In questa settimana.

Non è arrivato lo scirocco. Le colline intorno a Palermo hanno smesso di bruciare. Il bambino dei vicini ha urlato e strepitato per sessantatrè ore, con brevi intervalli per prendere fiato e recuperare un colorito meno livido. Neymar si è rotto una vertebra. La Colombia è uscita dai Mondiali.

Ho bevuto ventuno bicchieri di estathè – ventidue, se si conta anche quello che mi è scivolato dalle mani quando ne avevo sorbito solo pochi sorsi. Ho percorso in auto quattrocentocinquanta chilometri, facendo fuori un intero pieno. Ho contato, inscatolato e caricato non meno di seicento libri. Ho creato due nuove pagine Facebook, ho deciso di non gestire nessuna delle due. Ho risposto al telefono ‘no, il titolare non c’è’ almeno venti volte.

Il canile, chiuso per tosse canina, è stato interdetto per epidemia di leptospirosi. Un pitbull nero ha passato molte ore, con la museruola addosso e la schiena sanguinante, legato a un guard-rail. Ho chiamato vigili urbani e almeno tre cliniche veterinarie aperte h 24, e l’unica risposta che ho ricevuto è stata ‘se lo porti a casa sua’. Ho dormito molto meno di quanto avrei desiderato.

Ho mangiato tre pizze, dieci gelati, di cui uno fatto in casa al peperone giallo, un piatto di pasta con zuchine e pomodorini. Ho bevuto quattro volte il caffè con le colleghe. Ho mangiato cinque pacchetti di cracker al riso soffiato; ad ogni pacchetto è stato sottratto un cracker.

Ho conosciuto dal vivo un’amica ‘virtuale’. Le ho fatto vedere quanto ho di più bello: il mio amore, il mio lavoro, la mia città, le mie scarpe di tela grigie, la mia maglietta con le zebre. Ho ascoltato i suoi racconti. Ho deciso che, una volta nella vita, andrò a Mantova.

Il non-più-ottuagenario-da-mo’ ha comunicato che la moglie di un suo defunto amico gli ha rubato le cinture dei pantaloni, che il quattordici agosto sarà il suo onomastico, che da giovane era un generale di corpo d’armata e che le tre e mezzo del mattino sono l’orario ideale per un piatto di spaghetti al pomodoro. Una sola delle sue affermazioni era vera.

Ho visto la processione della Madonna delle Grazie uscire dalla Chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella. Ho seguito la banda per un pezzetto di strada, ho battuto le mani e fatto confronti tra gli scapolari della congregazione dell’oratorio di San Filippo Neri e quelli della congregazione di Maria SS. Assunta. Ho invidiato con energia tutti i ragazzi che suonavano con aria compunta uno strumento.

Ho parlato di Ife con almeno quattro persone diverse. Bogdan mi ha sorriso tre volte. Ho chiesto inutilmente notizie di Mosca e Canepiccolo. Ho versato dieci euro per un canuccio abbandonato.

Ho finito di leggere We are family di Fabio Bartolomei. Non mi sono commossa, ma ci sono andata vicina. Ho iniziato In fondo al tuo cuore di Maurizio de Giovanni.

Ho raggiunto a piedi Monreale, dalla strada vecchia. Mi sono lamentata per il caldo e il sole in testa e il dolore ai piedi, invece di godermi la passeggiata e la compagnia. Me ne sono pentita dopo, come d’abitudine.

Ho detto almeno mille parole più del necessario. Mi sono sentita sola due volte. Ho trattato male innumerevoli volte chi non se lo meritava. Sono stata perdonata ben più di quanto fosse giusto. Mi sono sentita in colpa per un totale di ventisei ore. Mi sono sentita bene ogni volta che ho visto il suo sorriso.

Ah, per fare il gelato di peperoni basta emulsionare, col frullatore a immersione, peperoni cotti (io li avevo infornati e poi spellati) e panna da cucina. Tutto in congelatore per almeno quattro ore, mescolando molto spesso e meglio se in un contenitore di metallo. E’ ottimo con le patate bollite.

2 thoughts on “In questa settimana.

  1. Grazie di esistere, cara! Tra tutto questo hai ritagliato parecchio tempo da dedicarmi…Non so trovare frasi originali, ma solo banali “sei una persona eccezionale, ti voglio bene, grazie per avermi fatto conoscere una Palermo inedita (da editrice quale sei)!”.

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