In frittata we trust.

Il mio amico Massi dice che non parlo di frittate su questo blog da troppo tempo: e io, per dimostrargli che non è vero, ho deciso che oggi parlerò solo di questo, con buona pace della mia dieta, del colesterolo, dei cultori dell’alta cucina e dei vegani.

Nella mia famiglia, quando ero piccola, c’era una marcata distinzione tra le cose “da grandi” e quelle “da bambini”. I grandi potevano bere attaccandosi alla bottiglia, dire parolacce, scegliere di non andare alla spiaggia o di non mangiare la cotoletta, avere il gelato al caffè per merenda, camminare in giro per casa senza pantofole, fare la doccia e lasciare i capelli bagnati, guardare Giochi senza frontiere fino alla fine della puntata. I bambini, invece, non potevano fare tutte quelle cose lì, ma in cambio ci era concesso di mangiare il budino al cioccolato a metà mattina, guardare la tv a letto la domenica, fare i tuffi dal pedalò, tornare dal mare in calzoncini e costume senza mettere la maglietta, andare a prendere il pane in bicicletta, guardare Non è la Rai.

Una cosa prettamente da adulti – e che io, in quanto tale, ammiravo moltissimo – era mangiare la frittata di maccheroni. In realtà, penso che questo divieto nasca da un enorme malinteso: la frittata di maccheroni a noi non era realmente preclusa; solo, veniva preparata con gli avanzi della pasta (spaghetti, che venivano cotti in abbondanza solo a quello scopo) per chi aveva fatto molto tardi e mangiava dopo, quando tutti gli altri avevano finito. E dato che ad arrivare in ritardo e mangiare dopo non ero mai io, che tornavo da scuola con lo scuolabus e che ho fatto tardi solo una volta perché ci avevano portati tutti in commissariato, non io, dicevo, ma solitamente mio padre, che smontava dal turno di guardia nel primo pomeriggio e ci raggiungeva quando i grandi erano al caffè e noi bambini stavamo già faacendo i compiti, era a lui che veniva fritta in padella la pasta, amalgamata con un uovo e una buona spolverata di parmigiano e girata dalla nonna con un rapido colpo di polso, ooop!, come adesso faccio io. Lo invidiavo biecamente, per la frittata, che era molto più gustosa e succulenta del nostro piatto di pasta, e perché mangiava da solo e tutti gli stavano intorno e gli domandavano del lavoro e gli chiedevano se era stanco e se voleva altra acqua, la frutta, un poco di insalata, e gli portavano via il piatto per non farlo alzare perché aveva detto prima che sì, era molto stanco.

A noi bambini la frittata di maccheroni veniva proposta in un’unica occasione: quando andavamo in gita e, al posto dei panini, veniva preparata una frittata tonda e alta che ci veniva messa nello zainetto, tagliata in quarti, avvolta nella stagnola, accanto alla borraccia, alla mela e al ciocorì. Mi piaceva un sacco.

Ad oggi, la frittata è, insieme alla pizza e alle barrette lindt al latte e caramello che mi compra Ste, il mio comfort food per eccellenza. Un buon bocconcino di rimacinato, farcito con un’ottima frittata, ben condita e profumata di basilico e maggiorana, è il mio personale antidoto all’inverno, al freddo, al troppo lavoro, alle persone che mi riversano addosso insoddisfazioni e negatività, al mal di piedi e al pessimo umore. God bless frittata.

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