Di bambini, di futuro, del 2020.

Qualche sera fa sono stata a cena con un gruppo assortito e numeroso di conoscenti: persone giovani, colte, intellettualmente vivaci, genericamente di sinistra, blandamente impegnate nel sociale, in larga parte simpatiche. Una delle presenti ha portato con sé la sua bambina di un paio d’anni.

La serata è stata quanto di più ovvio e consueto ci sia: chiacchiere varie ed eventuali, cibo discreto, molte birre fighe. A un certo punto, la conversazione si è incanalata sui mestieri artistico-culturali, considerati causa di frustrazione, di stipendi risibili e di conseguente, motivata stronzaggine; un coro di persone si è affollato intorno alla bimba per dirle scherzando di non farsi fregare: non sposare mai uno scrittore o un fotografo, non fidarti! e via di consigli ironici: meglio un idraulico, meglio un falegname, che ne dici di un impiegato delle poste? anche un tappezziere può essere un buon partito.

Grandi risate da parte di tutti. Ma.

Ma è scontato che una bambina, da grande, sposerà un idraulico o uno scrittore, e non un’idraulica o una scrittrice. È scontato anche se siamo in un ambiente di sinistra, anche se tutti sono tranquilli e bendisposti, anche se nessuno farebbe mai una battuta omofoba, anche se nessuno, sapendo che ho una compagna, mi tratta in modo diverso da come mi tratterebbe se sapesse che ho un compagno. È comunque scontato.

E il fatto che nel 2020 sia ancora scontato mi spaventa un poco e intristisce moltissimo: perché, al di là dell’omofobia becera e violenta, al di là delle frasi sessiste e delle accuse di mancanza di ironia quando a quelle frasi si risponde a muso duro, al di là della gente che si impressiona vedendo Achille Lauro in tutina scintillante a Sanremo perché esce dagli schemi del binarismo di genere eteronormato, c’è comunque una narrazione che influenza e suggestiona: che è quella secondo cui, se sei una ragazza, avrai un ragazzo; e se invece vorrai avere una ragazza magari va bene lo stesso, ma sarà qualcosa di strano, di cui dovrai decidere di parlare con i tuoi genitori, e che loro sceglieranno di accettare o no. Dovrai sostenere la tua scelta, dovrai motivarla, sentirti dire che forse sbagli, sentirti chiedere se sei sicura: e non c’è niente di più stancante, per un ego in costruzione, che sentirsi costantemente mettere in discussione.

Sarà qualcosa che condizionerà la tua adolescenza, questa narrazione: che ti porterà a chiederti se la tua migliore amica sarà disagio con te, conoscendo la tua vera natura. Che ti farà vivere come un segreto complesso e scabroso una tenera e banale cotta da intervallo scolastico: perché da sedici anni ti senti dire che avrai un ragazzo, perché sei femmina e quindi ovviamente, in quanto tale, ti interessano i maschi. Che ti farà sentire sbagliata e a disagio, perché non corrispondi a quello che viene detto di te da quando ne hai memoria. Che ti farà pensare di doverti conquistare e meritare il rispetto e l’amore degli altri, e di dover ringraziare se, nonostante tutto, continueranno a volerti bene. Ti appesantirà, ti affaticherà. Sarà un gap che porterai con te per sempre.

Ecco, a me questo mette una profonda tristezza.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *