Non avevo mai visto.

Qualcuno che ruba una lapide in mezzo a una strada: un pezzo di marmo, sottile e di poco pregio, con una semplice incisione e la foto di un sorriso che non dimenticherò mai.

Un prete che, a metà della funzione, si accorge di aver sbagliato paramenti e se li va a cambiare, scusandosi più volte con i fedeli.

Un posteggiatore che mi guarda inorridito mentre gli chiedo con candore di spostarsi di lì, in modo che possa parcheggiare e andare a lavoro, grazie.

La seconda lezione di un corso di formazione da casa, in tuta e pantofole, con una tazza di tè al fianco e lo strofinaccio appeso alla sedia, e le patate arrosto da girare e salare e controllare tra una slide e l’altra.

Una città con cantieri aperti in ogni rione, che non sia Berlino negli anni Novanta. Un tram che forse percorrerà le strade di Palermo, ma che per ora imbottiglia le macchine senza pietà, stritolandole tra transenne e sottopassaggi e cartelli che indicano come fare a svoltate, parecchie centinaia di metri più avanti.

Un uomo che fa pipì, nel vento freddo di marzo, di fronte al mare, incurante dei passanti e dei rigori dell’inverno, con aria compiaciuta e fiera.

Un cagnetto che cammina d’elezione su due zampe, e quando è felice avanza a balzelloni, mulinando le zampette anteriori come fosse una majorette con le clavette.

Una piazza chiusa al traffico per motivi squisitamente estetici, ridotta a un quadrilatero vuoto, senza una fioriera, una pianta, una panchina, che fa rimpiangere le file di auto posteggiate in bell’ordine, colorate, luccicanti, cariche di sorrisi e aspettative.

Una persona che tenta di percorrere un vicolo a esclusivo transito pedonale, in controsenso, con un’auto di grandezza sproporzionata: e si ostina a girare il volante e inserire la marcia indietro e tentare di raddrizzare il muso del veicolo, indifferente al fatto che il muro di una chiesa medievale, a meno che non costretto da terribili calamità, non si sposterà di un centimetro.

Storie d’amore insensate, basate su presupposti sbagliati, visibilmente monche, che si trascinano per ostinazione, per puntiglio, per banale autolesionismo.

Un bambino di un paio di settimane che dorme otto ore filate per notte, e non si sveglia neanche per la poppata delle 3.

Un canuccio di dimensioni contenute come il meticcetto biondo méchato che tenta di fidanzarsi con una femmina di alano, ignaro della goffaggine della situazione.

La pioggia, grigia e monotona e incessante, dello scorso inverno. L’impressione che la primavera non arriverà mai, ma si passerà dai maglioni di lana alle canottierine in un’unica soluzione.

Un gabbiano che riposa, vigile ma rilassato, sulla calotta in un lampione stradale.

Un cane che protegge la bancarella del padrone, mentre lui è in pausa, sdraiandosi di traverso sul tavolino su cui è esposta la merce.

Una mano che spunta dalle lenzuola, in una mattina piena di luce.

Un libro che è molto di più che un elenco di cose che non piacciono è Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo, autore che è da sempre nella mia personale top ten. È uscito da pochissimo, è lieve come un bacio sulla guancia, merita di essere letto al più presto.

2 thoughts on “Non avevo mai visto.

  1. L’ho letto. Sapevo che ne avresti parlato presto, lo aspettavo! Così come il primo libro ho adorato anche questo. L’ho visto in libreria con la coda dell’occhio e non ho potuto dirgli no, anche se andavo di corsa, anche se ho una montagna di libri sullo scaffale per i quali non è ancora il momento, non ancora. L’ho letto d’un fiato e non mi ha delusa, non avrebbe potuto. È stato confortante ritrovare la sua scrittura delicata, come hai detto tu, un bacio sulla guancia.
    Un abbraccio!

    1. ciao dru, che piacere ritrovarti qui 🙂
      sono contenta che ti sia piaciuto: ho letto critiche più o meno pungenti al libro di Piccolo, e una parte di me ci rimane sempre male.
      un abbraccio forte!

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