Non mi piace.

Quando mi danno una cattiva notizia e mi chiedono di riferirla anche agli altri.

Quando una buona notizia mi viene riferita da altri.

Quando al lavoro non mi danno le informazioni che mi servono, e devo chiedere più volte e scusarmi con insistenza e ascoltare i sospiri e gli sbuffi e le lamentele degli altri.

Quando finisco di lavorare alle nove di venerdì sera e mia madre mi chiede come mai non esco.

Quando nelle parole crociate ci sono definizioni sciocche o scherzose o inutilmente nozionistiche, tipo il fiume più lungo della Val Brembana.

Quando scrivo o dico una cosa seria e mi viene risposto con una battuta.

Quando mi fanno un complimento che suona come un insulto.

Quando mi dicono Ora però non dimagrire più, dai.

Quando mi accorgo di non aver pensato a Mohamed per un’intera giornata e mi sento in colpa.

Quando sembra che le persone con figli meritino tempo, cure ed energie molto superiori agli altri e abbiano diritto a trattamenti speciali.

Quando un bambino piccolo, solo perché è il maggiore di mollti fratelli, viene trattato come un tredicenne capriccioso e non come un essere umano troppo giovane per sopportare frustrazione e sconforto.

Quando devo fare un sorriso per una foto ricordo e faccio la mia solita faccia da sofficino e mi viene detto che non va bene e dovrei sorridere un po’ di meno.

Quando non ho il tempo per leggere, cucinare o stare con la mia bella.

Quando mi accorgo di aver dimenticato gli yogurt e non so cosa mangiare dopo cena.

Quando mi pento di aver risposto impulsivamente a qualcuno che non lo meritava.

Quando mi sento molto sola, di solito la mattina presto.

Quando non ho nessuno con cui parlare.

Quando penso che mangerò la pizza ma poi non la prendiamo più e devo accontentarmi di qualcos’altro.

Quando mi dicono che sono una brava persona mentre vorrei che mi dicessero che valgo qualcosa.

Quando i peperoncini stanno mettendo il terzo giro di foglie ormai da giorni e penso che non cresceranno più.

Quando vado via da casa dei miei genitori e Nando ci rimane male, e anche i miei genitori.

Quando mi viene chiesto di fare qualcosa, e poi la faccio e nessuno se ne accorge.

Quando mi dicono che mi sarei dovuta vestire o pettinare meglio.

Quando chiedo come starei con i capelli corti e tutti storcono il naso.

Quando non mi rispondono ai messaggi.

Quando so che qualcuno sta male e non posso farci niente.

Quando vengo messa nelle condizioni di dover fare qualcosa.

Quando mi scordo per molti giorni di seguito di mettere in auto il foglio dell’assicurazione.

Quando sono così stanca da non riuscire a dormire.

Quando devo leggere un libro che non mi piace.

Quando mi sento precaria, sul lavoro e nella vita.

Quando mi sembra di sprecare tempo e di starmi perdendo la parte bella della vita.

Quando so di sbagliare e non riesco a cambiare.

[Sto leggendo Kafka sulla spiaggia di Murakami, ed erano molti anni che non leggevo un suo libro. Non credo che mi stia piacendo, è molto lontano dalle mie corde ma ha come una risonanza di fondo che mi intriga. Spero di riuscire a finirlo prima di aver dimenticato l’inizio, dato che è interminabile e io ho pochissimo tempo].

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