Del giallobrutto, del libroinutile, del romanzoacquistatopersbaglio.

Tra gli errori che mi ostino a commettere, oltre al mangiare quantità sconsiderate di avocado pasta alle zucchine e riso con gamberi con susseguente senso di colpa e tentativo di occultamento della pancia sotto ampie t-shirt, all’ascoltare canzoni fin troppo orecchiabili la mattina, con l’ovvia conseguenza di sentirmele echeggiare in testa, lallallà lallalalalla, fino a notte, allo sbirciare scene di telefilm sanguinari tra un break pubblicitario e l’altro dell’ennesima puntata di Grey’s Anatomy, onde ottenere solo ribrezzo e fastidio, c’è il fatto di comprare libri che si fingono giallinteressanti per celare la loro vera natura di giallibrutti o, al più, di librinutili.
La casistica del giallobrutto, si sa, è varia è multiforme: si passa dal giallonongiallo al bagnodisangueimmotivato, dal giallodisonesto al giallopiacione, di solito scritto in dialetto e punteggiato di espressioni scurrili che dovrebbero essere simpatiche, dal giallonoioso al gialloincomprensibile, in una triste accozzaglia di indizi che non compaiono mai davanti al lettore, di colpevoli evidenti già al primo ingresso in scena, di incongruenze insanabili, di torme di personaggi non-distinguibili gli uni dagli altri: ecco, io ho la straordinaria abilità di beccarli tutti. Gli ultimi giallibrutti che mi sono trovata tra le mani hanno in comune l’ambientazione romana: si tratta di Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous e I gatti lo sapranno di Giovanni Ricciardi. Li ho scelti, entrambi, in prima persona: pescato da uno scaffale di una libreria snob il primo, ordinato su ibs il secondo, che, per giunta, fa parte di un panciuto volumotto, Le indagini del commissario Ponzetti, che giace ancora, zampe all’aria, sulla mia scrivania: ma di leggere gli altri due romanzi che lo compongono non ne ho proprio voglia, uff.
Li ho letti, i suddetti, con un’aspettativa che andava scemando man mano che le pagine diminuivano e, con loro, l’ipotesi di leggere davvero un giallo: l’impressione, infatti, è che agli autori tutto interessi, fuorché far capire a chi legge chi e perché ha commesso gli omicidi. Come in molti giallibrutti, la trama è solo un pretesto: nel caso di Lakhous, addirittura, la soluzione salta fuori in un noioso spiegone finale, e non c’è proprio il tentativo, nel resto del testo, di far capire qualcosa a qualcuno. L’autore sembra interessato solo a sottolineare che, tolto Amedeo, protagonista del libro e strana figura di cui tutti, compresa la moglie, ignorano inspiegabilmente origini e identità, la maggior parte degli italiani è stupida, razzista, grossolana e incolta, mentre gli extracomunitari sono buoni, ingenui, spesso confusi, molto sfortunati – per colpa, di solito, proprio di qualche italiano cattivo, xenofobo e violento. Amedeo, dal canto suo, concorre con San Francesco nell’essere caritatevole, onesto e di buon cuore: anche il suo oscuro passato non cela altro che sofferenza e bontà. Uuuuff.
Ricciardi, invece, ci prova: c’è un commissario, ci sono delle indagini, c’è un tentativo di intreccio complesso; peccato che l’autore si perda nel non far capire, alla fine, che diavolo sia successo: chi guidava quell’auto? Si è trattato davvero di un incidente? Importa a qualcuno, oltre che a me? E poi, giuro, non mi era mai capitato di leggere un giallo in cui, riguardo a un dettaglio che sembra si sia rivelato fondamentale per il disvelamento dell’arcano – sembra, appunto, perché noi lettori non lo sappiamo –, l’autore faccia dire al protagonista che no, trattandosi di un segreto, non lo dirà a nessun altro: meno che mai a noi. Voleva essere un espediente simpatico, immagino: ma fa solo teatro parrocchiale, non ha senso e costringe il lettore a digrignare i denti e sforzarsi di non lanciare via il libro, se non altro per non svegliare il semi-labrador.

 

5 thoughts on “Del giallobrutto, del libroinutile, del romanzoacquistatopersbaglio.

  1. Mi piacerebbe farti leggere uno dei miei gialli, così per sfidare la sorte, a volte mi sento talmente invisibile da non meritare nemmeno una critica crudele.

    1. mi inviti a nozze: mandamelo 🙂
      lo leggerò volentieri; collaboro, inoltre, con un sito che si occupa di rcensioni, temperamente: se lo desideri, lo recensirò.

      1. ok ti spedisco … e qui mi blocco : so cosa non spedirti il mio primo romanzo in assoluto si intitola Bologna all’inferno e non va bene. poi ci sono i due della serie del maresciallo Greco, ma poi mi tocca andarlo a comprare, facciamo così ti spedisco il mio ultimo lavoro:
        Lupi neri su Bologna edito da Minerva. ma dove? se vuoi darmi un indirizzo utile in separata sede puoi scrivermi a :
        maxfag@inwind.it nell’oggetto specifica la richiesta.
        ciao

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