Libri che fanno paura.

Che io abbia una smisurata paura dei libri è cosa risaputa; da quando, bambina, costrinsi i miei genitori a relegare in cantina una copia illustrata di Biancaneve perché l’espressione arcigna dei sette nani mi atterriva, l’elenco dei libri che mi hanno spaventata e che per questo sono stati occultati nell’armadio sotto pile di coperte o regalati ad amici temerari è lungo e variegato. Col tempo, ho imparato ad auto-censurarmi, a negarmi bei romanzi per paura della paura, a chiedere approfonditi dettagli e spoiler a chi aveva letto il libro prima di me. Solitamente, con tutto questo lavoro preliminare di analisi e spionaggio – sei sicura che non faccia paura? Non è che qualcuno, a un certo punto, si punge con un fuso? – riesco a evitare di incappare in libri troppo spaventosi. Solitamente. Ma stavolta, invece, accidentaccio no.

Mi sono imbattuta in un articolo in cui venivano elencati una serie di romanzi per adolescenti; il presupposto era che i ragazzi non leggono perché vengono proposti loro libri obsoleti, o moralisti, o scritti a scopo educativo-istruttivo, o semplicemente noiosi. Perché non provare a individuare per loro, si chiedeva l’autrice, romanzi diversi? Romanzi attuali, ben scritti, con tematiche adatte alla loro età, dirompenti, fuori dagli schemi, che toccano corde profonde dell’animo e, perché no, che facciano paura? Che facciano paura: era specificato, ma io, che sono sempre in cerca di stimoli nuovi e di bei libri, ho scorso famelica la lista e ho pensato che dai, su, non ho sedici anni, una cosa che fa paura a un ragazzino non la farà anche a me, no? Ho letto le trame, ho cercato pareri online, ho scorso recensioni, ho scelto: e poi ho letto da cima a fondo Bunker diary di Kevin Brooks, e sono morta di paura.

Il libro parla di un ragazzino, Linus, che viene rinchiuso da un ignoto sequestratore in un bunker, appunto. A me, di solito, questo genere di libri non fa molta paura; pensavo di trovarmi davanti a qualcosa di simile a Stanza letto armadio specchio di Emma Donoghue che è un libro bellissimo, pieno di speranza. E invece.

+++ATTENZIONE SPOILER!+++

E invece questo libro è terribilmente spietato, e racchiude al suo interno le cose che temo di più: il fuoco, i cani aggressivi, la crudeltà gratuita. I personaggi riunchiusi con Linus nel bunker, cinque persone tra cui una bambina, moriranno tutti: e moriranno male, come si dice in siciliano, tra orrendi dolori e nell’assoluta mancanza di senso. Morirà anche Linus, alla fine: e noi non sapremo mai da chi sono stati sequestrati, e perché; non sapremo se il rapitore senza volto ha scelto le sue vittime con un piano preciso o se le ha raccattate per caso, semplicemente perché si è imbattuto in loro per strada. Non sapremo dove sono stati tenuti, i sei malcapitati, e perché alcuni comportamenti venissero puniti e altri premiati, senza alcuna riconoscibile logica; non sapremo neanche perché, di punto in bianco, sono stati abbandonati alla morte per inedia: e questa mancanza di spiegazioni, questa conclusione mozzata, aumenta il mio senso di disagio. Per la prima volta, sento di non capire cosa l’autore di un libro volesse dire; di cosa ha parlato, e perché a me sfugge? Era tutta una metafora – ad esempio, della Shoah, con la sua immotivata violenza rivolta anche ai bambini, con la sua mancanza di senso, con l’assoluta e brutale ingiustizia e inspiegabilità che la caratterizzano? Queste persone rinchiuse in un luogo fuori dal mondo, alla mercè di un incomprensibile sconosciuto, erano forse le vittime dell’Olocausto? Ma questa lettura metaforica non si evince da nessuna parte; e allora, che senso ha questo romanzo? Di cosa stiamo parlando? Della cattiveria, della casualità della vita? Dell’adattarsi alle circostanze? E a che scopo, se poi comunque si muore? Fino a un certo punto, mentre procedevo con la lettura, ho pensato che il nucleo della narrazione fosse lo stimolo a cooperare: e infatti, i personaggi che non collaborano muoiono malamente per primi. Ma, ecco, mi aspettavo che gli altri riuscissero a trovare un escamotage per scappare, o per continuare a vivere nel loro mondo parallelo: e invece no, muoiono tutti, anche la piccola Jenny, che è solo una bambina indifesa, anche Linus, che è un ragazzino buono, animato da un profondo senso di giustizia, pratico, fattivo, sensibile. Muoiono, nel silenzio di un bunker, senza una parola, senza che nessuno ne sappia nulla. E io non capisco, non capisco come questo libro abbia vinto premi prestigiosi, come possa essere piaciuto a moltissimi lettori, cosa abbia da dire a un pubblico di adolescenti: e questo aumenta la mia paura, il mio sgomento, il mio malessere quasi fisico.

Ho cercato, in rete, di confrontarmi con qualcuno che abbia letto questo libro: ma finora non ho trovato nessuno che mi aiuti a fare chiarezza, solo generiche lodi al libro per la sua capacità di avvincere – che non nego, assolutamente.
Cerco volontari: chi legge questo libro per parlarne insieme?

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