Delle librerie, dei libri al supermarket, degli ordini online.

 

Come è ovvio – per temperamento, lavoro e abitudine -, sono una lettrice accanita; va da sé che io sia anche una compratrice-di-libri compulsiva. Fino a un mese fa, la consueta passeggiata domenicale finiva necessariamente con una capatina in una edicola-libreria a cui lasciavo il mio obolo settimanale. Con protervia e tenacia, un volume ogni domenica, ho messo da parte una quantità tale di romanzi e raccolte di racconti, acquistati per i motivi più disparati – era in sconto, aveva una copertina simpatica, non sembrava spaventoso, ho sentito dir bene dell’autore, ho sentito dir male dell’autore, non ho mai sentito dire nulla dell’autore – che, leggendo alla mia consueta velocità di crociera, impiegherei circa tre anni a farli fuori tutti. Tentare di auto-impormi un calmiere non ha sortito alcun risultato: la prima e unica visita alla libreria che sorge, come una cattedrale nel deserto, nell’amena località in cui mi trovo in villeggiatura (il tono ironico è voluto), mi ha causato un violento rigurgito di senso di colpa; il bottino di due ore di permanenza in quel luogo di perdizione parla chiaro: un regalo – ancora non affidato alla legittima proprietaria, ma questi sono dettagli -, un romanzo bruttino comprato su suggerimento del libraio, un altro (non meno bruttino del primo, e dello stesso autore) ricevuto in dono dal libraio medesimo, e una raccolta di racconti, del libraio di cui sopra, che ancora non ho avuto il tempo di leggere. Sono molto lontana dal giorno in cui, con calma olimpica, riuscirò ad entrare in un negozio di libri solo per guardare. La sindrome da se non lo prendo ora non lo troverò mai più, strascico dell’infausto momento in cui volevo leggere Gomorra e sembrava che in città non ne rimanesse più neanche una copia, mi spinge a portare alla cassa tutti i volumi che possano lontanamente rientrare nel mio campo di interessi: non volesse mai il cielo che, il giorno che sentirò la necessità impellente di sfogliare Le nozze di Cadmo e Armonia, non ne riuscissi a recuperare una copia. La cura, all’apparenza semplice – non mettere più piede in una libreria, né in un’edicola o simili, per almeno qualche mese -, è inficiata dalla diabolica abitudine moderna di vendere libri al supermercato. Dato che nutrirsi è obbligatorio, e che Ife e Mosca hanno bisogno di scatolette e acqua e gallette di riso e carote, la lotta contro la tentazione, appena varcata la soglia scorrevole, di correre, carrello alla mano, al reparto scuola-ufficio-editoria, diventa una costante delle mie giornate. Per fortuna che al discount non vendono libri.
Rimanere chiusi in casa, a conti fatti, sembrerebbe l’unica scelta sensata per uscire dal tunnel dell’acquisto compulsivo; ma anche questo stratagemma ha il suo punto debole: le compere online. Subdolo e astuto, il negozio online ammicca e sorride, ti strizza l’occhio e ti evita la fatica di chiedere ai commessi dove trovare quel particolare romanzo e di trascinare volumi pesanti alla cassa; ti blandisce promettendo sconti e consegne a domicilio, e finisce per farti arrivare a casa un pacco di dimensioni allarmanti, che nasconde all’interno l’opera omnia di Maurizio De Giovanni, Joseph Hansen e Lisa Gardner. Era meglio andare in libreria, va’.

In un periodo complicato e in cui i minuti sono contati, la ricetta di un dolce semplice e consolante ci vuole: e allora, con le ultime pesche gialle, preparate un bel clafoutis. In una teglia imburrata e inzuccherata sistemate mezzo chilo di pesche mature tagliate a fettine sottili. Versate sopra una pastella preparata con tre uova, 50 grammi di zucchero, un quarto di litro di latte e 90 grammi di farina bianca. Dovrebbe cuocere una quarantina di minuti in forno a 180°, ma controllate bene in modo che non si bruci. Cospargendo la superficie con zucchero semolato e ponendo la torta sotto il grill, il dolce si caramellerà in maniera deliziosa. Provare per credere.

 

4 thoughts on “Delle librerie, dei libri al supermarket, degli ordini online.

  1. Sono guarita dalla malattia giovanile della compratrice compulsiva di libri: vado in libreria, annoto titoli, esco, vado in biblioteca e prendo a prestito; oppure prenoto, faccio comprare a loro…Ho le tessere di alcune biblioteche. Non ho più fretta di leggere, nè di accumulare libri come una formichina.
    Sarà un buon segno o un segno di vecchiaia incombente? O entrambi?
    Bah, a ogni buon conto mi sento come “vaccinata”.
    Baci e abbracci a tutti i lettori.
    E non dimenticate che a Mantova dal 4 all’8 settembre si svolge il Festivaletteratura, con quasi 300 eventi, centinaia di ospiti, 100.000 presenze di pubblico: una kermesse, un’orgia, un paradiso di libri!

    1. eh, sarebbe bello, un giorno, riuscire a venire a mantova. chi lo sa se il prossimo anno…

  2. penso che per un po’ di libri non ne comprerò. a parte stephen king. ne ho circa tremila sull’ hard disk esterno. morirò prima di finire di leggere anche solo quelli che mi interessano. sto cominciando a voler bene al mio kindle. ma i libri libri, lo so, sono un’altra cosa.

    1. te l’avevo detto, te l’avevo detto, te l’avevo detto che saresti riuscita ad amare il kindle!

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