Letture-da-estate, ovvero il giallo come operazione commerciale.

Non c’è lettura più estiva di una raccolta di racconti gialli. E poi si sa, amo i libri Sellerio – nello specifico, gli ebook Sellerio -, amo i gialli, amo i racconti: era naturale accompagnare questi giorni di caldo opprimente con un ventilatore sparato in faccia, molte confezioni di succo di albicocche e Turisti in giallo.

La ricetta di casa Sellerio è sempre la stessa: prendi una manciata di autori, più o meno bravi e simpatici e sulla cresta dell’onda, aggiungi una tematica di riferimento legata al calendario o al tempo atmosferico, Natale capodanno la scuola o le vacanze, e il best-seller è fatto. Ineccepibile strategia editoriale, meglio nota come squadra che vince non si cambia: tanto, per ora, basta mettere il nome di Manzini o di Malvaldi e si vende anche l’elenco del telefono.

Intendiamoci, non è male, Turisti in giallo: è il tipicissimo libro da ombrellone, senza pretese culturali radical-chic; il difetto sta tutto nell’avere messo insieme autori diversi, con stili e abilità narrative diverse, che sbilanciano il libro facendolo passare da piacevole e godibilissimo ad assolutamente irritante nel giro di due pagine.

I racconti migliori, come è prevedibile, sono quelli di Manzini e Malvaldi: due veri gialli, con trame brevi ma sensate. Rocco Schiavone continua a lamentarsi per il freddo, il che, tre romanzi e un pugno di racconti dopo, inizia a diventare un po’ stucchevole, ma suppongo che non smetterà mai di farlo, quindi pace; la trasferta in montagna senza vecchietti al seguito, invece, fa respirare il barrista Massimo e i suoi lettori: ne viene fuori un racconto spiritoso e brillante, fuori dai soliti stereotipi e dal trito scambio di battute usuali. Il contributo di Piazzese, invece, potrebbe spingere alle lacrime i suoi lettori della prima ora: sembra scritto all’indomani di La doppia vita di M. Laurent e il sapore un po’ retrò dato dai prezzi in lire è stemperato dalla tenerezza di avere ritrovato un vecchio amico, quel Piazzese che con gli anni si è un po’ (un bel po’) perso, in grande spolvero. Alicia Giménez-Bartlett fa il suo lavoro, come sempre: un raccontino un po’ stiracchiato ma salvato dalla indubbia maestria dell’autrice e dalla caustica simpatia di Petra &co.

Un discorso a parte meritano Recami e Savatteri: e lo so, lo so, a me non andrebbero a genio neanche se scrivessero un panegirico sulle mie indubbie qualità di venditrice di cocomeri, ma insomma. Sul perché Recami, che scriveva bellissimi non-gialli, si ostini a scrivere brutti gialli, mi ha illuminata la lettura di La memoria di Elvira: però accidenti, questo racconto è, come sempre, di rara inutilità e mancanza di senso ed eleganza e mera logica. Quanto a Savatteri, l’impressione è che a lui piaccia scrivere più di quanto agli altri piaccia leggere quello che scrive: e quindi, ecco il solito racconto over-size, che di giallo ha solo il nome, pieno di riferimenti e strizzatine d’occhio e auto-pacche sulle spalle e quanto-sono-figo. Sbuff.

Sembra che il caldo non passerà molto presto: quindi, niente paste e risotti e pizze e frittate, ma via libera a un bel frullato a base di yogurt e pesche gialle: freschissimo, dissetante, pieno di sali minerali e, perché no, anche dietetico.

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