Non capisco.

Come avvenga la mitosi. Come si possa avere paura del semi-labrador. Il senso di guardare programmi tv detestabili per poi lamentarsene. Chi beve bibite dolci sulla pasta al pomodoro. Perché esista il male. Perché esista il bene, quello gratuito e immotivato e puro. Il senso di lavorare un numero di ore spropositato per guadagnare soldi che non si avrà il tempo di spendere. Come faccia la gente a cambiare repentinamente idea. Come faccia la gente a non cambiare mia idea. Come faccia la gente a non averne idea.

Tutti quelli che: No, non ci avevo mai pensato. Tutti i politici sono uguali. Non so proprio chi sia Che Guevara. A votare non ci vado, e me ne vanto. Sono contro la pena di morte, ma quelli che commettono reati odiosi andrebbero mandati al rogo. A dipingere un quadro di Miró sarei capace anche io. Odio Nanni Moretti.

Come si faccia a non leggere e a non morire di noia. Chi tifa milan. Quanto duri la vita di un atomo. Chi non se lo è mai chiesto. Come faccia a propagarsi la luce nel vuoto. Perché in pochi abbiano voglia di parlarne. I moralisti. Chi ha progettato i carrelli del super in modo che si incastrino passando tra una cassa e l’altra. Molti titoli di articoli di giornale. Le polemiche gratuite di un manipolo di vegetariani contro i programmi di cucina. Le canzoni per bamini durante i programmi di cucina. L’odio nei confronti dei piccoli roditori con pelliccia.

Tutti quelli che: Vestito in quel modo non senti freddo? Lo sai che ti chiami come la madonna? Posso farti una domanda indiscreta? Ti dà fastidio se ti dico qualcosa di scortese, sgradevole o potenzialmente ansiogeno? Perché hai le mani sudate? 

Le lamentele meteorologiche per il caldo, il freddo, la pioggia, il vento. Chi non mangia la pizza. Chi non ama cucinare. Gli stakanovisti. Quelli che se ne fregano. Come abbia fatto un’intera nazione a farsi abbindolare da un ciarlatano. Come il mondo abbia fatto a girare la testa dall’altra parte davanti all’olocausto, al massacro di Srebrenica, ai morti di Hiroshima. Dove sia finita la capacità di indignarsi. Come si faccia a sopravvivere a un trauma. Come si possa provare odio verso qualcuno che non si conosce. Come si possa smettere di provare odio verso chi ci ha fatto del male.

Quale sia il trucco per far venire ben lievitato il pan di spagna. Perché sia così diffusa la moda dei leggins. Perché nessuno ammetta che le ballerine fanno male. Perché, se qualcuno ha irragionevolmente terrore del mio cane, sia io a dover andare via, e non questa persona. Perché la morale comune dia ragione allo spaventato e non allo spaventatore, quale che sia la situazione. Perché, di fronte a eventi tragici, sia così difficile ammettere il ruolo del caso. Perché alcune persone riescano ad emergere e altre no. Chi non ama sfogliare i vecchi album di foto. Chi non indossa mai i jeans. Chi finge di non capire. Chi non si accorge di non capire.

Un libro e una ricetta per iniziare bene il 2013 non possono mancare: e allora, orecchiette alle cime di rapa – le cime di rapa vanno mondate, tagliate, bollite, scolate, saltate con uno spicchio d’aglio, qualche strisciolina di pomodoro secco e abbondante peperoncino e poi aggiunte alle orecchiette cotte nell’acqua di cottura della verdura, un piatto della mia infanzia – e il sublime Il sistema periodico di Primo Levi; ventuno racconti che compongono la biografia dell’autore prendendo a pretesto un elemento della tavola periodica per ogni brano. Dall’argon al carbonio, passando per titanio, vanadio e idrogeno, un libro delicato, estremamente interessante, di grandissimo spessore, dolce e mesto e intenso. Scoprire che Primo Levi è stato amico di uno dei fratelli di Natalia Ginzburg mi ha fatto sorridere. Leggetelo, ne vale davvero la pena.

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