Il capo branco non sono io (ed è meglio così)

Il 14 febbraio è risaputamente una data importante. Non tanto perché ricorre San Valentino, festività passata di moda ormai dagli anni Ottanta, ma perché è il compleanno del semi-labrador del mio cuore: Mirò ha compiuto nove anni. Tra applausi allo scoccare della mezzanotte, pranzetti speciali a base di ricotta, tocchetti di grana e tonno al naturale, regali da scartare – uno splendido massaggia-gengive sonoro blu e arancione più adatto ad un cucciolo che a un cane adulto, ma non potevo evitare di prenderlo, ne ha solo altri due uguali, e di colori che non gli piacciono – e permessi straordinari (‘oggi puoi dormire sul letto matrimoniale’ – ‘ma lo fa sempre!’ – ‘sì, ma di solito non dovrebbe’) la giornata è stata interamente dedicata al meraviglioso quadrupede con cui divido le giornate ormai da otto anni e dieci mesi: da quello splendido martedì pomeriggio in cui un vicino ha bussato alla porta e poggiato a terra uno scatolone bianco, che subito si è capovolto facendo emergere un cagnolino nero che si dimenava dalla testolina ornata di orecchie sproporzionate alla punta della coda. Era piccolo e selvaggio, un cucciolo appena svezzato con le zampette dolenti e una piccola cicatrice sulla nuca, una peste abbaiante e rosicchiante e spisciazzante e mozzicante; è rimasto così per poco: nel giro di qualche mese si è autonomamente trasformato nell’adorabile cagnolone che mi sveglia ogni mattina con una lappata, che accorre quando sente gridare aiuto, che si lascia strapazzare dai bambini e che gioca con delicatezza con i cuccioli; non ha mai morso, ha ringhiato un paio di volte e sempre avendone ben donde, non ha mai più sporcato in casa o rovinato qualcosa. Ha reso migliore la mia vita: mi ha regalato migliaia di sorrisi, e passeggiate sotto la pioggia e corse e risate matte, mi ha rubato tozzi di pane e penne e biscotti, ha preso a zampate libri e giornali, ha guardato con aria stranita lo schermo ogni volta che ha sentito nitrire un cavallo in tv. Ha leccato mani e visi di illustri sconosciuti, ha fatto spaventare migliaia di persone – è un esperto nella tipica ‘faccia da cane cattivo’ -, ha abbaiato dal balcone vedendomi arrivare. Mi ha tenuto il muso quando si è sentito trascurato, mi ha ululato ogni volta che sono apparsa davanti a lui all’improvviso –  e per lui è ‘all’improvviso’ anche vedermi uscire dal bagno in cui sono entrata due minuti prima. Ha imparato a riconoscermi, se non come capo-branco, titolo che gli spetta di diritto, almeno come elemento gregario del gruppo. Mi vuole bene, non nella maniera assoluta e disinteressata che di solito si attribuisce ai cani, ma come a una sorellina maldestra a cui bisogna insegnare l’abc. Anche io gli voglio bene, naturalmente: come a un fratellino maldestro a cui bisogna insegnare l’abc. In fondo, è solo questione di punti di vista.

I libri che parlano di cani sono spesso tristi. Io e Marley di John Grogan, col suo cucciolo in copertina e la sguardia piena di istantanee del labrador e la bandella colma di aneddoti divertenti mi ha tratta in inganno. Leggetelo solo se non avete la lacrima facile.

5 thoughts on “Il capo branco non sono io (ed è meglio così)

  1. Auguri Miruccio!!! So che prima o poi cederò, Io e Marley voglio leggerlo da tempo ma dopo avere visto il film non ho ancora avuto il “coraggio” di comprarlo 😛

    1. è divertente per la prima metà, poi subentra una tristezza profonda. miruccio scodinzola

  2. mirò è un cane fortunato. e tu sei fortunata ad avere un cane come lui. olga è il mio primo cane, e adesso, sono fortunata anche io. ho vissuto con gioia il suo crescere, il suo diventare una cagnetta allegra e gioiosa, disubbidiente, affettuosa, morbida e golosa. i gatti sono gatti, ma i padroni dei cani sono più fortunati.
    però devi postarmi una foto di un massaggia-gengive. olga non ce l’ ha, ma sono convinta che le piacerebbe.
    non ho letto io e marley, e, visto che ho le lacrime in tasca, non so se lo leggerò mai, ma un libro che parla di cani che ho adorato è i newyorkesi. e questo non fa piangere.

    1. olga è bella buona e dolce, e se abitassimo nella stessa regione penso che potrebbe diventare una delle amiche del cuore di mirò. il massaggia-gengive è un gioco di gomma, dalle fogge più varie, ricoperto di piccole morbide protuberanze in gomma che massaggiano, appunto, le gengive. mirò ha più giocattoli, tra palline, ossi di bufalo, corde da mordere, pupazzi rumorosi, di un bambino medio-borghese. infine, i newyorchesi l’ho preso in sconto al super, e mi è piaciuto molto. è tenero e buffo, e fa piangere pochino (ma un pochino sì)

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