La formula matematica della serenità

Mi piace leggere. Mi rilassa e rasserena, mi culla e carezza e consola, addolcisce la piega amara delle mie labbra, il cipiglio corrucciato da giornata-no. In un oceano di contingenze ansiogene e nemici immaginari, di semi-labrador infangati e con il muso da senso di colpa e di volte a crociera che insistono su spazi quadrangolari di forma irregolare, di quasi-amici e non-più-amici, di delusione e tristezza e incomprensioni, di calzini a righe multicolor disperatamente bagnati e di capelli arricciati arruffati elettrizzati dall’umidità, la formula scientifica nota come libro&piumone continua a dare insperati risultati.

Mi piace leggere; ancor di più, mi piace scoprire libri leggendone altri. Mi piace che uno scrittore mi descriva un suo collega, o che citi il titolo di un romanzo che ha letto, che lo ha appassionato, che magari appassionerà anche me. Amo gli autori generosi, che mi presentano gli amici, mi consigliano il titolo di un saggio, mi raccomandano di ascoltare una canzone che dà loro i brividi, di provare un piatto che a loro fa venire l’acquolina.

Natalia Ginzburg, per esempio; mi ha fatto conoscere Pavese: me lo ha mostrato dolce e sfuggente, silenzioso e ombroso e triste, ormai stanco, privo di fiducia, di stimoli, di energia. Pieno di pena, ma attento, premuroso, schivo. Me lo ha indicato già di spalle, mentre andava via confuso e solo, turbato.

Mi ha presentato anche Leone, suo marito, ma di sfuggita e come a cenni; il tempo di affezionarmi e già non c’era più, sparito tra le sbarre di Regina Coeli e tra le righe di Lessico famigliare, sicuro e appassionato, coraggioso, impavido, solo e disperato, giovane e sofferente e già scomparso.

Enrico Brizzi mi ha confidato come per caso che Andrea De Carlo, per lui, era un grande scrittore; e che, dei suoi romanzi, il migliore era Treno di Panna, scabro e ruvido, acerbo, vivo. Starnone, invece, mi ha detto che stimava una ragazza che leggeva Pube angelicale di Puig. Mi ha fatto passare interi pomeriggi a cercarlo, e altri a leggerlo; ha finito per farmi comprare e amare tutti i libri di Puig, dal superbo Il bacio della donna ragno al coinvolgente Una frase, un rigo appena. Gliene sono grata. Murakami ha lasciato che Watanabe mi consigliasse di leggere La montagna incantata, Tabucchi, invece, ha permesso a Pereira di descrivermi L’ultima lezione di Daudet con un tono commosso e appassionato, partecipe e attento, da amico che ti sussurra all’orecchio di un racconto che ha amato. Infine, Harper Lee mi ha fatto sorridere di complicità quando ha descritto Truman Capote come solo una compagna di giochi poteva fare.

Ogni romanzo ha un sapore, un profumo, una ricetta tra le pagine. Scopritela, cucinatela, assaporatela.

One thought on “La formula matematica della serenità

  1. ho finito gli aggettivi ma tu non hai finito di scrivere meravigliosamente, vedo 😀
    condivido praticamente tutte le motivazioni che portano inevitabilmente alla lettura, soprattutto i rimandi letterari fatti dagli stessi autori 😀

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