Indignazione.

 

Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha annunciato con sottile piacere che comminerà multe salate a chi offre cibo e bevande ai senzatetto della città; ha tenuto a sottolineare, sempre con la vaga soddisfazione di cui sopra, che il provvedimento colpirà in maniera più severa le associazioni che si dedicano all’assistenza ai bisognosi. La notizia, di per sé, è ributtante come poche: ma da Tosi, sinceramente, non penso ci si aspettasse qualcosa di diverso. Quello che mi disturba in maniera particolare è la reazione della “gente comune” al provvedimento.

Sui social network, molte persone hanno postato l’articolo che riportava la ferale notizia, con commenti più o meno indignati. Ma, appena il discorso è stato approfondito, in molti ho notato una traballante apertura alle posizioni di Tosi. Molti amici di amici si dicevano preoccupati di una invasione di senzatetto nel salotto buono della città: dio mio, vi immaginate piazza Politeama piena di clochard, tra spazzatura e materassi per terra? La sporcizia, in questa visione catastrofica del mondo, regnerebbe sovrana. Che dramma, eh.

Ora, neanche io sarei lieta che piazza Politeama, o qualsiasi altra piazza o strada di qualsiasi città, fosse disseminata di persone che dormono all’addiaccio: ma non per una ipotetica questione estetica, ma perché non mi piace pensare che ci siano tante persone che non hanno un tetto sopra la testa, un bagno in cui lavarsi o una porta da chiudere per lasciare fuori il mondo almeno per qualche ora. Dormire all’aperto è faticoso, stressante, scomodo e umiliante. C’è sempre troppo caldo, o troppo freddo, o troppo buio, o troppo rumore. Può passare qualcuno, può non passare mai nessuno: si può morire per strada, il 30 dicembre, da soli, perché è domenica e alle 13:00 tutti sono a tavola ad affrontare il piatto di pastasciutta regolamentare. Questo, non vorrei mai che accadesse: che continuassero ad esserci persone che devono stendere il braccio e sorridere per mangiare, che devono insegnare ai propri cani a mordere per sentirsi meno insicuri, che devono sperare nella ronda notturna di un’associazione caritatevole per andare a dormire con la pancia piena. Questo mi disturba, questo mi fa indignare, questo non riesco a sopportare. Altro che salotto buono, altro che strade da mantenere nel decoro: ho conosciuto poche persone decorose come Ife, e sarei fiera di stare ancora una volta seduta sulla coperta arancione accanto a lui. Quanto alla sporcizia, la prima cosa che chiede un senzatetto, oltre al cibo, è di solito il sapone. Tra le cose di Ife abbiamo ritrovato bacinella, saponetta, un pezzetto di specchio e un pettine, e un asciugamani che gli avevo regalato io, d’estate. Jana chiede sempre le salviette imbevute, Gianna si lamentava di non poter fare una doccia e cercava fazzoletti e assorbenti. Ife teneva quei due metri quadri che erano la sua casa in ordine perfetto: adesso i vasetti con i fiori sono spesso ribaltati, una candela votiva ha macchiato di fuliggine le pareti, la tavola di compensato che fungeva da muro è stata divelta, la foto che avevo appeso è stata rubata.

Ife non apprezzava i libri, e considerava la lettura un passatempo sciocco e pericoloso: ma era curioso e attento, e ogni volta che mi ha vista passare con un volumetto in mano ci ha tenuto a sfogliarlo. Adesso sto leggendo un’insulsa raccolta di gialli, Giochi criminali: ho finito solo i racconti di Maurizio de Giovanni e Giancarlo De Cataldo e sono a metà di quello di Diego De Silva, e sono abbastanza stufa.

Infine, Ife mangiava solo piatti vegani: quindi, avrebbe amato le frittelle di cipolle che adesso fanno impazzire mia madre. Una grossa cipolla bianca, pulita e tagliata a pezzi grossolani, va amalgamata con farina di ceci, curry, seni di finocchio. Si aggiunge acqua fredda fino a trovare una consistenza collosa e abbastanza solida e si frigge in olio bollente. Salate e servite ben calde.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *