God bless i volontari.

Poche cose sono faticose e gratificanti quanto gestire un gruppo di volontari – nel caso specifico, un manipolo di pocopiùcheventenni che, per qualche misterioso motivo, hanno voglia di offrire tempo ed energie al festival del libro più simpatico e scalcinato del mondo.

Da quando il festival di cui sopra esiste, esistono i volontari; o meglio: senza volontari non esisterebbe il festival, dato che ci sono una decina di eventi in contemporanea, dislocati in posti molto molto distanti tra loro, e dozzine di necessità: relatori da recuperare in giro per la città, bottiglie d’acqua da riempire e riempire perché a Palermo a giugno fa molto caldo, autori logorroici ed egocentrici da tenere a bada, bambini maleducati da zittire, adulti scortesi da invitare a non dare disturbo, per favore. E poi videoproiettori che non collaborano, schermi che rimangono inspiegabilmente bui, microfoni muti e casse che fischiano, editori da blandire e padroni di cani da minacciare. C’è molto da fare, ma anche molto da divertirsi: ci sono cani che sguazzano nella vasca delle ninfee, spettacoli di bolle di sapone a cui assistere fingendo di controllare l’area bambini, scrittori famosi a cui avvicinarsi per una dedica brandendo il badge d’ordinanza per scavalcare la fila; ma soprattutto, c’è la sensazione di essere parte di un gruppo, di avere un obiettivo comune, di poter vantare un poco di responsabilità nella buona riuscita di qualcosa.

Sono preziosi, i volontari: sono inesperti, spesso, ma pieni di buona volontà; allegri, carichi di idee, pronti a ridere e mettersi in gioco – ma anche a saltare sul cassone di una motoape per scaricare centinaia di colli di libri, all’occorrenza. Sono faticosi e ingestibili come cuccioli, a volte: fin troppo intraprendenti e traboccanti energie; in altri casi, invece, sono fiscali e noiosetti: controllano che gli altri non abbiano riposato un quarto d’ora più di loro, si lamentano delle zanzare, della noia, delle persone che chiedono informazioni, del male ai piedi. Ci sono quelli che vengono da altre città, che prenotano il b&b e mi chiedono di sapere in anticipo le date delle riunioni: e poi ci sono quelli che non si presentano al loro turno e non avvertono e non rispondono al telefono e spariscono dalla faccia della Terra per intere giornate, per poi riapprodare, sorridenti e scanzonati, il giorno dopo: ecco, loro sono quelli che incorrono nella mia muta furia: perché va bene, non stiamo salvando il mondo né trovando la cura per una grave malattia, ma se non ti presenti e non mi mandi neanche un sms giuro che ti faccio sbranare da canenando.

Dopo anni di gestione dei volontari, penso di sapere cosa devo aspettarmi: e invece ogni volta sono stupita e commossa dalle buone intenzioni e dalla sollecitudine, dalla capacità di mettersi in gioco e dalla perseveranza di ognuno di loro. Li adoro, tutti.

In questi giorni di (relativa) solitudine pensavo che avrei letto molto: invece ho lavorato moltissimo e cercato di montare mobili Ikea e letto poco e male. Ho appena iniziato Viaggiare in giallo, la nuova raccolta di racconti gialli di Sellerio: sembra, come sempre, briosa, simpatica e vagamente inconsistente. Vedremo.

This entry was posted in gialli, libri, Palermo and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *