Mi piace.

Il profumo dei gelsomini dolcesuadente estenuato nelle sere calde di maggio, l’odore grigiometallico di pioggia dei primi giorni freddi di ottobre, il sentore terroso di camino che colpisce, pungente, in certi crepuscoli di dicembre.

La consistenza di velluto rigido delle foglie del basilico, la promessa di estate di ognuna di loro; il ricordo dolcestancante dei pomeriggi di agosto a preparare le bottiglie di salsa di pomodoro in giardino, le mani delle nonne che impugnavano con destrezza la tappatrice, la promessa di rnfrescarsi, più tardi, con il tubo da irrigazione dell’orto.

Il sorriso di gioia pura di canenando: quello sguardo di fiducia assoluta che segue il momento in cui gli angoli della sua bocca vanno indietro, scoprendo la lingua rosa guizzante; l’istante in cui, chiamato, accorre: e quel lampo negli occhi di felicità profonda, infantile, di cuore, che precede il momento in cui mi franerà fremendo tra le braccia.

La compiuta bellezza di inserire un pezzo del puzzle al proprio posto: il gesto che si colloca nello spazio con precisione, i confini che combaciano come se non aspettassero altro, la figura bramata che prende forma un tassello dopo l’altro.

Il sapore definito e pungente del pollo allo zenzero e miele: la sensazione che ogni boccone possa essere più gustoso e compatto e succoso e agrodolce del precedente, come in un piccolo spettacolo di fuochi d’artificio in cui ogni colpo sia più scenografico di quello venuto prima.

La tagliente perfezione di ogni verso uscito dalla penna di Caproni: il mondo di idee riflessioni cambi d’opinione che si scorge dietro ogni singola sillaba, la cura assoluta e quasi paterna con cui ogni parola è stata scelta, affilata, limata pulita lucidata per mostrarla al mondo nel suo compiuto universo di senso.

La felicità piccola, giovane, di pancia di un tappeto morbido e colorato sotto i piedi: un tappeto da bambini, decorato da bottoni grandi come trentatrè giri, che fa sorridere per il solo fatto di essere lì.

Svegliarmi abbastanza presto, il sabato mattina, per potermi alzare e controllare le email e i messaggi e aprire le finestre del soggiorno e tornare a letto, nella penombra pigra delle nove, per leggere ancora mezz’ora e poi ancora un quarto d’ora e poi dai ancora un po’, finisco solo il capitolo, e pensare a quanto sarebbe bello poter passare un’intera giornata così e poi pensare ancora che invece no, la mia giornata sarà molto più bella e stimolante di così.

Sorridere agli sconosciuti per strada, soprattutto alle persone anziane: per avere in cambio un sorriso tuttorughe che mi strizza un poco il cuore.

Chiedere come stai e sentirmi rispondere bene, senza sottintesi né ombre né venature di rammarico.

Abbracciare forte qualcuno a cui voglio bene.

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