Il mio nuovo guru.

Non ho un enorme appeal con i bambini, in generale: ho poca dimestichezza con loro e mi sento spesso giudicata dai genitori in quanto non-madre, quindi per natura incapace di rapportarmi con gli infanti, oltre che impossibilitata a stancarmi (Sei stanca?, ma come è possibile, non hai figli!), egoista e cronicamente mancante di femminilità e spirito di sacrificio. È difficile che vezzeggi i bambini in coda alla cassa del supermercato, a meno che non siano molto simpatici o non ridano subito alle mie smorfie o non tentino di lanciarsi giù dal carrello – in quest’ultimo caso mi prodigo anche a prenderli al volo, se necessario. Non ho grande afflato con l’idea platonica di bambinità, dicevo: ma ci sono dei bambini in particolare a cui sono molto affezionata e che sono una parte fondamentale della mia vita. C’è Piroetta, che ancora non è qui ma che aspettiamo con gioia e trepidazione e curiosità e una punta di incredula commozione e a cui voglio bene da quasi nove mesi, e Lentezza, che anche se non sarà qui resterà nel mio cuore sempre. Ci sono i miei nipoti, i Tre L, che vedo poco ma con cui mi piace molto giocare: soprattutto col più grande, che è un bambino tenero e desideroso di coccole che mi percepisce come poco più grande di lui e quando mi vede mi sorride con complicità e mi dice Andiamo di là, non stiamo con i grandi che sono noiosi, e poi mi fa passare un intero pomeriggio a fare le gare con le automobiline sul pavimento del corridoio. E c’è PF, il figlio della mia amica Fra’ e di suo marito, che si chiama Fra’ anche lui.

Dopo il lockdown, quando l’Italia è passata di corsa alle fasi 2, 3 e via rapidamente enumerando, Ste ed io siamo rimaste volutamente indietro; usciamo poco, siamo andate a mangiare fuori solo una volta, non ci accalchiamo in negozi e centri commerciali e cerchiamo di mantenere uno stile di vita austero e serioso da novizie. Tolti i nostri genitori e alcuni contatti di lavoro, non abbiamo incontrato nessuno per molti mesi; poi, forzando la mia ossessività e le mie paure, abbiamo deciso di provarci: e ci siamo accordate per incontrare Fra’ e PF, in un parco, per fare una passeggiata all’aperto e trascorrere un paio d’ore insieme. Il bambino sarà cresciuto un sacco, non lo riconoscerai!, aveva pronosticato mia madre: e invece l’ho riconosciuto immediatamente, ma soprattutto lui ha riconosciuto noi. Lo abbiamo individuato da lontano, con i capelli corti e gli occhioni e i braghini gialli, e ho pensato che l’ultima volta che lo avevamo visto era pieno inverno e lui aveva maglioncino di lana e pantaloni lunghi e i calzini antiscivolo; lo abbiamo chiamato da qualche metro di distanza, e lui si è girato e ci ha scrutate per un attimo e poi ho visto distintamente accendersi una luce nel suo sguardo, e ha gridato per l’emozione, e io non ho gridato, ma solo perché mi vergognavo, ma lo avrei fatto volentieri, e allora ho sorriso molto, e mi ero tolta la mascherina e lui ha visto che sorridevo. Poi noi, io e Ste e la Fra’, ci siamo sedute su una panchina e ci siamo raccontate per ampie linee quello che abbiamo fatto in questi ultimi mesi – ché va bene sentirsi su whatsapp, ma di persona è diverso, e un sacco di cose non ce le eravamo dette perché erano troppo belle o troppo lunghe o troppo complicate o non avevamo tempo o semplicemente ce le eravamo scordate. PF, intanto, giocava nell’area bimbi del parco: si arrampicava sulla scala di corda, si sedeva su una aeroplanino a molla, si aggrappava agli anelli e scalava lo scivolo. Ogni tanto ci guardava, e noi non lo perdevamo di vista: e a un certo punto un gruppo di ragazzini è salito sulla casetta di legno che sovrasta lo scivolo e si è asserragliata lì. Non avevano un’aria minacciosa, ma neanche particolarmente cordiale: e così, quando PF ha deciso di voler giocare proprio con lo scivolo, ci siamo avvicinate anche noi. Lui è salito agilmente, e quando è stato in cima è stato apostrofato da uno dei ragazzetti, Ma chi è questo bambino piccolo?. Sono seguite delle risatine, non sprezzanti ma neanche gradevoli. Non mi fate paura, ha risposto PF con enorme semplicità, guardandoli tranquillamente: e quindi si è seduto sullo scivolo ed è venuto giù e noi gli abbiamo detto che era stato bravissimo. E io mi sono segnata questa frase e ho pensato a me, che mi spavento di tutto e di tutti e che mi sarei allontanata, imbarazzata e a disagio, alla frase antipatica del ragazzino, rinunciando a giocare dove volevo: e mi sono appuntata mentalmente di pensare a PF e al suo sorriso fiero mentre scivolava giù, ogni volta che qualcuno farà la voce grossa, reale o metaforica, con me.

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