-un-giallo: ma, dato che i gialli, in Italia, sono tra i pochi libri che si vendono, la casa editrice ha deciso di fingere di ignorare la vera natura del romanzo, spacciandolo per quello che non è e tappandosi le orecchie: tanto, quando il malcapitato lettore scoprirà di avere tra le mani qualcosa di diverso da quello che credeva, avrà comunque già pagato. Che dire? Nulla: se non che la prossima volta pondererò bene la scelta, e magari, nell’incertezza, comprerò un libro in meno. Tanto peggio per me, e per il mercato editoriale.
Tra i romanzi ambientati, almeno in parte, a Ischia, ho amato Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante, secondo volume di una trilogia non ancora completata dall’autrice: intenso, travolgente, da leggere d’un fiato.

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