In cerca di.

È da un bel po’ di tempo che sono in cerca del libro ideale. Un bel po’ di tempo, nella mia personale considerazione, equivale a una manciata di giorni, forse un po’ più di una settimana; intere serate a scorrere le costine dei libri che affollano la Billy e a spulciare le cartelle di ebook nel pc, pomeriggi a tirare su volumi in libreria e sbirciare le bandelle e rimetterli via, mattine a balzellare tra siti e gruppi facebook; un’eternità. Intanto ho letto, o meglio, riletto, uno dei miei autori del cuore; ma, dopo un’abbuffata di Primo Levi – il Primo Levi dedicato all’Olocausto, quello sperduto e desolato di Se questo è un uomo, quello vagamente sorridente e in cerca di serenità ed equilibrio di La tregua, quello lucido e offeso e accanitamente fiero di I sommersi e i salvati – ho bisogno di altro. Di qualcosa che mi prenda, che non mi faccia smoccolare vergognosamente per la tristezza e la mortificazione, che mi faccia sorridere, pensare, invidiare con violenza l’autore e sperare di potermi complimentare con lui. Del libro ideale, ecco.

Il libro ideale deve avere una storia che mi prenda; un misto tra la serie dell’amica geniale di Elena Ferrante e un giallo di Rex Stout, per intenderci. Deve avere uno stile che mi piaccia, quello asciutto e sobrio di Natalia Ginzburg, ad esempio. Deve avere personaggi che mi piacerebbe conoscere, come la Agnes Browne di Brendan O’ Carroll, come Watanabe o gli alter ego che popolano i romanzi di Nick Hornby. Deve avere la lunghezza ideale, cinque giorni, non di più né di meno, e le dimensioni ideali per stare nella mia mano mentre leggo a letto, accoccolata sul fianco sinistro. Il libro ideale esiste, devo solo trovarlo.

Lo sto cercando furiosamente, il libro ideale. Ho chiesto a chiunque mi fosse venuto in mente: al fruttivendolo (signorina, chissacciu, tutti uguali sono), al posteggiatore (ma piccioli pi’ mmia ‘unn have? Taliasse ddà, ci sunnu libri in tierra), alle mie colleghe, ad amici parenti conoscenti e un paio di sconosciuti incontrati alla fermata dell’autobus. Ho totalizzato innumerevoli consigli, dal giallo con detective gay – gradevole, forse lo continuerò – ai romanzi vincitori di premi letterari che si caratterizzano per la noia indefessa, dal classicone interminabile alla raccolta di racconti buffi e nonsense che mi fanno sentire sciocca, dalla raccolta di racconti che si finge trasgressiva al saggio sulla psicologia degli anellidi. Ho scaricato innumerevoli libri: tutti quelli che mi sono stati consigliati e molti altri, titoli visti nella vetrina della cartoleria all’angolo, orecchiati in conversazioni da social network, sbirciati tra le mani delle persone in attesa alla posta. Ne ho iniziati moltissimi, non so se ne finirò qualcuno: ma nessuno di loro, lo so già, è il libro ideale.

Io non demordo, e continuo a cercarlo; si accettano consigli: qual è, secondo voi, il libro ideale che mi aspetta?

Mi piace quando gli amici vengono a casa nostra, la sera; mi piace anche avere qualcosa da offrire: una tisana, un dolcino, una manciata di noccioline, una limonata. Sabato sera, in preda all’ispirazione, ho adattato la ricetta dei miei celebri dolcetti al riso soffiato agli ingredienti che avevo in cucina. Cioccolato sciolto su fiamma bassissima, quattro pugni di corn flakes e una cucchiaiata di nocciole tostate; il composto, disposto a cucchiaiate su carta da forno, si è raffreddato lentamente a temperatura ambiente: ne sono venuti dei piccoli croccanti, golosi e semplicissimi.

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