Cose che vorrei per Natale.

NataleUn pinguino domestico, ma quello lo chiedo ogni anno e ormai mi sono rassegnata; in sua vece, una volpe, purché sia mansueta e con la coda molto folta per scaldarmi i piedi in inverno: o anche un leprotto, un anatroccolo o un asino da chiamare Biagio.

Qualcuno che mi racconti qualcosa di Ife che non so: una frase che ha detto, un pensiero che lo ha attraversato, la sua città d’origine.

Qualcosa di molto buono da mangiare: che sappia di patatine e biscotti e cioccolato e pizza grondante gorgonzola e risotto ai funghi e panino con bresaola e brie, ma con l’apporto calorico di un centrifugato di cetriolo, le vitamine di un’insalata di carciofi e le proteine di un etto di fesa di tacchino.

Riuscire a riprodurre il brodo di pollo che preparava mia nonna, senza nessuno a indicarmi la ricetta.

Una giornata sui gonfiabili: interi castelli multicolori da scalare a balzelloni e nessuno che mi guardi con raccapriccio perché fuori età e fuori limiti di altezza. In mancanza di meglio, anche una discesa in scivolo: ma dovrebbe essere quello della mia infanzia, che stava accanto all’ingresso del Giardino Inglese e faceva una o due curve e mi sembrava enorme.

Avere il sangue freddo di rispondere per le rime a chi critica il mio pranzo, la mia forma fisica, il mio abbigliamento o le mie scelte di vita.

Tanti buoni consigli: libri e film imperdibili, dischi che mi faranno perdere la testa, ma anche consigli generici, random, tipo Allaccia le scarpe quando esci o Non pulire il fornello quando è ancora acceso o Ricordati di essere tu a fare gli auguri alle persone più anziane.

Sorridere, alzare le spalle e ignorare i commenti sgradevoli, le frecciatine acide, le persone che parlano come se non fossi nella stessa stanza: ma sorridere, alzare le spalle e ignorare veramente, e non sorridere, alzare le spalle e rimanerci molto male.

Tanti limoni dal nostro albero, tanti gelsomini turgidi e profumati dalla nostra pianta: la sensazione che una piccola parte di mondo, un frammento minimo di natura viva anche grazie alle nostre cure, alle erbacce che tiro via la mattina anche se sono in ritardo per andare al lavoro, all’acqua che distribuisco con premura in estate, quando c’è una sciroccata che brucia le foglie delle piante e le fa accartocciare in meno di mezz’ora.

Non aver fastidio guidando in autostrada.

Avere il tempo e lo spazio mentale per leggere un po’ di più, con più coerenza e meno distrazione: portare a termine i romanzi che mi piacciono in pochi giorni, e non continuare a tirarmeli dietro per settimane quando so bene che mancano solo poche pagine alla fine.

Fare almeno un bagno a mare, quest’estate.

Riuscire a non sentirmi in colpa perché la mia giornata ha un numero di ore finito e non riesco a cacciarci dentro tutto quello che vorrei: una passeggiata mano nella mano con la mia bella, tre-quattro capitoli del nuovo giallo scandinavo, una telefonata di lavoro, una mano d’aiuto ai miei genitori, una pipì al volo con Nando, due chiacchiere con un’amica, un caffè al bar.

Che le persone che porto nel cuore siano felici.

In questi giorni, il sito di Ad alta voce ha subito un massiccio e assolutamente necessario restyling, alla fine del quale ho temuo di non essere più in grado di scaricare i podcast. Ho scritto alla pagina Fb e alla sezione customer care del sito senza alcuna soluzione; poi ho provato a chiedere aiuto su un gruppo per lettori: e lì, al netto di qualche idiozia, sono riuscita a venirne a capo. Ho scaricato la app Raiplay Radio, che è molto funzionale e dalla grafica pratica e accattivante, e adesso ho di nuovo i miei podcast, insieme a tanti altri che nel tempo erano stati rimossi. La funzionalità è identica a quella di Audible, ma è gratis. What else?

 

 

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