L’Homo Mondellianus non va a mare.

 

Mondello, la ridente borgata marinara posta ai piedi di Monte Pellegrino, propaggine estrema della città di Palermo, è popolata da una specie umana con caratteristiche proprie: l’Homo Mondellianus.

L’Homo Mondellianus è molto diverso dall’Homo Panormitanus. Vive nel suo quartiere, da cui tende a non uscire, se non per gravi e improcrastinabili motivi; questi vanno accuratamente vagliati e, in ogni caso, sono sempre giudicati insoddisfacenti rispetto alla prospettiva di allontanarsi dal suolo natìo. La tipica espressione avant’ieri me frati scinnìu in Palermu, da pronunciarsi con accompagnamento di evidenti ammiccamenti ed eloquenti gesti delle mani, sottolinea l’intrinseca assurdità della scelta: che motivo ci può mai essere per prendere l’auto e varcare il sacro confine di via Saline?

L’Homo Mondellianus, sebbene viva in una borgata marinara, non va mai a mare. La spiaggia, si sa, è il regno incontrastato degli Homines Panormitani: da loro l’Homo Mondellianus si tiene alla larga; a volte, la Mulier Mondelliana si reca al mare: ma ci va rigorosamente di giorno feriale, meglio se di lunedì, e non più tardi delle 9. Alle 11 è già a casa: o meglio, è sulla soglia di casa, in copricostume e ciabattine infradito, e commenta con le vicine quanto sia stata faticosa e spossante l’impresa.

L’Homo Mondellianus mette in atto tipici comportamenti propri degli abitanti dei quartieri meno abbienti della città di Palermo: si addormenta al sole, adagiato su scomode sedie a sdraio dalla tela logora, sul ciglio della strada; prende l’acqua alla fontanella e la porta a casa in scomodi bidoni di plastica; gira esclusivamente a torso nudo, anche sotto la pioggia battente; lascia giocare i cuccioli in vialetti e cortili, permettendo loro di correre vociando su biciclette arrugginite; pulisce il pesce, lava l’auto o si sciacqua i piedi necessariamente al cospetto di non meno di dieci persone. Nonostante questi atteggiamenti, e nonostante non lavori – a meno che non sia il proprietario di un esercizio commerciale della borgata – e vesta regolarmente con capi strappati o almeno macchiati, l’Homo Mondellianus non è affatto in difficoltà economiche: anzi, di solito possiede interi caseggiati e angoli di borgata, che affitta a prezzi irragionevoli agli Homines Panormitani in fuga dall’afa estiva.

L’Homo Mondellianus non ha il senso della privacy; di norma, cena nel giardino antistante la sua casa, avendo cura di posizionare il tavolo nel punto più vicino alla carreggiata. Se desideroso di riposto, l’Homo Mondellianus non ritiene di dover andare a celarsi dallo sguardo altrui: ma preferisce sonnecchiare su sedie e panchette poste davanti all’uscio di casa o in porzioni di marciapiede ombreggiate dai gelsomini.

L’Homo Mondellianus mostra una venerazione profonda per la Madonna Assunta, per il tabaccaio, per la statua di padre Pio, per il fruttivendolo ambulante. Mal sopporta i supermercati, la volontà di comprare i quotidiani entro le 10 o di trovare ogni giorno pane fresco, tutti i dispositivi elettronici – che per questo motivo funzionano poco e male -, qualsiasi indumento, dalla maglietta al frac, che copra dalla vita in su.

La vita nell’enclave dell’Homo Mondellianus può essere noiosa e ripetitiva: per fortuna, una fornita libreria posta a due passi dal mare (e nella quale l’Homo Mondellianus non metterebbe mai piede) offre ristoro ai visitatori. Da lì viene Figuracce, la raccolta di racconti che sto leggendo per ora: gradevole, leggerina, impreziosita dalle sapienti manone del mio amato Francesco Piccolo.

 

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