Marcello, come here!

Non sono mai stata particolarmente picciriddara; a parte poche eccezioni – per esempio Stefanuccio, che è un pupetto tenero e simpatico e poi è il figlio della mia amica Fra’ e questo gli dà un indubbio vantaggio iniziale, o Pagnottino, che è nipote di amicastorica e, anche se non lo vedo da una manciata di anni, lo seguo da lontano e rido molto alla sue domande – a me i bambini non interessano in modo specifico; li trovo, in genere, viziati, noiosetti e troppo lontani da me. Ancor meno ho mai concepito la mentialità siciliana del lasciatelo in pace, è picciriddo! per giustificare qualsiasi monelleria, capriccio o nefandezza compiuta da essere umano di età inferiore ai dieci anni. Ma.

Vivo a Palermo da un nugolo di anni, e so bene quanto l’estate siciliana – che notoriamente inizia a maggio e finisce a ottobre – possa essere calda e spossante. Da piccola odiavo il mare, la spiaggia di Mondello, la sabbia che restava incastrata nel costume per tutto il giorno, le spalle spellate, i capelli schiariti dal sole: ma, se non avessi avuto la fortuna di una casetta di villeggiatura minuscola ma vicina al mare e di due nonne disponibili a portarmi a fare un bagno ogni mattina, penso che sarei impazzita di noia ed esasperazione. Mi chiedevo da bambina – me lo chiedo un po’ anche ora – cosa facessero i miei compagnetti di classe, quelli che non villeggiavano a Mondello e non avevano genitori o nonni che li portassero alla spiaggia: stavano a casa tutto il giorno? Andavano ai giardinetti, a passeggiare per il quartiere, al mercato? Guardavano la tv? E cosa fanno oggi, nelle lunghe mattina d’estate, i bambini palermitani che non hanno il mare (o qualcuno che ce li porti)? Prendono un autobus, a rischio di sgradevoli incontri, di perdersi o di rimanere sui seggiolini arancioni di plastica rovente per tutto il giorno? E se hanno solo sette o otto anni?

A Palermo, dal 1591, in mezzo alla Vucciria c’è una fontana; si chiama Fontana del Garraffello, è piccolina, di media bellezza, discreta, silenziosa. Negli ultimi anni in pochi, pochissimi se la sono filata: e infatti, fino a qualche mese fa, era ridotta a un cumulo di spazzatura, sapientemente maltrattata dai giovani della Palermo-bene che la sera vanno nei rioni popolari del centro a bere birra comprata in bancarelle abusive. Poi è stata restaurata, la fontana, e protetta da una cancellata a lance di ferro, bassa, facilmente scavalcabile: e già la cancellata, ecco, a me sembra brutta e inutile e odiosa, non permette di bagnarsi, di bere, di rinfrescarsi, di fruire della fontana pomposa riconsegnata al quartiere. Qualche giorno fa, sui social è apparsa la foto di due bimbi: in costumino e scarpette, facevano il bagno proprio nella fontana del Garraffello. A me sono sembrati teneri: due corpicini troppo grandi per la vasca minuta della fontana, poco più di una vasca da bagno, con le ciabatte per non scivolare sul basolato, i capelli dritti sulla testa. I commenti negativi, sulle pagine di note testate giornalistiche locali, si sono sprecati: la maggior parte inneggiavano alla pubblica gogna per i due bagnanti e per le loro famiglie, colpevoli di aver distrutto la sacralità di un monumento che, non so se l’ho detto, fino a ieri nessuno si filava di pezza. Ma eccoli, i difensori della morale: nella fontana non si fa il bagno, quindi forza, che si puniscano i monelli.

Ora, io detesto i bambini che urlano in pizzeria, che fanno casino al cinema, che corrono e si spintonano al supermercato: ma andare a mare dalla Vucciria è un viaggio, e questi due bambini non avranno avuto, probabilmente, genitori disponibili a portarli al parco – perché impegnati, ad esempio, a portare il pane a casa. Se hai otto anni e abiti a piazza Garraffello, a Palermo, in estate, non hai nulla da fare che non sia stare a casa o ciondolare per strada: non c’è una piscina, un centro ricreativo, un giardino dove giocare. E se c’è una fontana, e l’acqua è fresca, e ci vuoi fare un bagno dentro, senza distruggerla o rovinarla: fallo, accidenti, ché di questa sacralità dei monumenti, da storica dell’arte, faccio volentieri a meno. A me i monumenti piacciono vivi: e cosa c’è di più bello di una fontana con qualcuno dentro?

P.s.: molti hanno giustificato il proprio livore sostenendo che la destinazione d’uso di una fontana non è che qualcuno ci si immerga; se è per questo, la destinazione d’uso delle chiese è pregare: quindi basta foto, visite turistiche, biglietti di ingresso e guide che illustrano i mosaici, plis.

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