Del litigare, del tacere, del litigare e tacere su Facebook

Da ieri sera sono imbarcata in una sciocca discussione da social network, una di quelle in cui ti impunti e prendi a cornate con qualcuno che neanche conosci, di cui ignori età cultura idiosincrasie e passioni, qualcuno che fungerà da catalizzatore delle tue ansie, a cui scaricherai addosso rabbia e frustrazioni, che probabilmente ferirai in maniera mezzo inconsapevole mezzo intenzionale in una sorta di sadico fight club sul web in cui colpisci alla cieca sperando di convincere l’interlocutore a cederti l’onore delle armi feisbucchiane, l’ignominioso abbandono della bacheca-campo di battaglia che ti dà accesso al quadro successivo, quello in cui schiaccerai trionfalmente il tasto ‘segnala/blocca utente’. Idea inutile e quanto mai dannosa, quella del litigio tramite internet; lungi dall’arrivare a comprendersi, o anche solo a rispettare i reciproci punti di vista, è un’attività il cui unico risultato sembra sia quello di incattivire e far schiumare di rabbia entrambi i contendenti. Riportata alla ragione dall’intervento di un amico sensibile e delicato (Fra’, parlo proprio di te!), ho preferito tacere. Ma, mi sono chiesta, parlare, tentare di spiegarsi, provare ad ascoltare, fa sempre bene? Non si risparmierebbero tempo e fatica, decidendo in anticipo in quali discussioni impelagarsi? È sempre un momento di crescita cercare il confronto, e soprattutto, si può avere un dialogo costruttivo con chi non prova a mettersi in gioco? È sempre necessario entrare in attrito con gli altri, o sarebbe meglio lasciar correre? Spesso mi hanno accusata di voler discutere solo con chi è d’accordo con me. È davvero così, sono incapace di ascoltare una critica? O semplicemente esistono posizioni così lontane tra loro da non permettere una possibile mediazione? Abbandonato il campo dei social network, in cui è francamente facile imbattersi in interlocutori che hanno voglia solo di mettere in atto una provocazione priva di contenuto critico, siamo in grado di ragionare con gli altri? E soprattutto, ne vale sempre la pena? È più maturo cercare sempre di spiegarsi, motivare punti di vista e valutare distanze, o scegliere con chi affrontare argomenti spinosi, tematiche complesse, riflessioni di spessore, portando avanti con gli altri solo chiacchiere su tempo atmosferico, matrimoni vip e tv? Potrò mai entrare in relazione con chi ha valori totalmente diversi dai miei, con chi non ha rispetto, con chi disprezzo? Con chi chiama in causa a sproposito la morale, con chi ha pensieri violenti, parole offensive, atteggiamenti censori? Forse davvero non so discutere. Forse non mi dispiace per nulla.

Facebook, grazie al cielo, non è solo un’arena virtuale in cui discutere e urlare dietro lo schermo di un pc. È anche la versione moderna della piazza del paese, è un veicolo comodo ed efficace per conoscere persone che abbiano qualcosa in comune con noi. Mi sono state consigliate ricette, risotti e orzotti e zuppe di lenticchie, mi sono stati suggeriti libri, tra cui i romanzi di Diego De Silva che ho letto con piacere, ridacchiando sommessamente, e poi Saramago e Odifreddi, e altri, come Canetti e Böll, che chissà se leggerò. Facebook mi ha permesso anche di conoscere un pugno di persone affettuose e ironiche e intelligenti, che mi piacciono un bel po’. In cambio di qualche litigio, mi sembra che ne continui a valere la pena.

2 thoughts on “Del litigare, del tacere, del litigare e tacere su Facebook

  1. non mi va di litigare senza vedersi in faccia. una cosa scritta ti può dare una sensazione, ma se vedi chi te la dice, le sensazioni possono essere più di una, o diverse.
    di persona riesci a spiegarti, a farti capire, ad esprimere le tue emozioni. una parola scritta è come un macigno che pesa su quello che senti e che vorresti che gli altri capissero. non sempre una parola basta.
    le tue, di parole, invece, sono sempre un regalo bellissimo. beh, quasi sempre.

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