Graditi regali

Che a me piaccia scovare libri nuovi è risaputo; per questo motivo, quando sono andata insieme al semi-labrador a far visita a mio nonno – ottantanove anni di rabbia verso chiunque sia più giovane, bello o sano di lui, praticamente il 95% della popolazione – ho apprezzato (saltelli e battiti di mani) la proposta di passare al setaccio la libreria, perché tanto questi romanzetti ora li butto via, erano di tua nonna e a me non interessano, io leggo solo riviste (mani macchiate di nicotina brandiscono minacciose settimanali patinati diretti da Sandro Mayer davanti al muso stupito del quadrupede). Allora, in ginocchio sul tappeto, un tartufo nero sotto il braccio (il semi-labrador ama sentirsi utile) ho iniziato a scartabellare fra libri orbati delle copertine, pagine staccate e perle tipo i vecchi gialli Mondadori con il gatto siamese protagonista. Ricerca faticosa ma fruttuosa: due copie dei primi lavori di Truman Capote, con la scritta printed in Italy 1959, intonsi perché reputati spinti per la pudica mente di mia nonna; una copia consunta di Il postino suona sempre due volte di James M. Cain, occultata dietro due volumi di una Enciclopedia delle Olimpiadi 1960 sfruttati per ritagliare figure da applicare alle ricerche scolastiche elaborate da noi nipoti, alle elementari. Infine, un volume privo di costa, ricoperto di logora tela verde, tenuto insieme da due giri di elastico da pacchi: Il piccolo talismano della felicità di Ada Boni. Un libro di cucina, a prima vista. Il ricettario della nonna (leggere in tono scandito da annunciatore televisivo), ecco. L’ho estratto e portato a mio nonno che, impegnato ad evitare che il semi-labrador continuasse a rosicchiare i piedi del pianoforte, ha fatto sì sì con la testa intendendo che potevo prenderlo, nessun problema. Ho riposto in borsa il bottino, riacciuffato il cane intento a divorare le nappe della trapunta, salutato l’ignaro ottuagenario e sono corsa a casa. Quello che l’anziano parente non ha capito, è che quel libro non è un mero ricettario; ne ho uno identico, a casa, non c’era ragione di portarmelo. Ma in mezzo alle pagine macchiate, alle istruzioni per il brasato, alle foto delle uova appetitose, ci sono fogli e fogli. Sono le lettere che mia nonna, napulitana trapiantata a Palermo, scambiava con sua madre; ci sono dosi e consigli, pettegolezzi e segreti di cucina, recriminazioni e raccomandazioni su come e quanto rimestare la genovese perché cuocia uniformemente. Ci sono santini della Madonna di Pompei, foto di mia madre e mia zia, bambine, con fiocchi bianchi tra i capelli e grembiulini puliti. C’è una letterina scritta a mia nonna, maestra, da una sua alunna di seconda, che si rammaricava di non essere abbastanza buona; mi ha intenerita molto – un po’ meno, vedere che mia nonna, per nulla colpita, aveva tagliato con un frego di penna il testo, per scriverci su la ricetta della gelatina di mandarino. C’è un libro nel libro, ricette partenopee, ‘o raù e la pastiera, la mia pasta frolla, ci sono i piatti della festa, le nostre torte di compleanno, il sartù di riso di Natale, la pizza di scarola. C’è la mia infanzia, la formazione del mio gusto in cucina, i sapori che mi hanno svezzata. Ti ho ringraziato del regalo, nonno, anche se non hai capito perché.

6 thoughts on “Graditi regali

  1. che tenerezza mi faccio. ho regalato i quaderni di ricette della mia mamma a mia cognata. lei è una cuoca più brava di me e ha apprezzato molto il gesto. la mia mamma le aveva ritagliate dai giornali, scritte a mano con la sua ancora splendida grafia, incollate su quadernoni di holly hobbie o dei peanuts che le regalava giancarlo. ma non sarei riuscita a sfogliare anche quelli. già avevo versato fiumi di lacrime dividento lo scatolone di foto, già avevo inzuppato i suoi pizzi, ingialliti e malconci, già sono arrivata vicina a sciogliermi liberando il garage dalle sue montagne di carabattole. ho lasciato le ricette alla dani, con un pizzico di malinconia, ma almeno non ci ho pianto su.
    sei fortutnata ad avere un nonno. ne ho conosciuto poco uno solo, dell’ altro ho parecchie foto, la macchina fotografica (irriparabile) e una caricatura splendida che ha un pezzo di muro tutto per sè.
    p.s. i gialli mondadori con il siamese in copertina, ce li ho quasi tutti. se non li conosci, rubane almeno uno al tuo vegliardo. sono ambientati in un posto che si chiama brrr. non credo sia il posto giusto per te.

    1. mate! stranamente, il ricettario non mi ha fatto piangere; c’era più un senso di “non sei riuscita a fregarmi”, dato che glielo avevo chiesto molte volte, a mia nonna, e mi aveva sempre lasciata parlare. e poi, le sue ricette le faccio solo io, in famiglia. le paste cresciute, la pizza rustica, anche i semplici gnocchi, sono solo appannaggio mio. di nonni ottantanovenni ne ho due, addirittura; brontolano e giocano sui sensi di colpa con colpevole levità, ma ci sono e quindi. le nonne, invece, mi mancano un bel po’. erano amiche, sono morte a pochi mesi l’una dall’altra. i gialli dei gatti, infine, li leggevo, da bambina, quando ero deportata per lunghi periodi dai nonni; me ne ricordo due o tre…

  2. questa scrittrice mi sembra sprecata per una rubrichetta. Secondo me potrebbe darci molto di più..

    1. grazie, arrossisco, il semi-labrador si copre il musetto con le zampe, non è abituato alla celebrità. mi piacerebbe tanto, scrivere non solo per questo blog (che comunque amo), ma avrei bisogno della fiducia di qualcuno, e non ci spero neanche; non sono abituata ad avere qualcuno che creda in me

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