Due o tre cose che ho imparato andando a Praga

Prima di tutto, ho scoperto che la distanza reale e quella percepita sono molto differenti: Praga è ben più vicina di Lisbona. Sembra ovvio, ma me ne sono accorta solo quando il comandante del volo Czech Airlines ci ha comunicato (in ceco e in un approssimativo inglese) che stavamo arrivando, mentre io stavo ancora tentando di decidere se sbocconcellare o meno il mio panino, un multistrato farcito con la versione mitteleuropea della scamorza affumicata, molti pezzetti di peperone crudo e salumi di pollo non meglio identificati – alla fine, ho optato per il no. Poi, mi è stato palese che la presunta puntualità tipica dell’Europa continentale è un falso mito: i praghesi sono piuttosto ritardatari, e refrattari alle critiche sull’argomento (“Doveva arrivare mezz’ora fa? Be’, e allora?”). Ho imparato che i praghesi sono gentili, ma più con il tuo essere un possibile cliente-acquirente-dispensatore di denaro che con te come essere umano a cui hanno appena pestato un piede – non piroetteranno mai sui tacchi mormorando sorry, questo è sicuro. Ho scoperto che Praga è una città bella e magica, fiabesca e romantica, dolce ai limiti dello stucchevole, piena di scorci suggestivi e angoli languidamente incorniciati da fiori rosa come in una copertina di Harmony: una Parigi più piccola e composta, una Venezia meno umida e uggiosa, una città umbratile e varia, a tratti lugubre, zeppa di uno spirito medievale e gotico che ho poi scoperto essere quasi tutto semi-rifatto, molto ritoccato, per nulla antico (“Guarda che strano, quella vetrata sembra quasi liberty!” – “Infatti lo è” – “Ma non era una chiesa gotica?”).
Ho imparato che molte cos
e non sono scontate: che le bici abbiano i pedali (tricicli e biciclette per bambini non li montano, si governano spingendosi avanti coi piedi sul selciato), che si possano costruire più rampe di scale mobili anziché una sola interminabile sfilza di gradini semoventi che mi hanno gettata nel panico, che le chiese abbiano un nome e soprattutto che questo nome sia noto almeno a qualcuno (per sapere che il grosso edificio neo-gotico in Nàmestì Mìru si chiamava Santa Ludmilla, la nonna dell’onnipresente Venceslao, ho dovuto praticamente chiedere l’intercessione del sindaco), che camminare per i vicoli del Castello di Praga sia gratuito (per percorrere il vicolo d’Oro si paga il biglietto all’ingresso, e solleciti giovanotti lo vidimano all’entrata, non sia mai che qualcuno possa calpestare il sacro suolo senza sborsare un congruo numero di corone), che bere acqua sia una necessità, che gli orari dei pasti abbiano un minimo di flessibilità (dopo le 21 i camerieri fremevano, alle 21.30 portavano via i piatti e stop).

Ho scoperto anche molte altre cose: che a Praga in molti parlano inglese, e che il mio, di inglese, era sufficientemente comprensibile; che la vita costa poco, e che si mangia molto bene: per meno di duecento corone, circa otto euro, ho trangugiato piatti deliziosi, tra cui una superba porzione di patate novelle infornate con la buccia e servite con un caprino semistagionato cotto al forno, fettine di rape rosse in agrodolce e panna acida all’erba cipollina che mi ha portato a tornare due volte nello stesso posto, e a trattenermi a stento dal leccare il piatto. Ho imparato anche che fidarsi dei consigli è importante: seguendo le indicazioni di amici e conoscenti (popolo feisbucchiano in primis) è stato tutto più semplice.

Praga è la città di Kafka, notizia che viene ripetuta a ogni angolo, ribadita e puntualizzata e sottolineata; è anche la città di Kundera, di cui, molti anni fa, ho letto La lentezza: lo ricordo ovattato e impalpabile, grigio chiaro, morbido, carezzevole, un’impressione più che una reale sensazione. Lo rileggerò di sicuro.

6 thoughts on “Due o tre cose che ho imparato andando a Praga

  1. per quanto riguarda la puntualità, è che te sei capitata nella parte povera della mittle-nort-europa…. in svezia eri in ritardo se arrivavi con 5 minuti di anticipo agli appuntamenti… una volta son arrivato con 1o minuti di anticipo ed il mio “appuntamento” era già lì O.o

    per il resto che dire… mi hai fatto venire ancora più voglia di andare in czech republic 🙂

    1. tu sei un viaggiatore, e di centro-nord europa ne sai un bel po’: valla a vedere, praga, penso proprio ti piacerà!

    1. sono città profondamente diverse, ma con un fondo simile di dolce, lenta serenità. poi mi dirai che te ne è parso!

    1. abbiamo incontrato una famiglia arrivata in auto da napoli via berlino. in realtà non penso sia terribile… praga è piena di cani educati e disciplinati (mai visto cani così ben addestrati), non ci sono randagi (colpa del freddo). ma olga non può essere affidata a qualcuno, mentre non ci siete? magari a uno dei tuoi fratelli?

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