Mali di stagione

Il semi-labrador ed io detestiamo l’estate. Lui per ragioni pratiche, sole che picchia sul pelo nero, passeggiate necessariamente più brevi causa asfalto vicino al punto di fusione per molte ore al giorno, penosa ricerca, in casa, di un angolo decentemente ventilato; io, perché non amo il mare, la ressa in spiaggia, i sandali, le cene a base di gelato, ma soprattutto l’imposizione sociale del divertimento a tutti i costi, della villeggiatura obbligatoria, della vacanza-ad-agosto a cui non si può rinunciare. Io non ho voglia, d’estate, di fare niente di più di quello che faccio durante il resto dell’anno, con l’unica variante di farlo in prendisole e infradito di gomma, con un bicchiere di the freddo iper-zuccherato e/o una granita di gelsi. Non sento la necessità di alimentare un senso di colpa già di per sé costantemente attivo solo perché non mi sto sbattendo abbastanza per distrarmi, per fare “qualcosa di diverso”, sia esso un falò sulla spiaggia, una passeggiata spacca-polpacci sotto il sole di mezzogiorno, una trasferta ad Ibiza la settimana di ferragosto.

Da quando avevo sei o sette anni trovo l’estate terribilmente noiosa; penso di essere stata l’unica bambina a piangere regolarmente l’ultimo giorno di scuola. Detesto i programmi tv patetici, la riproposizione di puntate del Medico in famiglia in cui la figlia, ormai abbondantemente in età da marito, portava il pannolino, le pubblicità di gelati condizionatori docciaschiuma che non-lavano-via-l’abbronzatura abbigliamento sportivo in lycra costumi da bagno che farebbero sembrare grassa e piena di cellulite anche Kate Moss. Non sopporto la definizione “libri da ombrellone”, e meno che mai apprezzo i suddetti, di solito gialli noiosi di scrittori scandinavi o romanzetti italiani stile Fabio Volo utili solo a chi vuole creare, su Facebook, l’ennesimo gruppo il cui amministratore si faccia chiamare Ninfa dei boschi o Lacrime nella pioggia o altre amenità di questo tipo. L’estate è lunga, calda, opprimente, interminabile. C’è bisogno di buoni libri, per superarla con pochi danni.

Esattamente un anno fa combattevo strenuamente con I fratelli Karamàzov, prima di deporre le armi e dichiararmi incapace di compiere l’impresa; ci sono voluti Truman Capote e il suo adorabile Musica per camaleonti, oltre al genio demistificatorio di Chuck Palahniuk con Survivor e Invisible monsters e all’opera omnia di Francesco Recami, che non conoscevo e che ho pescato dal banco di una libreria malmessa e disordinata ma piena di chicche che qualcuno ha avventatamente aperto quasi sulla spiaggia e dove entriamo, di solito, soltanto io e il semi-labrador, per tentare di sopravvivere ad afa, scirocco, vicini di casa con bambini strepitanti armati di tricicli e mini-scooter multicolori, folle di bagnanti in pareo a fiori che invadono le strade (senza marciapiede) in cui il quadrupede ed io tentiamo di far pipì in pace.

Una delle poche cose buone dell’estate è la frutta. Dolce, matura, sensuale, pelucchiosa. Un ricco frullato di albicocche con poco zucchero di canna e Il Vangelo secondo la scienza di Piergiorgio Odifreddi sono già un buon inizio.

