Crescere.

Una persona che mi conosce bene mi dice spesso che sono cambiata: sei cambiata, lo sai?; non lo dice con astio o allarme, ma con compiacimento: sei cambiata, mi dice, sei cresciuta. A trentadue anni?, rispondo io. Sì, mi dice lei: hai messo da parte tante stronzate. Chissà se crescere è questo, penso: mettere da parte le stronzate.

Stronzate, in realtà, ne ho ancora molte, moltissime: paure immotivate (il mostro del corridoio mi sbranerà prima che arrivi al letto?), dubbi logoranti (Mirella si sarà divertita stamattina? Avremmo dovuto procurare più fenicotteri?), sensi di colpa lancinanti (perché non ho dato a Ife un sacchetto più grande di pomodori secchi?), tempo perso in calcoli e programmi e schemi mentali (se uso l’ultima fetta di prosciutto per la torta salata cosa metto domani nei sandwich? E se per cena preparo pasta col tonno, domani posso mettere a tavola la pasta all’insalata? È il caso di spazzare di nuovo in bagno, o lascio perdere e ci penso tra mezz’ora?). Occupano molta parte del mio tempo, delle mie energie, del mio spazio mentale; mi impegnano, mi stancano. È vero pure, però, che di qualcuna penso di essermi liberata: dell’abitudine di mettere i puntini sulle i, per esempio; la stramaledetta consuetudine di correggere, emendare, uniformare alla mia idea di ordine tutto quello che mi circonda, compresi pensieri e parole altrui. Forse sono queste, le stronzate di cui dovrei fare a meno: tutte quelle che mi rendono contratta, dura, tirata, una pallina da squash in viaggio verso il muro e pronta a parare il colpo chiudendomi a pugno.

Mi sono spesso chiesta cosa significhi davvero crescere: forse, appunto, saper essere flessibili, abbandonare le rigidità per adattarsi alla vita; prendere quello che viene, non con rassegnazione ma con sorridente spavalderia, con allegra voglia di dimostrare che, accidenti, neanche questa volta siamo schiantati al suolo come asinelli sotto il basto. Cercare di ricordare che gli altri esistono: non solo come contorno del nostro show personale, ma con problemi e dubbi e dolori; spostare lo sguardo, da dentro a fuori: passare da adolescenti autocentrati ad adulti consapevoli, pazienti, rasserenanti, capaci di ascoltare e soprattutto di ricordare, di chiedere, di forzare con delicata tenacia il silenzio altrui. Mettere da parte qualche critica, qualche battuta acida, qualche commento sarcastico: tacere, sorridere, incoraggiare. Guidare, lasciarsi guidare: avere fiducia in sé, avere fiducia negli altri. Avere delle idee, dei principi, dei valori per i quali valga la pena di battersi: ma, per il resto, firmare un armistizio col mondo, mettere fine alla guerra da sedicenni io-contro-tutti. Fermarsi a respirare, guardare il cielo, alzare le spalle, andare avanti.

Per crescere, anche a trentadue anni, servono amore, buon esempio e molti libri. Ho appena iniziato Cosa resta di noi di Giampaolo Simi, di cui ho amato La notte alle mie spalle; speriamo di fare il bis.

2 thoughts on “Crescere.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *