Cose in cui non credo.

Divinità antropomorfe dall’atteggiamento minaccioso e normativo, che parlano per allusioni e sfruttano metafore scarsamente preganti a sostegno delle proprie tesi. Ricompense ultraterrene che dovrebbero spronare e motivare la mia buona condotta attuale, sulla scorta di una morale che non sempre mi appartiene. Irrinunciabili premi post-mortem riservati a chi ha sofferto malanni o guai in vita.

La dicitura “senza conservanti” apposta sulla confezione di cibi la cui data di scadenza cadrà tra molti mesi.

Le persone che dicono male degli assenti, assicurando l’uditorio di non averlo mai fatto a danno di chi li sta ascoltando. Le buone intenzioni (lo faccio per il tuo bene!) addotte per dir male a una persona del suo partner, in maniera spesso immotivata. I nobili intenti che portano a riferire ai diretti interessati di essere vittime di tradimento: sia che chi lo riferisce sia l’autore del tradimento stesso, sia che si tratti di un ficcanaso estraneo alla coppia.

I consigli non richiesti.

Le etichette sui vestiti, quando spiegano che per lavare un semplice paio di pantaloni di tuta non potrò usare altro che una tavoletta di puro sapone di Marsiglia e acqua fredda. Le commesse dei negozi di abbigliamento, quando non hanno la mia taglia del maglione che sto cercando e provano a convincermi a prenderne uno enorme, perché tanto stringerà, o uno striminzito e assurdamente attillato, perché tanto cederà. Gli addetti alle vendite di negozi e grandi magazzini, quando mi propongono un abito che mi fa orrore e, al mio diniego a comprarlo (perché mi fa davvero orrore) rispondono che dovrei almeno provarlo.

Le frasi vaghe del tipo “uno di questi giorni ci vediamo”.

Gli impegni a lungo termine, soprattutto se complessi e difficilmente attuabili, presi nei miei confronti da persone che non conosco bene. Le proposte allettanti di cene e serate a base di pesce che vengono rinviate per settimane perché tutti gli invitati hanno sempre appuntamenti pregressi. Le promesse di condivisione di un lavoro faticoso (“ti aiuto io a svuotare la casa dei nonni quando si dovrà vendere, non temere”).

Quando a una riunione di condominio si inizia dicendo “questa volta ce la caviamo con poco, tra una mezz’ora siamo a casa”.

La possibilità di far cambiare idea a qualcuno, a maggior ragione utilizzando i social network, soprattutto quando l’argomento riguarda la politica o la religione. Il reale intento informativo di chi martella da settimane i propri contatti su Facebook con il proclama della propria scelta per il referendum. Le ottime intenzioni di chi fonda un gruppo per l’assistenza ai senzatetto per poi dimenticarselo dopo qualche settimana.

La possibilità di vivere felici senza mangiare pizza o cioccolato almeno due volte a settimana.

Ho appena finito “Scherzetto” di Domenico Starnone, e mi è piaciuto moltissimo. Meno involuto dei suoi ultimi lavori, ben strutturato, attento ai dettagli: un’analisi spietata dell’animo umano.

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