E voi, di cosa avete paura?

Di invecchiare, di ingrassare, di soffrire, di morire? Dei topi, degli incendi, dei malintenzionati? Degli incidenti, delle malattie, della solitudine? Dell’amore, di crescere, di cambiare troppo o troppo poco? Di parlare in pubblico, degli animali, dei film di Dario Argento? Del vostro capo, di non avere un capo, di essere il capo? Di voi, degli altri, di un dio?

Se fosse possibile comporre una statistica delle parole che ho pronunciato più spesso nella mia vita, una di quelle con più occorrenze – tolti articoli, congiunzioni e il nome del semi-labrador – sarebbe “paura”. Frasi del tipo Ho paura, ma tu non hai paura?, non lo faccio perché ho paura che mi faccia paura – quest’ultima detta senza alcuna ironia – sono il mantra abituale delle mie giornate. Da quando ho memoria, la paura è stata una componente fondamentale della mia vita, una di quelle che mi aiutano a confermare, negli anni, la mia identità. Mi è capitato spesso di ricordare, con vecchi amici di famiglia (quelli da chiacchiera svogliata a feste noiose, per intenderci), episodi dell’infanzia il cui elemento caratteristico era che avevo fatto una piazzata perché terrorizzata da qualcosa; fuochi d’artificio per la festa di quartiere, un temporale particolarmente intenso, un film inquietante – che so, gli Aristogatti – e la giornata diventava un crescendo di tensione. L’apice di questa spirale di orrore era chiaramente il capodanno; dall’inizio di dicembre vivevo in uno stato di perenne vigilanza, e all’avvicinarsi del giorno-più-spaventoso-dell’-anno cercavo di ipotizzare soluzioni per sopravvivere al dramma. Dormivo accampata sul divano in salone (stanza meno esposta all’artiglieria nemica), tenevo le serrande a mezz’asta, ad un’altezza studiata personalmente e corretta più volte per raggiungere la massima sicurezza, immaginavo di brevettare il sistema di posizionare bacinelle d’acqua sui balconi. Una fatica indicibile. Ricordo ancora il giorno in cui ho realizzato che il capodanno 2000 sarebbe arrivato presto, e ho tentato di rassicurarmi: a diciassette anni non avrei certo avuto più paura di nulla. A quasi trent’anni, ho acquisito una nuova consapevolezza: non mi spaventano più i petardi capodanneschi, ma non ho affatto smesso di avere paura.
Adesso, le mie paure sono diverse. Nei giorni scorsi, una scossa di terremoto mi ha costretta a guardare in faccia la realtà: per quanto possa tentare di convincermi, per quanta energia possa sfruttare per rassicurare gli altri, il calare della notte mi ha avvolta in una cappa di panico. Come un roditore dei boschi, ho sorriso con calma finché il sole mi ha illuminata, per tremare di paura col buio. Ma non è questo, ormai, a spaventarmi davvero. È la sensazione di non riuscire a cambiare, di non poter realizzare i miei obiettivi, di non sapere lottare, a darmi il panico. Di restare uguale, ogni giorno, una piccola me di tredici anni nel corpo della me di quasi-trenta. Di non sapermi imporre, di non farmi capire, di agitarmi inutilmente. Di perdere quello che ho voluto e costruito e custodito, nel tentativo di ottenere altro che non avrò mai. Di perdere tempo, di essere in ritardo. Di sognare e immaginare qualcosa che non avrò mai. In confronto a questo, botti temporali incendi e film terrificanti diventano un luna-park.
Molti libri mi hanno fatto paura. Dal coniglietto avventuroso, libretto illustrato in cui una stronzissima donnola catturava il tenero roditore, ad A sangue freddo di , uno dei romanzi che ho letto con maggiore piacere e stupore e ammirazione e invidia, l’elenco sarebbe lungo e incompleto. Leggete quello di Capote, ne vale la pena. E magari a voi non farà tanta paura.

6 thoughts on “E voi, di cosa avete paura?

  1. In un universo di paure e di rassicurazioni, in un labirinto di detto e non detto, in un groviglio di come e perchè ci aggiriamo tra buio e luce; l’autostima e la solidarietà ci salvano, la bellezza senza tempo e la ricerca della verità ci sollevano da terra…

  2. Mi fa sempre sorridere (ma non è un sorriso di scherno) il sentire definire gli Aristogatti un film “terrorizzante”. In effetti, a ben guardare, in molti film Disney ci sono elementi inquietanti però i teneri micetti non li riesco a vedere in quest’ottica.
    Cosa mi fa paura? Soprattutto la morte e la vecchiaia, esattamente in quest’ordine, più un bel po’ di cose che hai elencato ma che comunque sono più in basso nella mia personale classifica.

  3. La paura si nutre di paura, più ci chiudiamo in uno stato di personale terrore e più alimentiamo il circolo vizioso che lascia senza fiato, impotenti e col cuore che esplode nel petto. I pensieri felici aiutano. Aggrapparsi con forza a ricordi lieti o visualizzare immagini che plachino il panico sono un palliativo, è vero, ma facilitano un pochino la situazione. Mi sono stati utili, i pensieri felici, nei momenti in cui avevo paura di impazzire, nelle notti dopo quel 6 aprile 2009. Ma la paura non passa, è che qualche volta riesci a pensare anche a qualche altra cosa. Un’oasi di pace.
    Ti leggo spesso, mi piace la tua onestà di scrittura e la curiosità e il binomio libri-cibo di cui sono appassionata anch’io.
    Ti auguro di trovare i tuoi pensieri felici come stelle nel cielo quando è nuvolo e nero e fa paura ma si squarcia per un attimo, speranzoso.

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