Non vorrei. Non voglio.

Pensare che un anno fa il semi-labrador era ancora con me, anche se non avevo capito che ci sarebbe rimasto solo per poco, qualche giorno, qualche ora, qualche minuto e basta. Notare che il non-più-ottuagenario perde ogni giorno qualcosa: il sorriso, il legame con la realtà, la voglia di parlare con me; la lucidità, la memoria degli affetti, la fiducia negli altri, la sicurezza personale. Immaginare di stare dimenticando, un pezzetto alla volta, i gesti di Ife, le sue parole, i nostri discorsi: e di stare conservando di lui solo un vago indistinto sentore, in cui non c’è più spazio per strette di mano e abbracci e musica e tensione che lentamente va via, problema mondo animali non mangiarli stai attenta torna a casa non preoccuparti per me saluta mamma, ma solo per un rimpianto sordo e dolente, vuoto, privo di senso.

Accettare che chi amo deva soffrire. Sapere di non poter fare niente per evitarlo. Sentirmi impotente e inutile, ogni giorno, ogni secondo. Anche ora, anche ora, anche ora. Anche ora. Anche ora.

Non sapere aiutare un’amica in crisi. Trovare dentro di me solo un repertorio di frasi inefficaci, un piccolo pozzo di espressioni già sentite, hai fatto del tuo meglio, purtroppo è andata così, devi avere coraggio, piuttosto che porca miseria infame è una merda che sia andata così, o potresti fare così, o ancora ecco la soluzione, vedrai che si sistema tutto. Sentire che i pezzi di una vecchia amicizia si staccano inesorabilmente, e che non è colpa di nessuno, e che ci stiamo provando con tutte le nostre forze ma ormai parliamo due lingue diverse e non trovo un dizionario da-me-a-te che faccia al caso nostro.

Scoprire di aver sbagliato anche a individuare le mie paure: e che cani feroci cancelli aperti incidenti e assassini seriali non erano nulla in confronto a cuori che non recuperano il ritmo giusto, sale di rianimazione e una nicchia vuota ai piedi di un albergo chiuso.

Sentire il mio cuore che batte forte. Rovinare tutto con la mia ansia. Non sapere quando è il momento giusto per tacere. Lavorare male. Scendere a compromessi. Far finta di non vedere ciò che mi fa soffrire. Sprecare tempo leggendo libribrutti. Non trovare nessuno che abbia voglia di commentare con me Golden boy. Sprecare tempo e fatica e risorse e fantasia in maniera immotivata. Dare ogni mattina una moneta al posteggiatore. Continuare a provare a superare un livello di Candy crush saga senza riuscirci.

Impormi regole insensate. Non riuscire a superare i miei timori. Sentirmi dire tutto il tempo di chi devo prendermi cura, e come e perché.

Avere troppa paura per leggere Cecità di Saramago, pur sapendo che mi piacerebbe molto. Sapere che non potrò mai leggere qualcosa scritta da Natalia Ginzburg e che io non conosca già. Dover leggere libri che mi annoiano già dalla copertina, ma che non posso esimermi dal prendere in mano, sperando di cavarmela in breve. Avere la certezza che non potrò mai leggere tutto quello che desidero, che sogno o che semplicemente mi incuriosisce.

Sentirmi sola.

4 thoughts on “Non vorrei. Non voglio.

  1. Andrà tutto bene, forse in un modo che non ti aspetti. E’ quello che fa paura, l’ignoto. Non smettere di respirare, con calma, continuare a respirare. Cerca di catturare una lamella di luce nel buio, un pensiero felice. E’ difficile, ma andrà bene. Buona fortuna.

    1. ti ringrazio, drusilla. e mi auguro che le tue dita incrociate mi portino fortuna. ti mando un sorriso 🙂

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