Lasciarsi prendere la mano

Ho comprato il nuovo romanzo di Camilleri, Il gioco degli specchi. L’ho atteso con ansia, sono andata tre o quattro volte col semi-labrador alla libreria a pochi passi da casa a chiedere se per caso fosse arrivato, e poi finalmente ho visto le pile ordinate di volumetti con la copertina blu notte e mi sono precipitata a farmene dare una copia. In linea di massima, i libri di Camilleri mi piacciono molto; l’espediente del dialetto è originale, la trama gialla è di solito intrigante, il personaggio di Salvo ha quel giusto equilibrio di stronzaggine e ingenuità che lo rende simpatico. Però.
Però, ecco, capisco che sia umano, per uno scrittore, individuare un filone che tira e restarci imbrigliato; capisco che possa essere difficile avere sempre qualcosa di nuovo da raccontare, personaggi da schizzare, una trama diversa da imbastire, indagini da condurre, rapporti umani da decrittare e descrivere, soprattutto se si pubblicano due o più titoli l’anno. Capisco che possa essere normale crogiolarsi nella sicurezza di aver individuato cosa piace al pubblico e rifiutarsi di cambiare. Però, ecco, ora si esagera.
Ogni giallo di Camilleri che racconti di un’indagine condotta dal commissario Montalbano inizia, fateci caso, col protagonista a letto, di buon’ora, che si sveglia e commenta tra sé il tempo atmosferico. Con la sola esclusione di La forma dell’acqua, primo romanzo della serie che presenta caratteristiche un filo differenti, tutti gli altri libri cominciano con Montalbano che si sveglia, sbircia dalla persiana per sincerarsi del tempo che fa (dato che lui, e Camilleri ce lo ripete ogni poche righe, è meteoropatico) e rimugina sul pasto che ha consumato la sera prima (di solito qualcosa di gustoso ma pesante e di difficile digestione) o sull’immancabile azzuffatine telefonica con Livia. Da qui in poi, la successione di luoghi comuni ‘alla Camilleri’ proseguirà fino alla fine; ci sarà senza dubbio una donna bella ma pericolosa che tenterà un approccio con Montalbano, e lo farà sempre, sempre, baciandolo a tradimento sulle labbra. Ci saranno pranzi luculliani a base di insalata di mare e triglie di scoglio da Enzo, e ci sarà bisogno di una passeggiata distensiva ‘a ripa di mare’, fino allo ‘scoglio chiatto sutta il faro’, dove il commissario si divertirà a disturbare un granchio. Ci saranno telefonate rabbiose con Livia, e ci continueremo a chiedere perché, accidenti, non si lasciano, ci saranno gli sciocchi strafalcioni di Catarella, le delizie preparate dalla cammarera Adelina, e mai che un piatto le riesca meno che perfetto, che al confronto Vissani è un dilettante. E poi avanti con meccanici e carrozzieri esperti di armi da fuoco e inseguimenti, Fazio e il suo complesso dell’anagrafe, e il silenzio imposto a tavola e sempre rispettato dai commensali senza fiatare, come se fosse normale pranzare senza poter profferire verbo. Le cicaronate di caffè, le docce fino a spardare tutta l’acqua dei cassoni… Niente di nuovo, nel contenuto come nella forma, quel dialetto da esportazione che credo che nessuno, in Sicilia, si sia mai sognato di parlare; meno che mai col questore, poi.

I libri di Camilleri sono pieni di ricette, danno l’impressione di avere un po’ di Sicilia in bocca. In questo periodo, provate il tonno con la cipollata: le fette di tonno fresco, leggermente infarinate e fritte, vanno cotte cinque minuti insieme ad abbondanti cipolle bianche precedentemente affettate, stufate e condite con l’agrodolce. Servite freddo con foglioline di menta: Adelina sarebbe fiera di voi.

6 thoughts on “Lasciarsi prendere la mano

  1. Ho smesso di leggere i romanzi di Camilleri da tempo.
    Mia moglie continua ad aspettarli e ad acquistarli come io facevo con i Tex quando ero ragazzino, con una gioiosa aspettativa, la sicurezza di ritrovare un amico, uno stile, una trama e un linguaggio accattivanti.
    La capisco ma a me hanno abbastanza scassato i cabasisi e come dichiara lo stesso Camilleri anche a lui, ma non può smettere, perché per la casa editrice è una garanzia di vendite, quindi scrive magari altre cose che vende sicuramente meno, e ogni tanto sforna uno di questi romanzetti di sicuro successo.
    E’ la legge del mercato.

    Che dire … fa bene lui anche se per essere sincero se avessi i suoi anni e il suo carisma forse valuterei cosa mi interessa di più fare nella vita.

    ciao

    1. in realtà non so quanto le altre cose che scrive vendano poco… ormai la firma ‘camilleri’ è un marchio di fabbrica, la gente vede il suo nome e acquista il libro. come te, capisco le necessità dell’editore, un po’ meno le sue, se non, forse, un ego smisurato

  2. i libri di camilleri me li seleziono, e li centellino come il barolo chinato nelle serate d’inverno con gli amici, proprio perché la ripetitività non mi disturbi al punto da rendermeli insopportabili….ma il tonno con le cipolle….!!!

    1. annamaria, devi assggiarlo… il tonno con la cipuddata, servito ben freddo e con molta menta fresca è delizioso. in sicilia, è un pasto tipicamente pasquale. l’agrodolce stempera il forte delle cipolle, che a sua volta addolcisce il sapore deciso del tonno. provalo!

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