Di libri e di altre stranezze.

Sabato scorso, a quest’ora, stavo schiumando di rabbia. Mi era stato appena comunicato – con modi decisamente poco urbani – che i libri che avevo donato a una biblioteca privata, appartenuti ai miei nonni, non erano culturalmente degni di farne parte. Superati la delusione e lo sconforto iniziali, assodato che chi mi ha tartassata di deliranti messaggi desiderosi di scuse è una persona decisamente non in pace con se stessa, mi sono rimasti una serie di dubbi. Il primo, forse il principale, è un classico: ma davvero esistono libri che meritano di essere letti e altri il cui unico destino è il cassonetto della raccolta differenziata?
Leggo molto, sono circondata da persone che leggono molto, lavoro in una casa editrice e puzzo di carta e polvere tutta la giornata. Penso che leggere sia appassionante, divertente, entusiasmante, che aiuti a superare momenti difficili, che faccia crescere. Che sia, insomma, un fantastico hobby. Per questo, trovo terribilmente snob chi usa toni condiscendenti verso chi non legge: a me non piacerebbe che gli appassionati di aeromodellismo mi compatissero perché non apprezzo il loro passatempo. Penso che un buon libro abbia il compito, prima di tutto, di appagare il mio gusto: e che, come mangio volentieri patatine fritte o cheese-burger o gelati ricoperti di confetti colorati e sciroppo al cioccolato, possa avere il diritto di leggere gialli, cinquantasfumature, fabiivoli quando e quanto mi pare. Un film di Verdone mi fa sghignazzare, perché un romanzo di Rex Stout non dovrebbe fare altrettanto? Ma davvero c’è qualcuno che legge tutto il tempo Delitto e castigo? Mi dispiace molto per lui: porello, chissà che palle. Chi ha deciso che la lettura sia qualcosa di più di un sano, (non più tanto) economico, ecologico svago? Quando si è cominciata a formare l’idea che leggere molti libri dia il diritto di stigmatizzare chi non lo fa? Ogni anno vengono forniti allarmistici dati sul fatto che in Italia non si legge più; c’è sempre una nota di biasimo tra le righe, un o tempora o mores, la convinzione che chi preferisce confezionare una torta o un maglioncino a ferri sia eticamente riprovevole. Perché?
I libri che avevamo faticosamente consegnato erano tanti, e di argomento vario; sono stati bollati, in blocco, come spazzatura: indegni di uno scaffale che li potesse ospitare, adatti solo a un falò in spiaggia. Dietro un libro, lo so per esperienza, ci sono montagne di cose: le aspettative, i sogni, l’impegno di chi lo ha scritto. Il lavoro, spesso malpagato e svolto in fretta, una mano sulla scrivania e l’altra sulla cornetta del telefono, di un editor, un grafico, un editore, una tipografia, un magazziniere, un ufficio stampa, un social media manager. C’è una nonna che si vuole congratulare con la nipote, un figlio che vuole vedere la madre firmare le prime copie. C’è fatica, dedizione, buona volontà: come si può liquidare tutto questo in termini sprezzanti? Quanta violenza c’è in una frase come quella?
Rivendico il mio diritto a leggere quello che voglio, e a pensare che la serie di romanzi rosa che ha tenuto compagnia per tanti anni a mia nonna non sia meno degna di esistere di qualsiasi altro libro. Mi dispiace per chi non la pensa così: la sua vita deve essere parecchio noiosa.
Dato che sono una persona poco colta, dai gusti banali e dal palato poco fine, sto leggendo Vendi cara la pelle di Sandra Scoppettone, un giallo brioso e pieno di ritmo che mi è stato omaggiato da un’amica vera, di quelle su cui si può contare come sull’arrivo del Settimo Cavalleggeri.

3 thoughts on “Di libri e di altre stranezze.

  1. Mio padre, in pensione, ha scritto un libro. Un libro di storia destinato agli appassionati, ai cultori. Non ha un grande pubblico, ma ha fatto ricerche per anni, si è impegnato fino a consumarsi gli occhi al pc e i polmoni in polverosi archivi. E niente, sono immensamente fiera, anche se dovessimo leggerlo solo in trenta.
    p.s. Ben trovata, manco da un po’ ma sto recuperando la lettura dei tuoi post da dicembre ad oggi e mi piacciono sempre. Ah, io sto leggendo tutti i libri di Camilla Lackberg e li trovo fantastici. Un abbraccio. Dru

    1. dru, sei tornata! mi sono chiesta spesso come mai non commentassi più… mi è mancata la tua affettuosa arguzia.
      quanto a tuo padre, io ammiro molto chi scrive, chi studia, chi si impegna. alcuni libri hanno un pubblico meno differenziato, altri ne hanno uno più selezionato: ma dimmi di più, di quale epoca storica parla? chi lo ha pubblicato?
      un abbraccio a te, e divertiti con la lackberg: anche a me i suoi libri piacciono molto.

  2. Mi farebbe davvero piacere parlarne con te, tra l’altro ho realizzato graficamente la copertina del libro e, come primo lavoro, non è andata così male! mi piacerebbe mostrartela. Cercami su Facebook, lì mi chiamo Sybil Byron (Sibilla Aleramo e Lord Byron sono una strana chimera, lo so!!!). Ti aspetto, mi raccomando!

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