Di sonno, di sogni, di realtà.

Ricordate i vostri sogni, ogni mattina, al risveglio? Vi lasciano in bocca un sapore dolce e appiccicoso e rotondo e appagante come di caramella mou, o vi fanno aprire gli occhi tra i singhiozzi e i che succede di chi vi vive accanto? Siete in grado, se vi svegliate nel cuore della notte per la sete o il desiderio di far pipì, di tornare a dormire e riprendere il sogno da dove lo avevate lasciato, come se aveste infilato un indice tra le pagine per tenere il segno? Quanto è frustrante, ritrovarsi con la testa sul cuscino e gli occhi spalancati e la sensazione di non riuscire ad afferrare la coda di quel sogno che, solo una manciata di secondi fa, era vivo e scintillante, proiettato in techincolor dentro la vostra testa?
Qual è il primo sogno di cui avete memoria? È rimasta dentro di voi la bava iridescente di un sogno infantile, o un nodo duro di paura e sgomento che ha la forma di quell’incubo che vi faceva gridare ogni notte, quando andavate all’asilo? Avete sogni ricorrenti? Immaginate di cadere, volare, non poter gridare? Quante volte vi siete chiesti, al risveglio, il significato di un sogno, e quante volte siete scesi a patti con voi stessi, per ammettere che il senso era proprio quello?
I vostri animali sognano? Vi chiedete mai a cosa stiano pensando, quando agitano le zampe nel sonno, e scodinzolano e mugugnano e uggiolano? Cosa ci sarà, in quel momento, davanti a loro? Una ciotola di pappa gusto agnello e pollo con erbette, la cockerina del terzo piano, un prato puntellato di coniglietti a cui correre dietro? Quanto è deluso, il semi-labrador, quando lo sento gemere sulla brandina e lo scuoto delicatamente e lui, aperti gli occhi, non trova cagnoline smorfiose, roditori timorosi o cibi succulenti ma solo il mio viso preoccupato?

Quali sogni inseguite, ogni giorno? Sogni concreti e tangibili, robusti e sensati, come l’auto nuova, quella maglietta con scollo a barca che avete visto nella vetrina del nuovo negozio all’angolo, il posto fisso alle Poste, o sogni spumeggianti e un po’ sciocchi, una cena con un divo della tv, una passeggiata sul red carpet, un viaggio tra le stelle? Sognate di ascoltare Billie Holiday che canta o di calcare il palco del concerto del primo maggio? Vorreste la serenità per la vostra famiglia, o lasciare tutto e scappar via? Quanto pensate che siano giusti, i vostri sogni?
Quante volte i vostri sogni si sono avverati, e quante avete pensato che avreste dovuto formularli meglio? Quante volte avevate chiesto una mucca e vi siete trovati davanti un motorino? Quante volte, e quanta rabbia, vi siete chiesti perché i vostri sogni non venivano esauditi? E quante volte, quando avevate smesso di sperare, sono diventati realtà? Qual è il legame, tra i sogni e la realtà? Sono uno stimolo a crederci e lottare, o una scusante per attendere dall’alto la soluzione? In definitiva, quanto fa bene sognare?
Di sogni, in maniera più o meno metaforica, parlano molti autori a cui sono affezionata: ne parla Isabel Allende nel suo La casa degli spiriti, come anche Banana Yoshimoto, che al mondo onirico dedica grandissimo spazio. Ne parla Haruki Murakami, ne parla Andrea De Carlo in Uto; sogna spesso il commissario Montalbano, galleggiano in un’aria di sogno i personaggi terribilmente corporei e presenti di Trilogia della città di K. Infine, di incubi parla molto un fumetto che ho letto, inspiegabilmente, in adolescenza: Dylan Dog, un classico dell’horror che mi ha sottratto intere settimane di sogno, ma che ricordo con tenerezza.

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