9 thoughts on “Mali di stagione

  1. Oltre alle strade senza marciapiede con cane al seguito abbiamo in comune: l’ odio per i pareo, l’ insofferenza per il caldo e le obbligatorie vacanze ad agosto. Abbiamo dovuto farle per anni ed anni, causa chiusura ditta (di lui) e compleanno babbo (sempre di lui). Detesto pure io le folli urlanti e telefonanti ma non detesto i libri da ombrellone. Ogni tanto una pausa ci vuole. I giallisti scandinavi li ho scoperti, almeno uno, molto prima che diventassero autori di mattonate best – sellers, osannati da critica e compratori. Letti veramente, dopo?
    Il frullato di albicocche è buono anche senza zucchero con una lacrima di latte, freddo gelato. Ma prova anche quello di pesche, se riesci a trovarle buone. Noi abitiamo a un tiro di sputo da un paese che si chiama Pescantina, nato il secolo scorso intorno a frutteti. Adesso ci sono solo alberi di nettarine, senza sapore e senza profumo. Per trovarne di decenti dobbiamo andare a Riccione e comperare quelle di Cesena.
    Stavolta un “libro da ombrellone” te lo consiglio io, se non lo conosci già, I Newyorkesi. di Cathleen Schine. La maggior parte dei protagonisti è posseduto da un cane.
    Grazie anche questo sabato.
    lamate.
    p.s. I fratelli Karamazov sono riuscita a finirlo, nel mio periodo russo, tanti tanti anni fa, ma non so cosa è una granita di gelsi.

    1. io ho fatto vacanze agostane per molti anni, prima di scoprire il piacere del viaggetto settembrino. ora, guai a chi me lo tocca!
      sui giallisti scandinavi, non so che dire; ho provato a leggere la coppia sjöwall e wahlöö con scarsi risultati. quanto all’amata trilogia millennium, ho approcciato il primo romanzo, mi sono annoiata terribilmente, l’ho messo giù.
      il libro di cui mi parli, i newyorkesi, l’ho letto un paio di anni fa; è molto invernale, se mi passi l’espressione, infatti l’ho comprato al super e poi sbocconcellato in un gennaio freddo gelido, sotto il piumone; mi è piaciuto tanto, tenero, coccoloso, commovente.
      infine, qua abbiamo pesche buone, ‘duci’ (dolci) e succose; quelle che la gente predilige sono le montagnole, bianche e zuccherine, mentre io adoro quelle gialle, grosse e morbide. ‘a persica bedda, come abbannia il fruttivendolo per le strade
      un bacio, mate
      aaah, niente granita di gelsi? semplice semplice: gelsi frullati e passati al colino, addizionati di poca acqua, succo di limone e zucchero, fatti sobbollire e poi messi a freddare nel congelatore. raschia ogni tanto il composto con la forchetta, e poi ti leccherai le dita!

  2. Neanch’io sopporto il caldo, mi fa sentire così fiacca…soprattutto quando dovrei studiare…Invisible monster è davvero un grande libro, anche con il caldo preferisco un libro come questo a quelli di Fabio Volo(ti prego!!!). Grazie per le dritte!!!

    1. a me il caldo in realtà non dispiace, è tutta la baraonda estiva che mi stanca e deprime e annoia. i libri di fabio volo si possono usare solo per zeppare un tavolo. grazie dei complimenti! 🙂

    1. mmmh, ci sono archetipi che affondano le radici nell’inconscio collettivo: tra questi, il divertimento forzato ed obbligatorio dell’estate. venendo al tuo posto, a me non piace molto la luce, il suo modo arrogante, prepotente, saccente di imporsi; preferisco il buio, morbido, avvolgente, silenzioso, in grado di nascondere lacrime, visi arrossiti, imbarazzi e timidezze

      1. stasera sono stata completamente al buio e non era male. in genere, se ho voglia di buio quando c’è luce, posso anche chiudere tutto, mentre la luce artificiale non è mai uguale a quella naturale 🙂

  3. non ti ci vedevo a fare pipì assieme al semi-labrador @___@
    io l’estate invece la amo, le belle giornate piene di sole mi sollevano il morale da meteoropatica che non sono altro ^____^
    P.S.: il primo della serie millenium ho cominciato a leggerlo a Favignana un paio di anni fa, mi sono annoiata terribilmente, non l’ho mai più riaperto 😀
    P.P.S.: sospetto che a lamate fossero scogniti proprio i gelsi, nel senso del termine. magari mi sbaglio…

    1. infatti, c’è troppa gente e marciapiedi scomodi e stretti. altro che fare una pipì in pace…

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