I gay da libro.

Da tempi immemori, cerco un libro in cui ci sia un personaggio – possibilmente non di contorno – gay; è abbastanza facile trovarne, lo so, ma io aspiro a qualcosa di più complicato: vorrei un libro in cui ci fosse un personaggio gay che NON FA IL GAY. Mi spiego meglio: vorrei un investigatore, o un ladro, o un cuoco o una guida alpina o un poeta maledetto, che fosse incidentalmente gay; mi va bene tutto: un assassino o una vittima, un cattivo o un buono, purché sia ANCHE gay e non SOLO gay. Qualcuno che cerchi di svelare una trama gialla, o subisca gli alterni scherzi del destino, o vada a fare un viaggio in moto attraverso l’America latina, e in più sia gay; come succede ai personaggi etero, per intenderci: che fanno tutto quel che devono, mangiano dormono investigano uccidono ridono o figliano, senza che si sottolinei ogni due righe il loro orientamento sessuale.
Nei libri, invece, di solito i gay non ci sono: o, se ci sono, fanno i gay.

Gli stereotipi sui gay sono duri a morire: nei libri ancor di più. Per questo, se in un romanzo c’è un uomo gay, sarà costantemente roso dal dolore di non poterne parlare con nessuno, pena il pubblico dileggio e lo stigma sociale: e piagnucolerà per millemila pagine perché non se la sente di far conoscere a suo padre il compagno, onde poi scoprire che il padre lo sapeva già da mo’, di avere un figlio gay, e non gliene importava molto. Se, invece, si tratta di una donna lesbica, dovrà ribadire ogni poche parole il suo essere austera e tutta d’un pezzo; indosserà solo salopette o giubbini di pelle, avrà una compagna ossessivamente gelosa e guiderà una moto di grossa cilindrata.

Se in un libro c’è un personaggio gay, questo avrà una situazione sentimentale tormentata; sarà, ovviamente, single o accoppiato. se sarà single, non sarà un uomo (o una donna) allegro e gaudente, no di certo: sarà un single lacrimoso e aulico che attribuirà la propria singletudine all’inconsueto orientamento sessuale e non al suo essere noioso e autoreferenziale e sempiternamente piangente. Se farà parte di una coppia, invece, si ritroverà immediatamente coinvolto in una crisi che lo porterà a mettere subito in dubbio il suo orientamento sessuale: per capirci, come se il commissario Montalbano, ogni volta che litiga con Livia, si chiedesse se per caso non è attratto dal brigadiere Fazio. Questo accadrà con maggior frequenza e intensità se il protagonista del libro è una donna: e lì potremo star certi che la nostra eroina finirà subito tra le braccia del maschietto più vicino, e con ogni probabilità concepirà a tappo un bambino.

Qualsiasi gay da libro si scontra sempre con un muro invalicabile di omofobia: e da qui pagine e pagine di lagne, dissertazioni e dialoghi poco credibili. Qualsiasi gay da libro ha colleghi, parenti e vicini di casa che lo maltrattano. Qualsiasi gay da libro ha amici che gli vogliono bene nonostante sia gay, e glielo dicono ogni sei parole. Qualsiasi gay da libro ha un servizio di tazzine comprato in Giappone, mentre qualsiasi lesbica da libro ha un casco integrale nero e un paio di anfibi, e non ha mai giocato con le bambole. Qualsiasi gay da libro ha una madre comprensiva ma silenziosa e un padre brusco e aggressivo, oppure assente. Qualsiasi gay da libro fa un mestiere in cui deve ribadire costantemente la sua virilità, sentendola costantemente messa in crisi, mentre qualsiasi lesbica da libro deve fare un lavoro “da uomo”. Qualsiasi gay da libro è colto e preparato, legge molto e parla con proprietà. Qualsiasi gay da libro si fa la doccia ogni poche pagine.
Sono stanca dei gay da libro. Vorrei un libro con dei gay veri.

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