Mi piacerebbe sapere.

 

Sto centellinando con sapiente lentezza le ultime pagine di ZeroZeroZero di Roberto Saviano, e già mi manca. L’ho atteso fremente per sette anni, da quando, riluttante e già rassegnata alla noia, mi sono lasciata convincere a leggere Gomorra e l’ho trovato straordinariamente bello. Provata dall’esperienza – Gomorra, quando finalmente avevo iniziato a cercarlo, si era dimostrato introvabile; l’ultima copia della città giaceva tra pomodori verdi e fragole coltivate in serra nel banco frigo del super all’altro capo della città – ho deciso di trotterellare, banconota da venti euro in pugno e senza il semi-labrador convalescente, fino alla cartolibreria del quartiere, il cui proprietario mi attendeva scuotendo la testa mestamente al grido di no signorina, ancora non è sbarcato in Sicilia, se ne parla lunedì. Aveva torto: domenica mattina, accorsa in una libreria spocchiosa del centro per una presentazione, sono rimasta accecata dalla visione: nero, lucido e fiammante, sistemato in simpatiche pilette accanto alla cassa, ZeroZeroZero c’era. Afferrato, pagato e ficcato in borsa con un unico fluido gesto, l’ho iniziato nel pomeriggio, e ci sono volute quasi due settimane a mandarlo giù. Sto ancora raccogliendo le briciole dell’ultimo capitolo, e mai commento fu più a caldo. ZeroZeroZero è un bellissimo libro, ma non è affatto un libro facile. Saviano sceglie di accogliere i lettori con un capitolo atroce, cruento, sgradevole ai limiti del disgusto. Racconta di animali morti, di bestiole agonizzanti, e snocciola una scena di tortura ributtante. A me, che ero rimasta affascinata dalla deliziosa descrizione del porto di Napoli con cui si apre Gomorra, ha fatto l’effetto di una pedata in faccia. Ho scagliato via il libro con violenza, spaventando il semi-labrador accucciato accanto a me, poi l’ho recuperato – il libro, non il cane, che non si era mosso dalla brandina – e letto con attenzione. È un testo faticoso, e lungo, e complesso. È un’analisi puntigliosa e scrupolosissima di tutto quello che gira intorno alla cocaina, della sostanza in sé, del suo indotto, del mercato, del consumo. Da chi la produce a chi la vende a chi ne fa uso Saviano non dimentica nessuno: scruta ed esamina, cerca di porsi domande e di trovare risposte. Conduce il lettore in una sorta di involuta, complessa paranoia: quell’uomo agitato alla guida del camion avrà sniffato coca? E il figlio dei vicini, quello che non saluta mai quando lo incontri in portineria? E quel signore in aereo che si agitava senza tregua era infastidito dai vuoti d’aria, o aveva lo stomaco pieno di ovuli e temeva che il rivestimento di uno cedesse?
ZeroZeroZero è meno scorrevole di Gomorra, meno alato, meno affascinante: ha pochi momenti di descrizione piana
, pochi inserti narrativi, è molto poco autobiografico, o semplicemente lo è in maniera meno dolente e tormentata, più fredda e arrabbiata, forse. E contiene, come uno scrigno, un capitolo dolcissimo e delicato, in cui Saviano si pone una domanda che anche io, da anni, non smetto di farmi: perché mi odiano tanto? Già, perché, a Napoli e fuori, ci sono tanti detrattori di quello che è uno scrittore dalla penna molto felice, con uno stile che ricorda il Sofri meno barocco, un giornalista scrupoloso e attento, uno degli ultimi capaci di svolgere inchieste vere, anche al prezzo della propria libertà personale? L’odio del sistema della camorra lo posso capire, il fastidio del resto dei comuni cittadini d’Italia no: e non citatemi, vi prego, le solite menate su Israele e Palestina, ché per favore, diciamo la verità, non è un argomento sensibile se non, forse, per il 10% di voi. E allora? Davvero, non ci arrivo.
Ricetta di questa settimana? Qualcosa di napole
tano, ovviamente; allora, le pizze fritte, semplicissime e ottime. Pasta di pane – si può fare in casa, ma è molto più semplice prenderla al panificio – modellata in piccoli dischi sottili, del diametro di 5 centimetri, fritta in olio profondo e condita, ancora calda, con sugo di pomodoro e formaggio grattugiato, meglio se un buon provolone gustoso. Da mangiare bollenti!

