Mi stupisce.

Quanto rapidamente arrivi, ogni anno, la primavera: solo un quarto d’ora fa era gennaio e tra una ventina di minuti sarà giugno, poi ci vorranno due o tre anni per liquidare luglio e agosto e improvvisamente verranno accese le lucine di Natale, e sembrerà strano solo a me.

Il colore rossoazzurrovioletto di certi tramonti sul mare che piano piano impallidisce e diventa grigio e poi bianco e poi a un tratto nero, così, come se nulla fosse.

L’odore dolce e rotondo dell’aria di marzo, giallo e asciutto come grano già falciato.

La coincidenza, a volte, tra i miei desideri e la realtà: l’attimo in cui penso Vorrei che andasse così e oplà, va davvero in quel modo.

Quando qualcuno si ricorda di qualcosa che ho detto o fatto o che devo dire o fare e mi manda un messaggio per chiedermi come è andata o come andrà, e tra le righe lascia che io legga Mi importa di te, quello che dici per me vale qualcosa, e io non me lo aspetto e poi sono molto contenta.

Come le parole di un libro che amo possano continuare a risuonarmi nelle orecchie e dietro le tempie e tra i ventricoli anche all’ennesimo ascolto: e come la voglia di andare avanti possa trattenermi per molti minuti in macchina, davanti al portone dell’ufficio, senza che mi importi di stare facendo tardi.

Ogni volta che una certa persona sorride – e lo fa molto spesso, molte volte al minuto – e il mio cuore ha un tu-tùm perché riconosco, tra gli angoli della bocca e le pieghette degli occhi, il motivo per cui mi sono lasciata scegliere.

Lo sguardo di assoluta adorazione che un cane può rivolgere al padrone, due o tre volte nella vita: quell’espressione seria e sicura di amore puro, di puro accoglimento della sua volontà, che nelle persone non ho mai visto.

Il piacere fisico che si prova scrivendo a mano con una penna che scorre bene: e il fatto, a trentaepiù anni, di aver iniziato a utilizzare la penna blu, dopo averla boicottata fino a ieri.

Il profumo intenso di cacao del biscotto che mangio a metà mattina: e il risolino di giocoso sfottimento con cui la collega che li custodisce nel cassetto mi chiede se ne voglio uno o se continuo a fingermi a dieta.

Ricordare con chiarezza il rumore scricchiolante dei miei passi sulla ghiaia, anche se non ci cammino su da molti mesi.

La capacità di cambiare umore di canenando, la rapidità nel trasformare un muso disperato da cane derelitto in un’espressione di pura gioia nel giro di un batter di coda.

La quantità di volte in cui persone che non conoscevo o che conoscevo poco mi hanno parlato di cose che non volevo sapere – malattie imbarazzanti, caratteristiche organolettiche di genitali terzi, abluzioni mattutine – confidando nella mia dubbia capacità di mantenere il segreto.

Chi si impegna per un progetto, per quanto strano o complicato o di nicchia sia, soltanto perché gli piace.

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