 

5 thoughts on “Mi piacerebbe sapere.

  1. Adesso ti dirò una cosa che probabilmente troverai incomprensibile. non ho letto nulla di Saviano, e non perché penso che non sia interessante, ma perché in parte ho voglia di leggere altre cose e poi perché, a proposito della domanda che l’autore si pone in uno dei capitoli del suo ultimo libro, credo, sono convinto, che Saviano abbia tantissimi lettori come te che lo amano, lo seguono in televisione, lo aspettano trepidanti davanti alle librerie, e hanno fatto la sua fortuna come autore di grande successo. Poi ci sono altri che non lo trovano simpatico, interessante, magari lo trovano pieno di sé, nei suoi lunghi monologhi televisivi dove spiega al mondo i meccanismi tortuosi del malaffare italiano. Poi ci sono gli agnostici come me: non lo conosco, penso che sia una persona interessante, un uomo coraggioso, lo invidio come scrittore perché oltre che bravo è riuscito per caso o per bravura a trovare il filone giusto, comunque lo evito perché preferisco leggere narrativa pura, che non credo sia quella che lui scrive primariamente. Motivi per amarlo ce ne sono tantissimi, ma anche per odiarlo, non credi? E’ il prezzo della notorietà, tutto qui, credo, rimanendo volutamente a distanza. ciao

    1. non capisco il nesso tra la tua risposta e la mia domanda. che a molti non interessi leggere saviano perché non sono appassionati di saggistica, o preferiscono quella che chiami narrativa pura, o hanno a cuore altri argomenti, mi sembra ovvio e naturale. mi chiedevo il perché, invece, dell’astio e della rabbia di tutti coloro che lo accusano di aver palesato l’orrore della camorra: come se svelare il male coincidesse con l’inventarlo. tutto qui.

  2. Non avevo capito che ti riferivi a questo, al fatto che, ti cito:
    dell’astio e della rabbia di tutti coloro che lo accusano di aver palesato l’orrore della camorra: come se svelare il male coincidesse con l’inventarlo.
    Non emergeva con la stessa chiarezza questo aspetto, ma faccio un passo indietro, non immaginavo che al di là della camorra ci fossero italiani ostili a Savaino per la sua battaglia culturale, io a Bologna non ne conosco, ma se lui ha scritto un capitolo sul’argomento e tu ne sei convinta sarà di certo così.

    1. io, purtroppo, ne conosco milioni: tutti quelli che “lui con la camorra ci mangia”, o “se non lo hanno ucciso vuol dire che è un millantatore”, fino a “dà un’immagine negativa dell’Italia”. Che tristezza…

  3. sono d’accordo con te, è invidia, gelosia, tipica maldicenza molto italiana, puoi metterla insieme al nostro modo di votare, e di mandare in malora questo paese, tante cose incredibili, tante risorse, tutte vanificate dal malaffare. Chi in Italia dimostra coraggio e perseveranza o viene ammazzato o emarginato e tu (siciliana se non sbaglio) lo sai meglio di me. Comunque Saviano qui in Emilia è molto amato, il suo coraggio, la lucida capacità di analizzare la realtà. Credo che molti italiani lo apprezzino e basta vedere i dati di vendita delle sue opere. Cerchiamo di vedere il lato buono. a proposito oggi è nato un nuovo governo, incrociamo le dita.

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